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h-23 i-03 paolo-17 e-09 barche-tirate-a-secco Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

Il ricordo dell’affondamento del Corriere di Ponza – 21 marzo 1918

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di Francesco De Luca

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Dice Peter Alt: La precisione e la serietà dei tedeschi, tanto considerate dagli italiani, e la leggerezza degli italiani, tanto invidiata dai tedeschi, hanno dato il peggio di sé.

Sono le parole di un tedesco che pratica Ponza con assiduità e ammirazione, e che ha voluto prendere la parola nella Commemorazione dell’affondamento della nave Corriere di Ponza il 21 marzo 1918, cento anni fa, tenutasi nella Sala Consiliare in Ponza.

Ha fatto da falsariga il libro curato da Domenico Scotti: Equinozio di primavera sul Corriere di Ponza. L’autore ha detto del tragico affondamento, sulla scorta dei documenti consultati e riprodotti; la prof. ssa Rosanna Conte ha indirizzato il suo intervento ai ragazzi delle scuole ponzesi, presenti alla cerimonia. Ricordare la storia per farla diventare Memoria, da cui trarre nutrimento per la crescita individuale ma soprattutto sociale. E’ la comunità ponzese che deve trovare nella sua cultura i motivi per compattarsi e rispondere al futuro che ne sfalda la consistenza.

E Peter Alt? Peter Alt ha tratto dalla vicenda insegnamenti e moniti universali.
La vicenda si ascrive nella Grande Guerra (1915 – 18). Un sommergibile austro-ungarico, nelle primissime ore del 21 marzo 1918, a sette miglia da Zannone, intravede una nave, la cannoneggia, le provoca falle mortali. Si avvede che è nave passeggeri e il comandante (Hans Von Mellenthin) scrive nel diario di bordo: Un due alberi fermato con mitragliatrice. La barca a vela ha due strutture quadrangolari vicino gli alberi ad ogni lato solo una scialuppa. Tutto mi sembra strano, quindi due spari di cannone. La seconda scialuppa viene messa in mare. Mi avvicino, sulla barca a vela ci sono ancora tante persone che urlano a voce alta. Si tratta di una barca a vela per passeggeri da Ponza verso la terraferma. Vedo che queste persone che si lamentano non hanno la possibilità di salvarsi, rinuncio all’affondamento della barca a vela.

Un suo marinaio, Paul Ritter, scrive nel suo diario personale: Ci troviamo nel golfo di Napoli, un due alberi fermato con due colpi di cannone ma questo cocciuto abbassa solo una scialuppa e visto che la nave trasportava donne e bambini rinunciamo ad affondarla, non facciamo la guerra a donne e bambini.

La precisione tedesca (di cui parla Alt) non si smentisce. Il sommergibile ha fatto il suo dovere di nave da guerra nemica. Il resto sta ad altri. La nave a vela affonderà mentre il sommergibile riprende il fondo del mare.

A questo si unirà la leggerezza degli italiani (di cui parla Alt). Il capitano non si rende conto appieno dell’accaduto e lascia la nave, e con una scialuppa penserà più a chiedere soccorso che non a dirigere le azioni di salvataggio dei naufraghi.

La nave affonda. I superstiti non hanno scialuppe (soltanto una con capitano, alcuni marinai e alcuni detenuti anarchici riesce a tenere il mare, 12 in tutto).

I soccorsi da Ponza si metteranno in moto il giorno successivo. Oltre a quelli sulla scialuppa si salverà soltanto uno, raccolto da una nave. 28 saranno i morti.

La leggerezza degli italiani darà vita ad inchieste. Le cause della tragedia saranno evidenziate. Ne riporto alcune: la partenza da Ponza di notte favoriva gli attacchi dei sommergibili; la nave non era idonea a portare più passeggeri di quelli che le scialuppe potevano imbarcare (27); il capitano non fu all’altezza della prova; la macchina dei soccorsi si mosse tardi e male: gli stessi marinai preferirono salvarsi piuttosto che offrire soccorso.

Nessuna giustizia riuscì a lenire il dolore di chi aveva visto morire i suoi cari. Come oggi, anche allora, lo Stato non diede ragione alla gente che pianse i suoi morti. E’ la guerra, si disse.

La guerra non giustifica gli eccidi. E dunque anche la commemorazione di un atto di guerra finisce per seminare divisioni fra gli uomini, rancori, vendette. Così non deve essere. La guerra va sempre rigettata, anche quando la si subisce.
Peter Alt non ha avuto parole dimezzate. Da tedesco ha disprezzato il sadismo dei suoi concittadini; da europeo ha esaltato i vincoli di umanità che legano gli uomini del nostro vecchio continente; da uomo ha additato a tutti la pace come meta da perseguire.

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