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T’arricuorde… Anie’? Sì… m’arricorde (2)

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di Aniello De Luca

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Per la prima parte: leggi qui

Continua il racconto

Con la partenza di don Luigi (anno 1959) rimanemmo orfani. Don Michele Colaguori era un bravo prete ma non poteva capire la massa di emozioni che iniziava a premerci verso metà novembre. Emozioni che volevano esprimersi nei modi fragorosi e belli dell’8 dicembre. Premevano a noi, che eravamo cresciuti con quella devozione.

Ci mettemmo d’impegno: Biagino De Luca, Luigi Ambrosino, Gianfranco Gagliano, i fratelli Spignesi, Ciccillo Costanzo, ‘u maesto Giannino, Gaitano pelerusso, tutti noi prememmo verso don Michele, per riproporre la festa.

Cercavamo disperatamente di riproporre il modello che avevamo appreso da don Luigi. Anzitutto ci si doveva radunare tutti. Tutti quelli che potevano. Perché occorreva reperire i soldi per: invitare un prete da fuori per le novene e le confessioni; portare una banda per la processione, addobbare opportunamente la statua. Erano spese.

La festività in parte riprese fulgore con la designazione a parroco di don Salvatore Tagliamonte. Lui era stato figlio spirituale di don Luigi e l’Immacolata la viveva come tutti noi. Ma il tempo giocava un ruolo contrastivo. I “giovani dell’Immacolata” diventavano sempre meno numerosi. Rimanevano gli irriducibili. Rimanemmo noi. Ma la festa non perdette intensità, non si banalizzò. Tanto è vero che folgorò per la sua autenticità un prete chiamato a rinfrescare le novene: don Raimondo Selvaggio. Don Raimondo trovò tanta fede in quelle pratiche devote che venne per parecchi anni. Sempre con la stessa gioia, con la passione, con l’ ansia di cantare insieme a noi le canzoni dell’Immacolata

Senza Dies ma con la Madonna nel cuore.

[T’arricuorde(2) – Continua]

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