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Addio a Peppe Zucconelli

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di Emanuela e Domenico Musco

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Domenico fu il primo a conoscere Peppe Zucconelli, soldato semplice del PCI venuto a mancare, onorato ieri da un paginone de la Repubblica che ne rammenta la storia (leggi in relativo file .pdf in fondo a questo articolo).

Un amico, curatore di eventi, aveva chiesto una mano a Domenico per un allestimento a Botteghe Oscure. Era l’epoca della transizione dal PCI alla Quercia e le attività di partito fervevano. Quando si era trattato di fare un nodo ad un filo di nylon, che doveva sostenere lo stendardo con il nuovo simbolo, appeso sulla testa degli oratori iscritti a parlare, Zucconelli aveva preso in mano la situazione: – Dai qua Gianfranco, non è mestiere tuo, sono io il pescatore!
A Gianfranco non era parso vero di poter replicare: – Sì, va bè, ma io ho portato un vero uomo di mare, un ponzese col marchio doc, fai fare a lui che non ti sbagli.

Il buon Zucconelli – o meglio Zucconè come lo chiamavano gli amici di Partito – aveva fatto un passo indietro e con aria sospettosa, perché tutto doveva essere da lui controllato, verificato ed approvato – osservata la tenuta del nodo scorsoio di Domenico a confronto con la gassa che lui aveva già imbastito -, gli aveva elargito un sorriso di approvazione e fatto entrare ufficialmente Domenico nella schiera dei suoi amici.

Tanto si era diventati amici, che Zucconelli partecipò al breve viaggio fatto a Parigi da un nutrito gruppo di amici – molti ponzesi – in occasione del nostro matrimonio, una sorta di luna di miele/viaggio culturale in condivisione (…il viaggio culturale! – NdR). Avevamo infatti amici parigini che ci avevano organizzato il breve soggiorno; tra loro Bruno Labrasca, un italo-francese, attore teatrale, copia vivente di Benigni e trotskista convinto, che abitava in una piccola casa nell’XI Arrondissement, proprio vicino al famoso Bataclan, casa stipata di libri contenenti le opere complete dei padri del Comunismo che lui aveva – davvero! -, integralmente lette!

Ma che fosse della Quarta Internazionale a Zucconelli non facemmo naturalmente parola, e Bruno ci condusse e ci deliziò con le sue conoscenze approfondite, leggere e divertenti, di una Parigi che spaziava dal Palais Royal, con la sua Cour d’Honneur reinventata da Buren, al Cimitero di Père Lachaise con la tomba del padre dello Spiritismo o presso il busto (trafugato in seguito) del mitico musicista pop-rock Jim Morrison. Ci condusse anche al più tradizionale sito della Cattedrale di Notre Dame e, riunito il gruppo nella piazza antistante la chiesa, consigliò di ritrovarci, se qualcuno si fosse perso, esattamente al Punto Zero, la famosa rosa dei venti posta a pochi metri dall’ingresso della cattedrale, dalla quale si misurano idealmente tutte le distanze rispetto ad ogni altra città del paese.

Il gruppo di sparpagliò dunque alla spicciolata ma il soldato Zucconelli, ligio alle consegne, dopo neanche un quarto d’ora era lì, esattamente al centro della rosa dei venti, il corto impermeabile cammello, la pelata coperta da un berretto stile inglese, L’Unità arrotolata stretta stretta nella mano destra, come fosse un corto fucile e lui di vedetta, come gli era stato ordinato.

Dei suoi racconti, del suo mitico viaggio in URSS, dei grandi vecchi che hanno fatto la Storia del Paese, di cui conosceva i segreti più intimi, le abitudini del quotidiano: ascoltarlo rendeva queste figure dai tratti leggendari, persone. Ma se le nostre domande si facevano troppo indiscrete ecco che con ferma gentilezza cambiava discorso, da vero soldato che rispetta anche la consegna del silenzio.

Andato in pensione – pur continuando a lavorare a pieno ritmo per il partito e per i suoi componenti più o meno illustri – si era concesso il sogno di una vita: una barca a vela chiamata Adris con la quale ha solcato più volte la rotta di Ponza e Palmarola. Una barca che coccolava e curava come fosse un bambino appena nato, salirci a bordo era un raro privilegio e mancava solo che ci facesse fare le analisi del sangue per potervi accedere.

Tramite Zucconelli abbiamo avuto il piacere di conoscere personalmente Massimo D’Alema, grande velista e Marco Minniti. Con le loro famiglie e con Zucconelli abbiamo trascorso momenti di semplice amicizia e comunanza; forse non glielo abbiamo mai detto ma lo avrà capito che lo abbiamo ritenuto un grande onore.

Chissà cosa avrà pensato il caro Zucconelli mercoledì scorso, durante la cerimonia dei suoi funerali, lui che era “maestro di cerimonia” di tali mesti avvenimenti, nel vedere accanto ai figli Lara e Paolo, agli amatissimi nipoti, al genero che considerava il terzo figlio, un drappello di compagni venuti a dargli l’ultimo saluto. Sui loro volti – alcuni molto noti – la tristezza per la perdita di un uomo semplice che aveva servito un ideale con una tenacia, una dignità ed un amore oggi purtroppo impensabili.

D’Alema, Fassino, Cuperlo e Sposetti ai funerali di Zucconelli

A noi piace pensare che se, come dice la leggenda, chi calpesta una volta il punto zero fa ritorno a Parigi, Zucconelli vi faccia ritorno, magari al comando della sua Adris, alla fonda sulla riva della Senna, dopo aver solcato un mare senza onde ma con tanto vento che gli gonfi le vele e non gli avrà scompigliato i capelli… perché tanto non ne aveva.

 

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