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Ultima settimana utile per “Un sogno nel cassetto”

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la Redazione

 

Ricordiamo che questa è l’ultima settimana utile per l’invio in Redazione –info@ponzaracconta.it – di un elaborato per partecipare al concorso indetto il 30 luglio da Ponzaracconta: Il sogno nel cassetto.

Non che dobbiamo convincere qualcuno dell’importanza della scrittura – caso mai a tirar fuori dal cassetto una poesia o un racconto già scritto e mandarlo! – ma a supporto degli indecisi, pubblichiamo qui di seguito in breve florilegio di testimonianze di vari scrittori sul loro modo di intendere la scrittura…

“…Scritto: ovvero pensato più a lungo, scavato in profondità e portato alla superficie.
Molte volte mi sono meravigliato delle cose che avevo tirato su, inseguendo un filo di pensieri apparentemente casuale; altre volte è stata una sorpresa ritrovare scritte cose di cui io stesso non sapevo di aver conservato memoria. Mi stupivo di come una sonda mandata tra i ricordi mi permettesse di riconoscerli, isolarli e metterli in ordine
” … “Gettiamo pietre in uno stagno e stiamo a guardare come i cerchi si allargano; quali si toccano; dove, nel punto di contatto, si forma un’onda più grande; dove l’onda si appiattisce

                                                            [Apocrifo – dal web]

Memoria…
Anche Erri De Luca parla di memoria… e di ghiacciai…
“..Cos’è per lei la memoria e a che serve?” – gli chiedono.
– Non è un album di fotografie – risponde – né un posto, né una biblioteca o un’enciclopedia da consultare: non si può tornare sui passi per riviverne un pezzetto. È un enorme ghiacciaio che, come succede spesso, ogni tanto si ritira e restituisce pezzi e reperti. La memoria sputa dettagli in maniera così forte e violenta che mi obbliga a riscriverla. Ecco, la scrittura è la seconda volta della memoria, il caso, l’accidenti che coinvolge molti pezzi e molte ossa del passato”.

Sulla verità della scrittura poi, un pungente brano di Simona Vinci, una scrittrice italiana, di quelle brave :
“… Le ho scritto una lettera.
Mi è sempre piaciuto scrivere lettere. Le parole sono un corteggiamento violento. Entrano dentro la carne di chi le legge.
Le parole scritte fanno paura.
Ho sempre pensato che quando si scrive venga fuori il ritmo dell’anima; quando si parla si mente, quando si scrive no. Non è possibile. E’ come tirare fuori da sé qualcosa di vitale e spaventoso, come un organo spiaccicato sulla carta.
Incartare un fegato e spedirlo, questo è scrivere lettere…”

E ancora, Gianni Celati, nell’introduzione a ‘Bartleby lo scrivano’ di H. Melville:
“La condizione d’esercizio della scrittura dipende senza dubbio da un andamento inerziale delle parole che portano, e portano dove vogliono loro, mai dove vogliamo noi. Portano là dove sono chiamate dalle voci che parlano all’anima, le quali sorgono da chissà dove, comunque sempre da molto lontano…”

Su un altro versante, ecco Baricco (sta parlando della letteratura dei giovani scrittori):
…E’ un po’ come se la formidabile capacità di registrare la quantità del mondo impedisse loro di avvicinarsi all’essenza del mondo (parole impegnative, ma non ce n’è altre). Voglio dire: l’indice di un’enciclopedia contiene il mondo, ma non ti aiuta a conoscerlo; desta meraviglia, ma non tramanda sapere… Mentre da un libro, fino a quando i libri esisteranno, ti aspetti qualcosa di più: “il lato epico della verità” diceva W. Benjamin. Qualche emozionante indizio rubato al cuore delle cose. Basta un’eco, alle volte, ma che venga di là…”

[Da A. Baricco – Barnum 2; Feltrinelli Ed.]

 Ma ci sono anche altre voci suggestive…
“..Insomma noi persone forse consistiamo tanto in ciò che siamo quanto in ciò che siamo stati, tanto in ciò che è verificabile e quantificabile e rammemorabile quanto in ciò che è più incerto, indeciso e sfumato; forse siamo fatti in egual misura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere.
E mi spingo fino a pensare che sia appunto la finzione a raccontarci tutto questo, o meglio, a servirci da promemoria di quella dimensione che siamo soliti lasciar da parte al momento di raccontare e di spiegare noi stessi e la nostra vita. E oggi il romanzo è ancora la forma più elaborata di finzione, o così credo”

[Javier Marias – In epilogo al romanzo “Domani nella battaglia pensa a me” – Einaudi Ed.; 1998]

…Anche se qualche volta estreme:
“…Ogni uomo è un poeta …Non si deve fare altro che mettergli una penna in mano.
Ma non bisogna dimenticarsi, prima, di portargli via ogni possibilità di una vita normale…”

                       [Da ‘Il Bastardo’, di J. G. Berman]

Perché gli scrittori ricordano tutto. Specialmente quello che fa male. Denuda uno scrittore, indicagli tutte le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ciascuna di esse, anche della più piccola. E dalle più grandi avrai romanzi, non amnesie.
Un briciolo di talento è un buon sostegno, se si vuol diventare scrittori, ma l’unico autentico requisito è la capacità di raccontare la storia di ciascuna cicatrice.
L’arte consiste nella perseveranza del ricordo.

           [Da Stephen King – Misery]


Ecco…
Accumuliamo esperienze e ritagli di giornale; pezzi di grande letteratura e aforismi fulminanti; ci esaltiamo di struggenti immagini poetiche e guardiamo con inutile pena le fotografie dei macelli della guerra; cambiamo latitudini e lingue; facciamo la prova di diversi modi di pensare.
Proviamo a scriverne…
Con questo, siamo forse anche di un solo passo davanti agli altri? Servirà a qualcosa?
Certo non a cambiare il mondo – a quello ci abbiamo rinunciato da un pezzo! -, ma forse a rendere noi stessi più sereni (chiari… limpidi… trasparenti… sgombri di nuvole… puliti.. luminosi…).

 

Ricordate: la data di scadenza per l’invio è il 31 ottobre!

 

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