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Non apocalittici né integrati

di Giuseppe Mazzella

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La scienza oggi ci dice che la materia conserva la memoria degli avvenimenti. Persino l’acqua, così incontrollabile e sfuggente, conserva nelle sue pieghe più riposte e infinitesimali traccia della nostra storia. In attesa che venga scoperto il modo per “leggere” il passato noi, sul crinale di un cambiamento d’epoca piuttosto che di un’epoca di cambiamento, ricorriamo all’antico sistema della memoria scritta. Amanuensi benché on line, abbiamo raccolto e continuiamo a raccogliere quelle che ancora sopravvive delle nostre tradizioni e in poco più di otto anni siamo arrivati a quota 10.000 contributi. E non solo. La schiera di quanti scrivono sul sito e di quanti ci seguono è ormai una bella realtà.

Solo otto anni, da quando siamo nati, ma quanti cambiamenti! Intanto la scomparsa di numerosi nostri concittadini che hanno rappresentato per noi la parola viva e vissuta della nostra storia identitaria. L’involuzione dell’antico mestiere della pesca, ormai ridotta al lumicino. Una “scuola”, quella dei nostri pescatori che hanno impartito per tutto il Mediterraneo, divenendo un modello insuperato.
E ancora l’abbandono graduale, ma rapido, del dialetto che ha continuato a perdere parole, espressioni, proverbi, modi di dire, sonorità. Per fortuna i moderni mezzi permettono di raccogliere dalla viva voce e preservare nel tempo i tratti più vivi della nostra lingua locale.

Per quanto riguarda il lavoro svolto dal sito in questi anni, vorrei tornare all’antico, ad una catalogazione classica, cartacea che superasse l’imponderabilità dei server di rete, e che mettesse al sicuro quanto raccolto. Questo non per sola sfiducia verso i sistemi di rete, ma per avere una memoria codificata e facilmente consultabile. Una catalogazione per autori, titoli e quant’altro che potesse essere custodita nella costituenda biblioteca del museo comunale. Oggi abbiamo testimonianze antichissime sopravvissute su papiro o su pergamena. Non sappiamo, per la verità, la resistenza nel tempo delle memorie magnetiche. Per prudenza, abbiniamola ad un’alternativa, magari più obsoleta, per stare tranquilli tutti. Non voglio apparire un apocalittico, ma neanche un integrato. Ma la prudenza non è mai troppa. Auguri a tutti noi e a quanti hanno contribuito a questa bellissima esperienza ai quali va il nostro vivo grazie.

Apocalittici e integrati è un saggio pubblicato da Umberto Eco nel 1964.
In questo testo, il semiologo italiano analizza il tema della cultura e dei mezzi di comunicazione di massa. Eco definisce “apocalittici” gli intellettuali (in particolare Adorno e Zolla) che esprimono un atteggiamento critico e aristocratico nei confronti della moderna cultura di massa, e “integrati” coloro che ne hanno una visione ingenuamente ottimistica. Egli rifiuta di schierarsi nettamente, cercando una posizione di equilibrio tra gli estremi (NdR; sintesi dal web)

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