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Storie di Madri. (16) Agnese

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di Gabriella Nardacci

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Prima di chiudere con la prossima puntata, finalmente una storia dal nostro ambito. Gabriella Nardacci con un racconto delle sue parti e nelle sue corde…


Agnese

Cinque figli. Il tempo di cominciare a svezzarne uno che nasceva il secondo e poi il terzo e il quarto e il quinto…

Tutti maschi e Dio solo sa quanto avrebbe voluto anche una femminuccia.
Si è dovuta fermare. Si son dovuti fermare Agnese e Nicola. Non facevano più neanche l’amore. Non c’era tempo e neanche posto e forse neanche più la voglia.

Si alzava presto Agnese la mattina. Preparava un catino pieno di panni da lavare e se ne andava alla fontana pubblica. Quando ritornava a casa il sole sbucava da dietro il monte e suo marito già da un pezzo era andato a lavorare in campagna.
Giornate faticose e senza un momento per pensare a se stessa. La casa da sistemare, i piatti da preparare, i figli da controllare e i panni da stendere che erano tanti e che nel corso degli anni diventavano sempre di taglia più grandi.

Non so se Agnese si è resa conto del tempo che è passato ma tutti i figli son cresciuti e son diventati forti e belli.
Hanno lavorato e studiato. Tutti e cinque.

Il primo è diventato prete ed è partito in missione nel Perù.
Il secondo fa l’infermiere a Milano e vive da solo.
Il terzo ha sposato una rumena e vive in Romania esercitando il mestiere di geometra.
Il quarto si è innamorato di un uomo e insieme a lui hanno aperto un negozio di abbigliamento a Como.
Il quinto è un marinaio e lavora sulle barche da crociera.

Tutti, a fine mese, inviano dei soldi ad Agnese e Nicola che ora hanno una certa età. Ma Agnese non usa quei soldi. Ha aperto un libretto postale e glieli versa così che, alla sua morte, loro possano usufruirne visto che ora si stanno godendo la vita e non mettono da parte neanche una lira.

Agnese e Nicola hanno una pensione piccola che, insieme a ciò che riescono a racimolare in campagna, basta per vivere dignitosamente.
Vivono nella stessa casa di allora con il bagno fuori il balconcino che d’inverno è gelido e fa addormentare le gambe a star seduti per i bisogni.

La sera Agnese la passa accanto al telefono. Tutti e cinque i figli chiamano per salutare e informarsi sulla salute dei loro cari.
Ma a Natale son tutti lì, a casa. Agnese comincia dalla settimana prima a preparare e a sistemare tovaglie e coperte.
Il clima è pieno di calore e di gioia. Agnese ha tempo di andare in chiesa per ringraziare il Signore e mentre sbriga le faccende, accenna anche qualche canzone. Nicola la guarda di sottecchi e sorride e sente di amarla ancora e quando bisticciano lui l’accarezza e la bacia e tornano in pace.
I figli con le loro compagne/i arrivano tutti insieme alla vigilia di Natale e sono abbracci e baci e tenerezze varie.

Agnese ritrova l’odore dei figli e la memoria degli anni ed è felice e pensa che ne vale sempre la pena aspettare un anno per ritrovarli.
Li guarda con amore e tutti e cinque ricambiano quello sguardo sorridendo.

Agnese ha chiuso la sua storia due anni fa e Nicola ha chiuso la sua l’anno scorso.

Agnese ha lasciato una lettera scritta per ciascuno di loro con dentro un assegno.
Ogni lettera racconta la storia di quel figlio dal concepimento all’ultimo Natale trascorso insieme.
Ogni lettera finisce: “Grazie figliolo per avermi permesso di essere tua madre”.

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2 commenti per Storie di Madri. (16) Agnese

  • Luisa Guarino

    Come sempre, negli scritti di Gabriella realtà e finzione letteraria si fondono mirabilmente. E non sai se Agnese e Nicola sono frutto della sua fantasia o sono esistiti veramente a Maenza, paese natale dell’autrice, quella da cui, in Via della Circonvallazione, “a malapena si vede l’isola di Ponza”. La sensibilità e la creatività di Gabriella ci regalano un indimenticabile ritratto di madre, inserito in un contesto anche geografico che ricorda tanto la ‘mia’ Sermoneta, dove ho vissuto da bambina, in una casa che aveva anch’essa il bagno fuori, sul balconcino.

  • Gabriella Nardacci

    La storia di Agnese è una storia vera. Questa famiglia non abitava a Maenza ma in un paese vicino. Io ho conosciuto la sorella più piccola di Agnese ed è stata lei a raccontarmi la storia di sua sorella.
    E’ una storia che mi è rimasta nel cuore perché ha molte analogie con la storia di mia madre con tanti figli da crescere, con le “bagnarole” di panni da lavare alla fontana pubblica, con il bagno nel balcone. Lo abbiamo sentito anche noi figli quel freddo… Mia madre anche ci metteva i soldi che le davamo, da parte… credo che ce ne sono state tante, di mamme così.
    A volte certe storie possono sembrare di fantasia perché è difficile crederle per chi non le ha vissute. Ma la fantasia era fervida nella testa di noi giovani che sognavamo di solcare quelle montagne per andare in città…
    Luisa e Rosanna care… Grazie.

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