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Cosa rimane del ‘tempo dell’Immacolata’

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di Francesco De Luca

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Quest’anno la ricorrenza della festività mariana ha lasciato un ricordo indelebile: la venuta di don Raimondo Selvaggio.

Approdato a Ponza nel 1978, invitato da un giovanissimo aviere di stanza a Latina, lui, come cappellano militare, venne in visita alla locale stazione aeronautica in concomitanza con la ricorrenza dell’otto dicembre.

Il giovane aviere era Vittorio Spignesi che vantò oltre misura l’evento mariano e il cappellano si fece convincere. Don Raimondo utilizzava come jolly educativo la fisarmonica. Si avvaleva di essa per avvicinare le reclute, farle solidarizzare, invitarle ai sacramenti.
La portò anche a Ponza.

Con quella premessa l’attrazione fu immediata. Noi, i giuvene d’a ’Mmaculata, desiderosi di esprimerci nei e coi canti, lui incline alla compagnia canora e devota.

Don Salvatore Tagliamonte, parroco del Porto, lo accolse fraternamente. Da quell’anno iniziò la pratica di andare al mattino per le strade di Ponza accompagnati dalla fisarmonica, di e con don Raimondo.
La devozione si arricchì di suoni e di melodie. Cementò una amicizia.

Quando non poté essere presente per le varie ragioni umane noi accusavamo il colpo, e la coralità ne risentiva. Fino a quando (una decina d’ anni fa) smise di frequentarci perché impegnato nei doveri di parroco a Pocacqua (Nettuno).

Quest’anno, libero da quell’impegno, nonostante gli acciacchi di salute e l’età, ha voluto esserci. Perché voleva risentire i brividi della devozione che emana, autentica, il culto mariano dell’otto dicembre a Ponza. L’ha voluto fortissimamente. Anche se non ce l’ha fatta a tenere il passo degli uomini cantori… la sua fioca fisarmonica per alcuni tratti ha guidato le voci.

Fioca la fisarmonica ma l’entusiasmo generato dalla presenza di don Raimondo fra di noi si è manifestato vigoroso.
Quanta gratitudine gli dobbiamo per questo gesto di vicinanza. Sì, sì … lui dirà che lo ha fatto in onore della Madonna, ed è vero. Ma altrettanto vero è che lo ha fatto per noi, per risentirsi vicino a noi, per ritrovarsi con amici che lo vogliono bene e lo stimano.

I giuvene d’a ’Mmaculata rendono omaggio a don Raimondo Selvaggio e gli assicurano la loro imperitura gratitudine.

 

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