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0021-021 2009-07-21_18-54-42 classe-1-avviamento-1960 3 viso-ponzese L'approdo romano presso Cala Inferno

Bastasse un augurio!

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di Francesco De Luca

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La conoscenza facilita il viaggio. Così, nell’avvicinarsi, l’orizzonte diventa nitido e le ombre si stemperano nei dettagli, che prendono forme.
Chiaro è da dove si viene, e il cammino intrapreso è ispirato dalle passate esperienze. Nulla si perde di quanto si è vissuto, e nulla si è perduto. Ma stare assestati sulla condizione presente, anchilosa i giunti ossei e manda in folle il pensiero.
Salutare è mettersi in cammino. La meta è quello spiraglio di luce che diventerà un astro se gli si andrà incontro.

Nel procedere si avvicina gente. Altri, da altri sentieri. Ci si incontra. Anche per loro l’andare è l’impulso primo. Il secondo è dare un senso al proprio percorso: realizzarsi nel seguire la voce interiore.
– “Stai dietro alla coscienza” – dice. E lo ripete.
La coscienza indirizza lì dove si contrasta la paura, dove ci si oppone al ricatto, dove si aspira alla espressione. Il vincolo cui sottostare è il rispetto degli altri.
Quello che si conosce lo si condivide, quello che si ignora lo si apprende.
È più facile proseguire la via, quando si sa.
Ma cosa si sa ?

Si conoscono, perché urgono nel corpo, le necessità. Si riconoscono, perché sono radicate nell’intimo, i sentimenti, i ricordi. Come folgori compaiono le aspirazioni, i sogni. Si inseguono alla cieca.
Le certezze professionali fanno da rigida sponda, ancor più coriacea è la fede religiosa (in chi la professa ).
Ma nel quotidiano si procede barcollando.

Alcuni si appoggiano a bastoni creduti inossidabili: il denaro, il ceto sociale, l’avvenenza, l’astuzia, la fragilità degli altri.
Il tempo smussa le sicurezze; la vita corrode i supporti; la storia mette a nudo la precarietà. Di essa l’umanità è connaturata.
L’anno nuovo non sovvertirà questa verità. Con o senza augurio. Perché fallace è la natura dell’augurio.
Severa, acre e certa è la provvisorietà.

Come l’isola. Che esiste sulle carte e consiste sotto i piedi ed è soggetta inesorabilmente a disfarsi ai colpi degli agenti naturali. Ciò nonostante si affanna a trovare, nell’impegno dei suoi abitanti, nuova linfa per continuare il suo sottile percorso nella storia. E per esso briga, e complotta, e maledice. O meglio, i suoi abitanti si impegolano in liti e diatribe, e fanno fronte contro chi ne oltraggia le origini, e si oppongono a chi ostacola le loro bramosie.
Perché la vita vince su ogni intenzione di morte.
Provvisoria la vita, sì, ma viva.

Un augurio più credibile potrebbe trovare questa consistenza. Viviamo l’oggi come se…
Se illusorio è ogni augurio si segua il massimo dell’illusorietà.

L’oggi sia l’eternità che ci è concessa, e dunque si viva l’oggi come se fosse eterno l’esistere. E dunque tutto sia degno. Meno ripicche, meschinerie, imbrogli, perfidie.
Tutto come se… fosse degno di eternità.

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