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Minacce alla giornalista Graziella Di Mambro. La solidarietà di FNSI e Ordine

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segnalato dalla Redazione

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Ci sembra importante segnalare questa notizia che riguarda il sud pontino, una testata provinciale e una nostra collega.
L’ha ricevuta Luisa Guarino in quanto iscritta a Stampa Romana e la facciamo nostra, riportandola integralmente.
Sotto, in file .pdf, il comunicato stampa.

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Associazione Stampa Romana
Minacce alla giornalista Graziella Di Mambro,
la solidarietà di FNSI e Ordine

«La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine dei giornalisti sono vicini a Graziella Di Mambro, minacciata di lesioni per le sue inchieste sugli appalti e la corruzione legata alla gestione dei rifiuti nel basso Lazio e a Minturno. Nelle intercettazioni rese note in questi giorni compaiono frasi dal sapore intimidatorio rivolte contro Graziella Di Mambro accusata di aver disturbato, con le sue inchieste pubblicate da Latina Oggi, i loschi e lucrosi affari che, per andare in porto, avevano bisogno di buio e silenzio. Nelle stesse intercettazioni compaiono invece i nomi di alcuni cronisti considerati “amici” e su questi sarà l’Ordine a chiedere l’accesso agli atti.
La FNSI e l’Ordine saranno a completa disposizione di Graziella Di Mambro per tutte le iniziative che intenderà promuovere a tutela della sua dignità di donna, di giornalista, di cittadina impegnata quotidianamente contro le mafie e la corruzione. Alle colleghe e ai colleghi chiediamo invece di riprendere le inchieste che hanno dato fastidio ai corrotti, di ripubblicarle, di amplificarle e di illuminare i covi dai quali sono partite le minacce»

23/11/2018, 15:44

Comunicato: Stampa Romana – Graziella DM

 

 

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1 commento per Minacce alla giornalista Graziella Di Mambro. La solidarietà di FNSI e Ordine

  • Sandro Russo

    Le intimidazioni contro la Stampa non vengono solo dalla delinquenza comune; c’è di più e di peggio. E’ ripreso da la Repubblica di ieri questo articolo del direttore Mario Calabresi, con un appuntamento a Roma per domani 25 novembre.

    Roma 25 novembre. Contro i poteri che non amano il giornalismo
    di Mario Calabresi

    Cosa hanno in comune il presidente filippino Duterte e il rivoluzionario a 5 Stelle Di Battista? L’idea che i giornalisti vendano la loro penna: siamo “puttane” nella versione grillina, “presstitute” in quella asiatica.
    E cosa tiene insieme Matteo Salvini e Donald Trump? Un uso spregiudicato dei social per sfuggire alle domande e per mettere all’indice oppositori, disturbatori e “nemici del popolo”.

    Il potere non ha mai amato le domande, le intrusioni, lo svelamento. Ha sempre attaccato chi le faceva e provato a buttarlo fuori strada, ma mai prima d’ora aveva cercato di costruire un fronte comune con i cittadini per squalificare l’informazione. Si rivolge al popolo per convincerlo che è la stampa a tradirlo, perché asservita a interessi diversi e menzognera. E così facendo il potere si presenta come una sorgente di verità indiscutibili.
    Se ciò è possibile è evidente che i giornalisti hanno molte colpe, la prima delle quali è di essere apparsi troppo legati allo status quo e troppo poco critici con l’esistente. La stessa accusa che si muove alla sinistra a ogni latitudine: aver perso la capacità di ascoltare.
    Non voglio qui difendere la categoria o fare un elenco di meriti per bilanciare gli errori ma denunciare la grande truffa che stanno cercando di venderci.
    È una truffa presentare come meravigliosa l’idea che il futuro dell’informazione sia il rapporto diretto tra il potere e i cittadini, senza più bisogno di media e di giornali: è ancora e solo propaganda, da cui diventa sempre più difficile difendersi.
    È una truffa che chi governa si presenti come vittima mentre occupa ogni spazio di potere possibile e squalifichi chi osa criticarlo, indicandolo al servizio di presunti contro poteri.
    È una truffa essere il potere ma pretendere di avere i caratteri dell’opposizione o delle persone comuni. È solo un modo per non rispondere dei propri atti.
    È una truffa chiedere al giornalismo di essere asettico e senza opinioni: è solo un tentativo per trasformarlo in un megafono e svuotarlo di senso critico.

    La partita è appena cominciata, sarà lunga e difficile e la nostra società ne uscirà profondamente mutata, ma è indispensabile giocarla indicando ogni giorno manipolazioni e falsità.
    Proprio per raccontare questa mutazione del nostro discorso pubblico e i pericoli che corre quel sistema di valori che chiamiamo democrazia, vi invitiamo a stare con noi domenica mattina. Per chi sarà a Roma appuntamento al teatro Brancaccio, tutti gli altri potranno seguire la diretta sul sito di Repubblica.

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