Voci di Ieri

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Lettera a tutti e a nessuno. Caro Silverio…

di Pasquale Scarpati

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Caro Silverio,
ricordi..? Si andava al cinema, si rideva e si piangeva. Si partecipava all’azione del film con fischi, lazzi e improperi… –“strunz’ addò vai?” – come se gli attori potessero sentire. Oppure erano i fazzoletti rumorosi a farsi sentire.
In mezzo alla piazza si rideva e si commentava, fiorivano gli aneddoti come le margherite nei campi. Oggi gli aneddoti possono portarti per un sentiero che va dritto dritto… in tribunale. E a pensare che, allora, il giorno dopo si aveva a che fare con un lavoro pesantissimo oppure si poteva anche piangere per una morte improvvisa o per un dolore atroce che difficilmente si poteva alleviare con i metodi del tempo (pensa per esempio ad un mal di denti!).

Oggi non si ride più. Si è arcigni, si è stressati, si spara per un nonnulla (ho la morte nel cuore per i due colleghi, carissimi amici, barbaramente trucidati per futili motivi). Come mai? Le cause sono molteplici.

1) Accendi un la tv. Che cosa vedi? Se tracci una striscia, tu vedi che per il 99% non si parla che di disastri, uccisioni ad altro. Se piove: disastri. Se dopo un po’ di tempo non piove: siccità. Immagini anche di repertorio pur di fare scoop. Ti chiedi dove sia la verità e rimugini. Molti pensano che il mondo oggi sia più cattivo rispetto a ieri. Non è vero. È stato sempre lo stesso. Solo che oggi ciò che succede ai quattro angoli del mondo si sa subito e nell’inconscio lascia una traccia. Ieri si conoscevano soltanto i fatti locali. Quelli che accadeva lontano, se erano rilevanti, si conoscevano pure, ma molto tempo dopo e forse anche “ filtrati”; se erano “piccoli accidenti” non se ne sapeva nulla (oggi il filtro esiste lo stesso anche se avviene in altri modi).

2) Si corre; guai a fermarsi. Come si accende il verde ad un semaforo, bisogna scattare. Si incomincia a strombazzare, senza sapere se quello alla guida sia stato colto da malore, se la macchina è andata in panne o se è stato preso dall’ansia ed ha fatto spegnere il motore o da altre cause. Perché? Si va di fretta o perché, inconsciamente, ci hanno inculcato che la colpa è perennemente degli altri: della scuola, di chi amministra in quel momento, del medico di turno.
Ricordi? Una volta quando arrivava a casa un messo comunale o il postino che portava un’ingiunzione di pagamento o altre cose poco gradite al destinatario, spesso rischiava la pelle perché veniva preso a bastonate. Come se la colpa fosse sua e non di quelli che, a monte, avevano inviato l’ingiunzione.
Più o meno non è cambiato nulla: siamo allo stesso punto perché ciò è frutto dell’ignoranza. Anzi peggio perché, a causa della tv, si è diventati più cavillosi. Se si spezza il ramo di un albero la colpa è dell’Amministrazione perché non ha provveduto. Si possono controllare costantemente e bene tutti gli alberi della città? Se c’è una piena rovinosa si dà la colpa alla pioggia ma non agli scarichi inadeguati o alle costruzioni sorte sui greti dei fiumi. E non mi dilungo.
Si può ridere andando di fretta? Si può ridere se per la testa frullano mille problemi, molti dei quali pretestuosamente ingigantiti e forse risolvibili con un po’ di accortezza? Ma questo è un dato soggettivo. Per una persona una cosa può essere un problema, per un’altra quella stessa cosa non è un problema. Si tende però a non sopportare più nulla: al dolore fisico si aggiunge quello morale, in una miscela a volte esplosiva o che cova come fiamma sotto le ceneri. Si può ridere per questo? Anche quando si ride è soltanto un attimo.
Come nel sito passano velocemente articoli su articoli per cui dopo un po’ dimentichiamo quello che si è letto in precedenza (e ciò capita dappertutto), così la vita scorre talmente veloce che anche la risata dura un attimo. E se prima ricordavamo e ripetevamo le battute dei comici, dicevamo – Hai visto, hai visto..? -. Oggi usciti da una sala cinematografica o dopo avere visto un programma leggero in tv non ricordiamo più niente, sotto la spinta di altre mille notizie che ci piombano addosso. Mille impegni anche per i piccoli: scuola, catechismo, rapporti sociali (feste e festicciole fin da bambini), palestre, danze ecc. ecc.

