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Iuxta crucem lacrimosa

di Francesco De Luca

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‘Vicino alla croce in lacrime’ stava la donna al seguito della Via Crucis. Il prete compiva il tragitto evocativo della Passione di Gesù fra le gradinate e gli sbalzi del nostro Cimitero. Luogo di riposo per estenuati uomini di mare. Porto definitivo di vascelli umani dismessi. Erano lacrime rade e sommesse, come di un dolore antico e racchiuso.

Le parole della meditazione che il prete aveva letto erano sì toccanti ma riguardavano una vicenda lontana duemila anni e dai contorni storicizzati. Mi sembrò impossibile che fosse  il loro significato, stereotipato ormai, a smuovere il sentimento della donna. Doveva essere qualcosa di personale, agitata dalla situazione che si stava vivendo. Un vecchio dolore, riaffiorato con la complicità delle parole inclini alla pietà che il prete aveva letto.

E una donna ne ha di dolori sedimentati nel profondo. Specie se è madre. La condizione di madre ha un rimando immediato e naturale al dolore. Perché si diventa madre col dolore. Nascite totalmente sprizzanti di felicità non ne sono date. Si diventa madre estromettendo qualcosa da sé, espellendo parte di sé. La mente può concepire tale autoespulsione, ma il corpo no. La natura fisica sanguina e ciò provoca dolore.

La Via Crucis era in sosta accanto ad un loculo con l’immagine di un uomo giovane.

Sui loculi si mettono raramente foto che ritraggono le persone in uno stato patologico o in quello depressivo. Sempre visi sprizzanti una effimera vitalità, un sorriso che diventerà polvere. Era quello del marito Pasquale. ‘Pascalino mio …m’ ha abbandunato … mo so’ vint’anne’. E infatti, a differenza della foto dell’uomo, la donna manifestava la gravezza degli anni. Era ingobbita dall’età e resa fragile dalle sofferenze.
Sulla lapide c’era anche l’immagine di un giovanotto. ’Chillo è Andrea’.

Ricordo… in casa si parlò tanto della morte di Andrea. Io ero adolescente e Andrea doveva essere poco più grande di me. Lo trovarono morto il giorno seguente alla Pasquetta. Non ritornò a casa con gli amici. Annegato ind’ a nu pescenale. Della compagnia nessuno diede indicazioni precise. Morto, per un incidente qualsiasi, per uno sgambetto delle circostanze, una banalità nel flusso della vita.

Ne era passato del tempo eppure la madre aveva segnato il viso di lacrime. Col  tempo aveva metabolizzato certamente il fatto. Con la mente. Sono bastate le parole del prete: la Madre addolorata stava in lacrime presso la Croce su cui pendeva il Figlio (stabat Mater dolorosa, iuxta crucem lacrimosa dum pendebat Filius) e la donna sciolse il suo pianto.

L’umanità vince ogni barriera. Ogni barriera sia vinta dall’umanità.

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