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Una è l’anima del mondo

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di Francesco De Luca

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Dal greco: anemòs; in italiano, fiato, respiro.

Ogni soggetto che respira, che alimenta la sua vita col fiato possiede un’anima. L’affermazione, di natura filosofica, ha diversificato la speculazione delle scienze fisiche dalle scienze umane. Il cammino speculativo si è differenziato notevolmente sino quasi alla contrapposizione. Ma nell’ indagine riguardante l’uomo i due estremi spesso si urtavano, si intersecavano, si controllavano a vicenda. Nell’uomo ciò che è fisico produce e controlla ciò che è psichico e viceversa.

Il soggetto uomo è un complesso variegato di funzioni. Alcune attengono alla natura corporea, altre alla forma sensibile di qualcosa che sente, si esprime, riflette. Il corpo è l’esoscheletro di qualcosa che lo surclassa, tant’è che esso, nelle sue espressioni, riesce a riflettere su di sé. Per comodità di analisi questa funzione pensante, autocosciente, la si è individuata nella mente.

Le due entità, corpo e mente, sono stati fittiziamente giustapposti, perché è apparso chiaro che la scissione fra i due fosse soltanto un mezzo d’indagine. Un modo per superare aspetti dell’espressione umana, per meglio intenderci. Nell’indagine appropriata, infatti, si è reso evidente come alle funzioni meccaniche del soggetto- uomo fossero correlate funzioni psichiche in modo tale che l’intreccio è più determinante che non le singole funzioni distinte. In altre parole la fisicità non è disgiunta dall’azione chimica dei fattori chiamati in causa, ed essa interagisce con espressioni psichiche. Cosicché la mancanza di alimenti nell’uomo – per fare un esempio banale – produce spossatezza ed essa genera visioni e mancamenti psichici. In un correlato che non opera in senso lineare ma piuttosto in modo contorto, assoggettato com’è a forze che in parte lo strutturano e in parte subiscono la strutturazione.

E’ il complesso intreccio di fattori che ha condotto a concepire concetti non ben identificati e nemmeno bene identificabili. Sino ad ora. Anzi, la storia del pensiero occidentale ha seguito questa strada: dall’indistinto (mito e religione) ha proceduto al distinto (scienza).
Ma anche qui il cammino non è stato e non è lineare né irreversibile. Spesso le affermazioni scientifiche sembrano aver raggiunto la verità e invece devono subito combattere con affermazioni antiscientifiche, generatesi al suo interno.

Tutto questo per dire che, una volta diviso il campo del corpo dal campo della mente ci si è trovati a fianco altri concetti altrettanto compositi e da decifrare come: anima, spirito.
Dapprima campo obbligato ed esclusivo della filosofia, questi concetti oggi sono indagati dalle scienze psichiche, da quelle neurologiche e da tutte le altre che indagano sulle funzioni intellettive. Oltre che dall’indagine religiosa e filosofica.

Non c’è rimedio. L’argomento “anima” o lo si affronta da un solo punto di vista, e si arriva a conclusioni parziali, o, se si preferisce il sincretismo, si valutano più punti di vista e si giunge a conclusioni non significative (anche se più estese).

Nel contesto multiplo delle teorie una affermazione sta ampliando il consenso intorno a sé e cioè che quella sensibilità una volta attribuita soltanto agli uomini, la si sta espandendo anche al regno animale. L’istinto, una volta ritenuto esclusivo agente del comportamento animale, ora lo si sta dotando anche di una certa sensibilità psichica. Anche gli animali provano preferenze, esprimono comportamenti distinti, selettivi.

Ma la sensibilità di una zanzara è equiparabile a quella di un cane? La risposta che si dà, vuoi da esperti vuoi da gente comune, è che la differenza è tanta.
Domanda: questa percepita differenza è dovuta a ragioni oggettive o non piuttosto ad una maggiore vicinanza (conoscitiva e affettiva) che si ha col cane piuttosto che con la zanzara?

Appare chiaro in una indagine simile a quella intrapresa in questo scritto che le domande sopravanzano le risposte. Anche alla luce di una considerazione fin qui lasciata inesplorata e che riguarda il concetto di anima qual è stato elaborato dalla letteratura.

L’anima di cui parlano i poeti e gli scrittori va oltre la radice concettuale greca: l’anima è il respiro che si coglie anche da una terra, una casa, una roccia, da un paesaggio. L’anima è il messaggio segreto, nascosto, confuso che si coglie nell’intimo e dall’intimo. Ha un senso istintivo, sentimentale, intellettivo. Si percepisce, si sente. Va spiegato, e ogni spiegazione è a se stante. L’anima è quella di un popolo, di una comunità, del luogo in cui questa vive. E’ un concetto dalla comprensione ridondante ma non eccessiva. E’ inclusiva anche se fortemente caratterizzata. E’ unica ma parla tante lingue, si nutre di tanti credi, è ristretta in una cerchia e dispersa nel vasto mondo. Sono tante le anime, e sono una. Una è l’anima del mondo.

E io anelo a che una sia l’anima di Ponza.

 

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1 commento per Una è l’anima del mondo

  • Silverio Guarino

    Caro Franco,
    vengono sempre i dubbi quando vengono riportati alcuni vocaboli di cui tu hai certezza.

    Il dubbio mi è venuto e, dopo aver consultato il mitico vocabolario di greco Rocci che mi ha accompagnato per i cinque anni del Liceo Classico, è opportuno modificare il significato di ànemos (parola proparossitona in greco, l’equivalente di sdrucciola in italiano e non anemòs, che sarebbe ossitona in greco o tronca in italiano)
    ànemos significa solo ed esclusivamente: vento
    Poi, in senso traslato: fiato, respiro e anima (anche per le caratteristiche onomatopeiche della parola stessa).

    Noi viviamo di dubbi e di curiosità.

    “La meraviglia è la sorgente del nostro desiderio di conoscere” (Aristotele, Metafisica,I,2,982b)

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