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Aspettando Arbatax Borgo Marinaro. La storia di Gigiotto Aversano, il patriarca dei pescatori

segnalato da Sandro Vitiello

 

 

articolo di Federica Melis,
pubblicato su Vistanet.it il 1° giugno 2016

 

Arbatax, come ogni porto di mare, ha tante storie da raccontare legate a uomini e donne che hanno contribuito a farne la Storia. E fra queste non si possono non ricordare le vicende del patriarca dei pescatori del borgo, Luigi Aversano, detto Gigiotto.

Gigiotto Aversano al timone della sua barca (foto Luciana Carta)

Purtroppo oggi non è possibile ascoltare dalla sua calda voce i fantastici racconti di una vita passata in mare, perché Gigiotto è scomparso nel 2015, alla soglia dei novant’anni. Storie e aneddoti con i quali in vita ha saputo affascinare le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, e come lui stesso ripeteva, non gli sarebbe bastata una vita per raccontarle tutte.

Gigiotto insieme al fratello Antonio, rappresenta il primo ceppo ogliastrino dei pescatori giunti da Ponza, ma in quell’isola in realtà mai ci mise piede. Suo padre Giovanni Aversano, sbarcò nelle costa arbataxina un secolo fa, con una barca a remi, quando Arbatax non era altro che un piccolo villaggio di pescatori. Durante uno dei sui approdi alla Guglia, a Baunei, rimase infatuato da una ragazza del posto, Speranza. Galeotto fu quello scoglio che ancora oggi prende il nome di “ speranzella”. Quella bella ragazza di montagna che diventò a soli 15 anni sua moglie. Ed è qui che inizia a prendere forma un’altra storia parallela, legata a doppio filo con quella di Gigiotto, quella di sua madre: Speranza Maddanu. Rimasta vedova giovanissima, Giovanni lasciò a Speranza e ai figli il duro compito di continuare a tracciare la strada da lui segnata, legata alla vita di mare.

Gigiotto, come molti suoi coetanei di allora, fu costretto così ad iniziare a lavorare molto presto. A soli otto anni, insieme a suo fratello maggiore Antonio, partivano nel cuore della notte con una piccola barca a remi per andare a pescare nella zona di Capo Montesanto. Quando rientravano al mattino, la loro giornata lavorativa non era però conclusa. Dovevano andare a vendere il pescato nei paesi vicini.

Quelle di Gigiotto sono storie dal sapore fiabesco: come quella volta che naufragò sempre insieme al suo compagno di avventure, suo fratello Antonio, a largo di Cea, e con la loro piccola barchetta remi finirono sugli scogli. Dopo un’intera notte passata sotto la tempesta, furono finalmente messi in salvo da un pastore. O come quella volta che al largo di Santa Maria Navarrese pescarono alcune grosse razze dal peso complessivo di oltre sessanta kg, e non sapendo come venderle andarono sino a Baunei caricando un povero asinello fino allo stremo. Dopo ore di cammino giunsero nel paese e bussarono di casa in casa fino a quando non riuscirono a venderlo tutto, barattandolo con altro cibo: uova, carne, fichi. L’impresa fu ardua, poiché, ovviamente, ci misero tutto il giorno con l’asinello che a un certo punto non ne volle più sapere e stramazzò al suolo insieme a loro.

E ancora tante altre le storie avventurose che Gigiotto avrebbe raccontato, come la scoperta nei primi anni del novecento, da parte di suo nonno Pasquale, della secca al largo di Bellavista, (che poi prese infatti il suo nome “secca di zio Pasquale”) dove ai tempi c’erano tantissime aragoste, e quelle di Arbatax, erano le più saporite di tutte. Nel porto gli Aversano avevano addirittura un vivaio. O come quel punto vicino alla Guglia, dove l’acqua di mare diventa dolce e si può bere con un bicchiere… La nostra costa, Gigiotto, la conosceva come le sue tasche, sono i pescatori della sua generazione che hanno scoperto le grotte del bue marino, del fico e  le foche monache nella cala che poi ha preso da loro il nome “Mariolu”. (1)

Di pari passo, sua madre Speranza, da vera matriarca e considerata una grande “affarista” per quei tempi, iniziò a porre le basi di quello che poi diventò il famoso “Albergo Ristorante Speranza“.  Mise su, una sorta di bottega con il pescato che i figli le portavano ogni giorno a casa. Sono gli anni ‘40, tempi di guerra, per arrotondare faceva alloggiare anche i militari americani nella sua casa, a costo di dormire lei e i suoi figli per terra.

Ma la vera svolta storica arrivò nel 1948, quando gli Aversano abbandonarono la barca a remi e comprarono la prima barca a motore. La chiamarono la Nuova Speranza. Vennero così i bei tempi,  il mare di Arbatax era ricco di pesci, abbondava di razze, dentici, aragoste,  cicale e tanti altri pesci pregiati. Gli Aversano proseguirono nel loro programma, la pesca diventò “industriale”,  si iniziò a vendere persino a Cagliari, tanto che a metà anni ’50 comprarono il primo motopeschereccio.

Il pesce continuava ad arrivare nella tavola di quello che nel frattempo diventò il rinomato Albergo Speranza, che negli anni Sessanta raggiunse il suo massimo splendore e notorietà grazie agli squisiti piatti e alla zuppa di pesce freschissimo di Zia Speranza. Venivano da ogni parte d’ Italia e d’Europa per alloggiarvi. Erano attori, politici, principi, volti famosi della tv. Tanto che ancora oggi a casa della figlia di Gigiotto, Speranza, arrivano telefonate di turisti dallo spiccato accento del nord, che chiedono di quel famoso albergo, che dopo quarant’anni dalla sua chiusura, è fissato indelebilmente nei ricordi di molti. E di quella famosa zuppa, la cui ricetta è rimasta segreta e ha deliziato i palati più fini.  E che, forse, la sua bontà non la doveva a qualche ingrediente segreto, ma a quel pesce così fresco portato dalla rete alla tavola, e cucinato con il tocco delle sapienti mani delle donne di allora.

 

(1) su Cala Mariolu leggi anche Cala Mariolu, dove ‘u mariolu rubò ai ponzesi… pubblicato sul sito il 4 settembre 2015

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