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Occhio alla penna!

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di Francesco De Luca

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Nel breve intermezzo che la mattinata ci ha donato ho cercato di godere del solicello. Il vento stava decidendo sulla direzione da cui spirare. Decisione indigesta tanto che la nave ha lasciato gli ormeggi in anticipo. Domani si prevede burrasca da ponente. Ma l’intermezzo ha stimolato molti a passeggiare e respirare a pieni polmoni, nonostante l’inverno inclemente.

Lungo il percorso della ‘panoramica’ alcune agili gambe saggiavano la loro forza, compresi che l’attività fisica all’aria fresca tonifichi il corpo e rassereni.
Incontro anche qualcuno il cui animo si è incupito in modo irreversibile. A capo basso macina passi dai quali vuole che gli venga pace.

Nella riflessione podistica mi appare chiaro come una comunità ha una vita interna molto variegata. Dove il sentimento proprio si mescola con quello altrui e così gli interessi, i bisogni, i sogni.
Mi rendo conto che una comunità è viva se si ride in compagnia dell’amabile vino di Liberato, se si sorride alle sapide battute di Vrucculillo, se ci si adombra alla visione della massa rocciosa caduta a Cala Fonte.

Salvatore, oggi in pensione, si industria in estate sulle motobarche da diporto. “Dobbiamo riuscire a proteggere il nostro territorio” – mi dice da sotto i due baffoni bianchi. Lo dice anche lui, come dicono tutti. Perché tutti si è convinti che il patrimonio da cui trarre ricchezza è lo stesso.

Negli ambienti politicizzati passa la convinzione che: Ponza è di destra!
E’ un’affermazione che trova verità e smentita (come tutti gli slogan).

Quando l’isola si andava modernizzando in modo autonomo e scomposto e ciascuno badava a investire il proprio denaro nelle case, nelle attività commerciali, allora sì che era considerato fuorviante e secondario badare ai temi sociali quali la portualità, le comunicazioni, le scuole, i servizi, la residenzialità. Non se ne vedeva la proficuità immediata. Ponza è di destra! Ha in testa il proprio guadagno, ciascuno il suo. Gli albergatori, i proprietari di case, i titolari delle poche ma redditizie imprese locali tiravano la volata a chi li imitava in modo compulsivo e maldestro, e cioè tutti.
Ponza spingeva affinché i Ponzesi mirassero all’unico, esclusivo tornaconto. Questo disegno ha sempre curato la destra politica.

Ma oggi c’è una condivisione molto più necessitata e stringente, non solo fra le forze economiche presenti ma anche con fattori che esulano dall’umano e risiedono nel fisico. Il territorio si sta mostrando come il bene a cui bisogna tenere tutti. Non solo lui ma anche le caratteristiche proprie che da esso promanano e possono divenire eccellenze per l’offerta turistica. Alludo alla enogastronomia, alle coltivazioni agricole slow-food, alle passeggiate naturalistiche.

Il turismo si sta rivelando come bisognoso di tanti supporti storici e culturali e ambientali che una comunità, che vuole campare di turismo, deve coltivare. Se vuole reggere il passo.
Una compartecipazione così essenziale non è retaggio né della destra né della sinistra.

E noi, a Ponza, oggi, si ha bisogno di questo atteggiamento qui: non ideologico bensì pragmatico e illuminato. Non dobbiamo svendere i nostri sogni a compratori occasionali. Vengono, illudono, sfruttano e se ne vanno.
Ne abbiamo avuto coscienza anche di recente.

Il benessere di tutti è la condizione essenziale, imprescindibile affinché la risicata comunità permanga ad affrontare il futuro con avvedutezza e dignità.

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