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Ma non eravamo l’altra metà del cielo?

di Adriana Terzo

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In relazione agli articoli sempre più frequenti sulla stampa nazionale che riguardano violenze e omicidi di donne, l’ultimo su la Repubblica di ieri 1° febbr. 2020 (leggi qui), riceviamo un articolo di Adriana Terzo, giornalista, nostra collaboratrice e amica, ripreso dalla sua pagina Facebook del 31 gennaio.

Ci ammazzano come mosche, mentre giornali, web e quant’altro trova nei titoli e negli articoli le ragioni di questa mattanza: gelosia, raptus, voleva troncare la relazione o non accettava la fine della storia. E ovviamente, chi legge, fa due più due: eh, ma insomma, poverino, lei lo voleva mollare, eppoi usciva con altri, eppoi si vestiva in quel modo eppoi eppoi. No. Le cose non stanno così. Dietro a tutti questi inaccettabili ammazzamenti di donne – ben quattro in questi due giorni – c’è ben altro. C’è una sub-cultura che parte dalle parole tossiche, passa per le violenze psicologiche e fisiche, e termina con queste morti violente, mentre una svalorizzazione a 360 gradi delle donne costante e quotidiana completa l’esaltante quadretto. Tradotto per chi ancora fa finta di non intendere: c’è una sub-cultura diffusa che sorregge tutto questo. Dire in tv che le donne devono stare un passo indietro? Niente di strano, non esageriamo. Fare battute sessiste e misogine ovunque? Ma sì, fatevela una risata. Appellare una consigliera comunale troia o mignotta a seconda dell’estro? Sono solo parole. Picchiare la propria fidanzata? Eddai, vuol dire che ci tiene. E intanto, eccoci qua. Ieri sera, in Sicilia: l’assassino Michele Noto ha prima sparato alla sua ex compagna Rosy Mifsud e poi alla figlia di Rosy, Monica Diliberto; sempre ieri ma in Alto Adige un marito-killer, Mustafa Zeeshan, prima ha massacrato con calci e pugni Fatima Zeeshan che avrebbe dovuto partorire tra qualche settimana, poi l’ha soffocata; l’altro ieri un altro criminale travestito da marito Vincenzo Frasillo, ha macellato di botte per tre giorni fino alla morte Rosalia Garofalo che in passato lo aveva già denunciato per violenze e maltrattamenti. In questo triste calendario desidero menzionare anche l’altra terrificante vicenda di Francesca Fantoni ammazzata nella notte tra sabato 25 e domenica 26 gennaio in un parco pubblico in un paese in provincia di Brescia: anche lei massacrata a pugni e calci da Andrea Pavarini, 32 anni, una compagna e un bimbo di tre mesi, che poi ha nascosto il suo cadavere tra gli alberi. Una donna ammazzata ogni 12 ore: e che sarà mai?

 

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