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Un altro amore

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di Francesco De Luca

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Sento i richiami dei gruccioni echeggiare in cielo. Un attimo e circondano. Alti, volando come saette riempiono lo spazio.

– Franco… – mi sento chiamare. Mi giro e mi viene incontro Peppe, un amico che non vedo da anni. Un omone, viso e occhi chiari. Sorride e mi porge la mano. Lo abbraccio invece perché è troppo il tempo che è stato lontano e il piacere è tanto:
– Ma come … io mi avvizzisco e tu sei diventato un gigante…”.
Ride e si schermisce.

Questo è il tempo migliore per ritornare a Ponza. La gente e l’isola mostrano l’aspetto più bello. Peppe è sempre stato sveglio e lo dimostra. Vive in Germania. Vi andò in gioventù. Prima cameriere e poi padrone di un locale (pub) affermato.

Parliamo dei nostri trascorsi ma poi, poiché la mia condizione di pensionato non brilla, dirotto la conversazione sulla situazione politica. Lo faccio, confesso, per dargli l’agio di farlo sentire superiore. In Germania …al riparo dalle crisi, dalle piccolezze della realtà italiana e con una economia…
Lui capisce la mia intenzione e rimane sulle sue. Minimizza, parla d’altro e, nel mentre, viene accostato da una ragazza. Rimango confuso. Lui capisce e chiarisce:
– È la mia nuova compagna… L’ho portata a Ponza per farle conoscere l’isola.
Mi presenta alla ragazza che gli mostra un oggettino acquistato nella bottega di souvenir. Lei non ha bisogno di sorridere per manifestare gioia tanto è bella; lui accenna moine ma si trattiene per la mia presenza. Io non posso che congiungere la prorompente vitalità evidente nei gesti di Peppe con il fatto che un nuovo amore gli occupa il cuore.
L’amico capisce che mi deve qualche spiegazione. Non mi deve nulla, lo vuole fare. La nostra amicizia è nata sulla stima reciproca: io perché ho sempre visto in lui un giovane di belle speranze, lui perché, credo giudicasse la mia serietà una qualità.

E’ innamorato. Sebbene sposato, ha trovato in Lorraine, questo il nome della ragazza, uno stimolo più forte per rendere la sua vita un viaggio di piacere.
Rimango disorientato sull’età, molto più giovane di lui. Supera il disagio con leggerezza.
– E’ capitato… – confessa.
La ragazza si muove con grazia, è gentile, appare affezionata… è chiaro che difficilmente si potrebbe rimanere indifferenti. E Peppe non lo è, e lo dimostra perché tutto il suo comportamento sprizza gioia di vivere.

È un valore, la gioia di vivere, che nei tempi trascorsi era sconosciuto. Era un dono. Se l’esistenza lo porgeva lo si agguantava fin quando l’esistenza stessa non lo consumava. Era un regalo della sorte.
Oggi è una aspirazione della persona. Che lo sceglie e lo persegue. La vita la si sta spogliando dei vestiti che il destino cuce addosso e l’uomo vuole determinare lui la qualità del suo esistere. L’umanizzazione si è spinta oltre la sfera delle necessità naturali, dalle opportunità civili, dei successi scientifici, e lo stesso fato viene giudicato un residuo del mito.
Peppe, una garanzia di giovialità, di schiettezza, Lorraine, una garanzia di bellezza.

I gruccioni, finito lo svolazzo intorno, si sono allontanati. Hanno ripreso la rotta segnata loro dall’istinto. Peppe e Lorraine invece sembrano andare in direzione contraria. Sono intenzionati a contrastare il destino per dare realtà alla loro scelta.

Sono perplesso. Quanto mi circonda afferma che il tempo dà concretezza a disegni che superano gli intenti degli uomini.
Corso Pisacane, coi suoni duri dei basoli, il fronte dei caseggiati, i rari passanti, recano i segni di vicende non desiderate dagli isolani, bensì sopportate. L’isola è prona agli agenti naturali e a quelli storici. Qui siamo uomini che non sfidano il tempo, lo subiscono a muso duro. Peppe e Lorraine sono mossi da una determinazione diversa. Si direbbero due mondi inconciliabili.

Lorraine con moine prende il braccio del giovane e lo tira, dirigendo verso un negozio. Peppe mi guarda e con gli occhi giustifica l’allontanamento.
Un amore lo lega. Lo invidio, o meglio penso alla fortuna di cui sta godendo, anche se le ombre della sera insinuano che il momento magico passerà.

L’amore è uno stato fortunato dell’animo e perciò breve. O forse tale appare a me, oggi che la brevità sembra dominare tutti i giorni.

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1 commento per Un altro amore

  • Silverio Guarino

    “Un altro amore”

    Nell’amata lingua latina, l’aggettivo “altro” può essere tradotto con “alter”, quando è tra due; “alius”, quando è tra molti.

    Perché mai classificare come “un altro amore” la meravigliosa storia di Lorraine e Peppe?

    Io proporrei: “l’ultimo amore”, così non ci si può sbagliare, anche perché in questo modo “il prossimo amore” potrebbe essere sempre “l’ultimo amore”.

    “Omnia vincit amor et nos cedamus amori” (Virgilio).
    (“L’amore vince ogni cosa e noi cediamo all’amore”).

    Sempre, in ogni età ed in ogni momento della nostra vita.

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