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Piccole isole e sanità

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di Roberto Landolfi

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Prima considerazione: da molti anni è diffuso in Italia, all’interno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), e non solo, un ampio dibattito sulla sanità nelle isole minori. Testimonianza ne è che, con il Patto per la Salute 2014-2016, il Ministero della Salute ha previsto l’istituzione di un “Osservatorio Nazionale di verifica dell’assistenza sanitaria erogata nelle isole minori” composto da rappresentati del ministero e delle 7 regioni ove sono presenti isole minori (Campania, Lazio, Sicilia, Sardegna, Toscana, Puglia, Veneto). A quanto è dato sapere l’Osservatorio ha cominciato a funzionare ma, poi, come purtroppo è successo sovente in casi analoghi, non ha prodotto granché. Eppure il ruolo dell’Osservatorio è fondamentale in quanto è deputato a programmare e monitorare la sanità ed i finanziamenti (anche per nuove attività) nelle piccole isole.

Seconda considerazione: in tutto il territorio nazionale (isole comprese) nonostante i tagli ed il federalismo regionale (modifica Titolo V della Costituzione – 2001) che ha prodotto differenze e disuguaglianze di salute, il SSN permane come uno dei migliori sistemi sanitari al mondo. Questo è un patrimonio ormai consolidato, nella testa dei medici, degli infermieri ed, ancor più, dei cittadini, In Italia è scontato che la tutela della salute sia un diritto costituzionalmente sancito, previsto dall’art. 32, applicato a partire dal 1978 (anno di istituzione del SSN) e… “guai a chi lo tocca”, principalmente a livello politico.

Terza considerazione: come dicono gli esperti è cambiato il quadro epidemiologico di riferimento; dalla prevalenza delle malattie acute ed infettive si è passati alla prevalenza delle patologie cronico degenerative (malattie cardiovascolari, diabete, tumori, artropatie etc.); è stata drasticamente ridotta la mortalità infantile, si vive più a lungo, grazie a maggiore consapevolezza su stili di vita sani ed ai progressi della medicina. Gli italiani sono la seconda popolazione più longeva al mondo (superati di poco dai giapponesi), ma, dopo i 65 anni, abbiamo una popolazione anziana più malata (che vive peggio, con più patologie croniche) di molte altre. Tutto ciò ha portato gli epidemiologi a formulare la teoria che la vera epidemia del XXI secolo sono, in Italia, le malattie croniche. Quindi gli interventi sanitari (anche sulle piccole isole) devono adeguarsi all’attuale offerta del SSN ed al mutato quadro epidemiologico. I veri problemi da affrontare, sul versante sanitario, in tutto il territorio nazionale ed ancor più nelle piccole isole sono: 1. la gestione dell’emergenza (in particolare incidenti ed eventi traumatici, eventi cardiovascolari e neurologici acuti); 2. la gestione delle malattie croniche. Questo vale nelle aree metropolitane, quali Roma o Napoli, ed anche nelle isole minori. Con le dovute differenze, sia ben chiaro.

Per far fronte ad eventi traumatici acuti occorre assicurare, nelle isole minori, un primo intervento efficace, con personale adeguatamente aggiornato (118 e protezione civile) ed attrezzature tecnologiche capaci di fare una corretta diagnosi in pochi minuti. Tutto ciò è possibile senza grandi risorse economiche aggiuntive. Per rispondere al meglio, prima dell’eventuale trasferimento in terraferma se necessario, occorre avere disponibili telemedicina e locali dedicati all’osservazione breve intensiva (OBI). Per far fronte alle malattie croniche è necessario potenziare l’attività di assistenza sanitaria territoriale e domiciliare: fondamentale è il ruolo dei medici di medicina generale (medici di famiglia) che sono i veri protagonisti dell’assistenza sul territorio. L’assistenza a domicilio è forse più complicata da realizzare ma è un momento assolutamente necessario per prendersi cura dei malati, in particolare anziani e cronici.

Queste considerazioni nascono in gran parte dalla mia esperienza, svolta negli ultimi dieci anni, di direttore sanitario ad Ischia. Vero è che Ischia è la più grande tra le isole minori, più vicina al continente e meglio collegata di quanto sia Ponza.
Ma la profonda conoscenza del contesto territoriale delle due isole mi porta a affermare che le differenze sono minori di quanto ci si potrebbe attendere. Entrambe sono accomunate dalla complessa gestione delle emergenze, dalla difficoltà di assicurare una efficace assistenza domiciliare, dalle differenze stagionali. Anche Ischia soffre della depressione invernale tipicamente isolana e di un eccessivo affollamento estivo con le problematiche connesse.
Per migliorare la situazione dei servizi sanitari in isole come Ischia e Ponza, occorre che la Asl di riferimento (Latina nel caso di Ponza) comprenda che il territorio isolano va rispettato per le sue peculiarità. Comune e Regione devono fare la loro parte e sovraintendere alle attività di programmazione di loro competenza.
Vanno ascoltati di più i medici di famiglia che operano a Ponza e valorizzata la loro esperienza. Inoltre, cosa a mio avviso fondamentale, vanno adeguatamente informati e coinvolti gli isolani e le loro associazioni.
Senza accoglienza e partecipazione non si fa buona sanità. Questo vale dovunque ma ancor più nelle piccole isole.

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1 commento per Piccole isole e sanità

  • Silverio Guarino

    Quando passavo sull’amato scoglio le mie vacanze estive con i miei figli (quando erano piccoli), ero solito dire loro: “State attenti a non farvi male perché, nella migliore delle ipotesi, siamo ad otto ore di distanza dal primo pronto soccorso che possa chiamarsi tale”.
    Oggi credo che tale consiglio possa e debba essere dato ad ogni turista che si rechi sull’isola (e su tutte le piccole isole).

    E per gli “stanziali” analoghi consigli con in più: “Non si può vivere mangiando, fumando e ingrassando a dismisura, pensando di avere a disposizione una cardiologia interventistica per eseguire una coronarografia pronta a posizionare “stent” e ad eseguire angioplastiche”.

    La prevenzione deve essere previlegiata, correggendo gli stili di vita con l’educazione alimentare, l’educazione stradale e la profilassi degli eventi indesiderati e dell’insorgenza di quelle malattie conosciute, per le quali è possibile muoversi prima.

    E non si può pensare di vivere “serenamente” su una piccola isola se si è malati di cardiopatia ischemica cronica e se già le coronarie hanno sperimentato by-pass e stent e angioplastiche. Si può vivere e basta.

    Su una piccola popolazione come quella di una isola è possibile eseguire prevenzione con l’attivazione di movimenti di pensiero e di azione.

    E se il “grande vecchio” si ammala di una malattia incurabile, non è forse auspicabile che possa chiudere i suoi occhi sul tramonto di Palmarola piuttosto che su una gelida parete di una rianimazione che non riesce a rianimarlo?

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