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I bambini, questi sconosciuti (1). “Contro i bambini”, diario di una maestra

di Patrizia Montani

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Introduzione e primo commento di Sandro Russo
Ricevo da Patrizia – amica di una vita, pediatra da poco in pensione, mamma e nonna felice – un articolo-recensione su un libro di cui mi aveva parlato; su un tema che già in fase preparatoria abbiamo considerato estremamente interessante, per il mare di retorica che abitualmente lo avviluppa,
Seguirà un primo commento ‘a caldo’ alla fine di questo scritto.

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“Contro i bambini” è il titolo di un libro di Rosalba Santoro, pp. 110, edito da “Il Saggiatore”, 2019. Elegante confezione di cartoncino rigido, reca in copertina una fotografia in bianco e nero che ritrae una classe di bambini in età scolare, con gli occhi abrasi, e a sinistra, la loro maestra in tailleur grigio e pettinatura d’altri tempi.
Nell’insieme sottilmente inquietante, suscita tuttavia qualche curiosità.

Fiumi di inchiostro e chilometri di pellicola cinematografica hanno descritto bambini vittime degli adulti, bambini eroi, bambini abbandonati, vilipesi, abusati, incompresi, bambini che fanno ridere, bambini che fanno piangere.
Bambini spesso stereotipati: il buono, il brutto, il cattivo, il saputello con occhiali spessi e le orecchie a sventola, il cicciottello bullizzato…
Nel cinema in particolare, il bambino è come il nudo femminile: vende!
Vende perché fa tenerezza (pare che tutti i cuccioli umani e animali abbiano occhi rotondi per suscitare tenerezza. Sarà per questo che i personaggi dei cartoni animati giapponesi hanno occhi grandissimi e rotondi?).

Questo libro credo sia l’unico “contro” i bambini.
Si dirà: …e “Il signore delle mosche”, allora?
A me sembra che il libro e i film (di Peter Brook, 1963; di Harry Hook, 1990), dall’omonimo romanzo (titolo originale Lord of the Flies) di William Golding, premio Nobel per la letteratura, 1983) non siano affatto “contro i bambini”; il tutto mi sembra piuttosto un apologo sull’umanità in generale, così come “La fattoria degli animali” di Orwell non parla certo degli animali.

Il titolo dunque incuriosisce: ci si aspetta ironia e provocazione.
Niente di tutto questo. Un libretto scialbo, tratto dal diario della narratrice, insegnante elementare  tra il ’70 e il ’90, trovato in un baule, sigillato con la ceralacca, pubblicato da un’erede.
Orizzonti mentali e geografici ristrettissimi (un paesino dell’Abruzzo), il libro è lo sfogo di una donna che avrebbe dovuto scegliere un altro mestiere.
Bambini bugiardi, puzzolenti, incostanti, vanesi, insensibili, vendicativi, egoisti e stupidi.
Tutti siamo stati bambini (tranne Rosalba Santoro). Colpisce l’assoluta mancanza di sfumature, di ironia, la profonda antipatia verso gli alunni.
Stupisce la mancanza di un dubbio, la mancanza di quella qualità che consente di capire la mente altrui: l’empatia.
I bambini diventano adolescenti e poi adulti attraverso i capricci, la sperimentazione del limite, l’interazione con gli adulti e la gestione delle emozioni.
Essi non sono né buoni né cattivi, ma possono certamente diventare cattivi se si ripete loro continuamente che lo sono.
Un esempio per tutti (nel libro): la casa della morta.
L’Autrice racconta che i suoi alunni passando davanti alla casa della madre di una donna morta recentemente per un incidente, ridevano e scherzavano, facendo il verso della donna che diceva a sua madre: “Adesso torno”.
A quell’età i bambini non capiscono bene cosa sia la morte, quindi le loro reazioni sembrano incongrue perché stanno facendo i conti con qualcosa di incomprensibile che fa molta paura.
Invece di scandalizzarsi l’Educatore parla in classe dell’accaduto, lascia fluire le emozioni di ognuno, lascia che i bambini raccontino le proprie esperienze (anche la morte del canarino  per esempio), si appoggia eventualmente alle favole che sono molto utili per elaborare le emozioni più profonde.

Fin qui le impressioni che il libro mi ha lasciato, ma molti di più gli stimoli e le associazioni che ha innescato che spero potranno essere utili per allargare il discorso su un argomento così importante e mal trattato.

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Primo commento di Sandro
Cara Patrizia,
non sai in che trappola ti sei infilata, perché – immagino… spero! – questo non è che l’antefatto. Da una persona di cultura e di scienza come te, lettrice appassionata e cinefila, mi aspetto non la semplice recensione di un libro, ma una serie di storie belle e avvincenti di cui sono protagonisti i bambini: delle favole, della letteratura, al cinema o in qualunque situazione la tua sensibilità voglia andare a stanarli. Certo non finirà qui!

 

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