3) Siamo diventati tutti: evasori fiscali, pirati della strada, imbroglioni ecc. Salvo poi dire, all’occorrenza, che soltanto una minima parte della popolazione è così. Così si crea il paradosso: per quei pochi malfattori, tutti paghiamo le pene! Quindi siamo divenuti sospettosi. Si può ridere quando si è sospettosi?

4) Altro paradosso. Nell’epoca dei social, di internet e di altro, invece di allargare il proprio orizzonte ognuno continua a coltivare il “proprio orticello” e non guarda oltre, o per meglio dire vede ciò che vuole vedere: quello che più gli fa comodo.

Si ride quando si è conviviali, quando si osserva con acume la realtà, quando si capisce l’ironia, quando si ha l’animo sgombro da problemi che invece ci opprimono come una cappa.
Noi ridevamo di notte tra un’infornata di pane ed un’altra; ridevamo, a torto, per due cani che non riuscivano a staccarsi. Oggi è tutto una proibizione: bisogna stare con tanto di occhi aperti, sempre attenti, sempre guardinghi.
Per una risata presi una multa perché avevo sforato di soli 2 km/h (sic!). il limite di velocità che in quel tratto di strada, dalla sera alla mattina, da 70 km/h avevano abbassato a 50 km/h adducendo motivazioni incongruenti! Ma tant’è, mia disattenzione: avevo aperto la bocca ad una larga risata!
Attento alla zona Ztl (che a volte non è adeguatamente segnalata), attento al cane che ti attraversa la strada, attento a quello che ti sorpassa sulla destra, attento al semaforo se sta per scattare il rosso ( ma perché non mettono i semafori a tempo come in altri Paesi!?). Calcola la distanza, calcola e calcola anche le spese per le utenze domestiche. Non mi viene voglia più di uscire per andare a visitare città e località d’arte. Diventa uno stress anche andare a trovare il parchimetro! E l’orologio corre e lo si tiene sempre davanti agli occhi.
Mi viene da pensare che noi della nostra età siamo stati fortunati perché abbiamo potuto fruire liberamente e con calma di tutto o quasi. Non ce ne siamo resi conto e non l’abbiamo apprezzato!
Con la barca, ad esempio, si andava ovunque e si pescava qualsiasi cosa senza limitazioni di sorta. Nell’andare lento si facevano quattro risate. Nessuna sirena o lampeggiante abbordava per verificare. Perché quando ciò succede, immediatamente fai un elenco dell’occorrente che hai in dotazione della barca (anche il salvagente che fino a un mese prima era omologato ed ora ti chiedi se lo è più) altrimenti sono… dolori. Oppure ti chiedi perché quello si sta avvicinando.
Si saliva e si scendeva con la macchina da Monte Orlando. Tutte le chiese erano fruibili gratuitamente.

Penso che nell’inconscio tutto queste “proibizioni” influiscano negativamente. Ovviamente non si può tornare indietro: è semplicemente un’analisi.
L’acqua che esce inquinata dai rubinetti, quelli che ti aumentano le tariffe all’improvviso e per un atto unilaterale, il ritardo costante dei treni, la buca sulla strada che ti rompe la gomma e le prenotazioni nella sanità. Attento qua, attento là (ma quant’è inebriante una bella passeggiata per la Panoramica quando non c’è nessuno!). E’ uno stress continuo. E’ uno strillare continuo.
Basta!… perché l’elenco sarebbe lunghissimo.

Anche le canzoni non narrano più niente: strillano il contorcimento dell’animo e tra le righe anch’esse non fanno altro che dare la colpa, ancora una volta… agli altri.
Il fatto stesso di cercare di addossare sempre e comunque la colpa ad altri fa diventare arcigni perché gli altri ovviamente oppongono resistenza.
Si ride poco e soprattutto per poco tempo perché la mente è subito oberata da altri problemi. Pensa: usciti allegri da una sala cinematografica dopo avere visto un film comico, immediatamente, siamo irretiti dai soliti problemi che ci danno la macchina ed il traffico. Allora: addio buonumore di un attimo prima.
Ma dove stiamo andando?
Mi viene da… ridere (a denti stretti).
Ciao
Pasquale

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