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Un voto per l’Europa. La Francia e l’Europa al bivio

di Giuseppe Mazzella di Rurillo

 

Quel viaggio di de Gaulle in Canada di 50 anni fa

Ci sarà in Francia, il prossimo 7 maggio, il voto popolare di ballottaggio per eleggere il Presidente della Repubblica che in virtù della Costituzione della V Repubblica voluta dal generale Charles de Gaulle nel 1958, ha ampi poteri.
Il modello francese di Repubblica è unico al mondo ed è detto “semipresidenziale”.
Quando con Referendum popolare e senza passare per il Parlamento fu approvata questa Costituzione la più parte dei “politologi” sostenne che era fatta ad immagine e somiglianza di de Gaulle, “il più illustre dei francesi”, come lo definì il secondo ed ultimo presidente della IV Repubblica, Renè Coty, perché aveva salvato la Francia e la Repubblica nella seconda guerra mondiale. Quindi questo modello non gli sarebbe sopravvissuto.

Richiamato a 67 anni al potere in una situazione di guerra civile nel 1958 dal suo volontario esilio di Colombey-les-deux-eglises, de Gaulle vi rimase per 11 anni e si dimise nel 1969 quando i francesi respinsero il suo Referendum per la riforma del Senato e delle Regioni.

De Gaulle nelle sue “Memorie della Speranza”, incompiute, sottolinea fra i suoi meriti l’introduzione del Referendum come potere “legislativo” del Capo dello Stato previsto dall’ art.11 in virtù del quale il Presidente della Repubblica può sottoporre direttamente al popolo un suo progetto di legge senza passare per il Parlamento.
Fra i suoi meriti si assegna anche quello della nuova legge elettorale che è un maggioritario a doppio turno con collegi uninominali.

Una seria riforma Costituzionale in Italia dovrebbe anche esaminare l’esperienza dell’ art.11 francese con l’ art. 75 italiano sul “Referendum” e sulla “  democrazia diretta”.
In Francia cè un particolare, non trascurabile, della “continuità della Repubblica” ed è un “preambolo” che lega,comunque, la IV alla V Repubblica. Come dire: la Rivoluzione del 1779 non si discute. Si discute su come attuarla.

La Francia voterà anche l’11 ed il 18 giugno per l’ elezione della nuova Assemblea Nazionale o Camera dei Deputati. Il Senato è eletto con un collegio di grandi elettori.

Nonostante tutte le previsioni negative la V Repubblica è sopravvissuta a De Gaulle ma la Carta ha subito almeno 11 modifiche che tuttavia non ne hanno fatto venir meno la sostanza.
La V Repubblica rischia di frantumarsi dopo circa 60 anni e così il disegno di una “Europa dei Popoli”.

I due contendenti alla carica di Capo dello Stato francese sono Emanuel Macron con un movimento che si chiama “En Marche” e Marine Le Pen del “Fronte Nazionale”. Per la prima volta al ballottaggio non ci sono i gollisti. Per la seconda volta la scelta dei francesi è tra “destra estrema” e “destra repubblicana”. I socialisti sono praticamente scomparsi.

Al bivio non è solo la Francia ma l’Europa stessa. Si rischia – dopo l’ uscita della Gran Bretagna dall’ Unione Europea – di mettere le lancette dell’ orologio indietro di 70 anni.
Il voto francese è decisivo per l’Unione Europea che non si può fare senza la Francia.

Emanuel Macron, questo banchiere di 39 anni sposato con una donna che ha 24 anni più di lui (solo la Francia può accettare una cosa del genere come quella di Hollande non sposato con 4 figli e che ha cambiato due “fidanzate”), ha dichiarato di rappresentare “i progressisti che vanno dalla socialdemocrazia fino al gollismo sociale”. Per la Francia e l’ Europa è l’unica speranza.

Quel viaggio di De Gaulle in Canada e la “Missione” della Francia

Ho letto di De Gaulle molto. Gli ho dedicato una tesi di laurea che avrei voluto pubblicare non come egocentrismo ma come contributo ad una Riforma Costituzionale seria. Fondamentale per capire è quanto scritto da lui direttamente con le “Memorie di Guerra” e le “Memorie della Speranza”. Queste ultime incompiute perché si fermano al 1962.
“Le Memorie della Speranza” si dovevano comporre di tre volumi intitolati: “il rinnovamento (1958-1962)”, “lo sforzo (1962-1965)”, “il termine (1966-1969)”.
Furono pubblicati solo i primi due capitoli del secondo volume che erano pronti per la stampa il 9 novembre 1970 quando De Gaulle morì. Scriveva a mano. Nell’appendice sono riprodotti i facsimile di alcune pagine.

De Gaulle è stato un grande scrittore ed un grande comunicatore oltre ad esser stato uno dei più grandi statisti del XX secolo. Le Memorie di guerra iniziano in un modo famosissimo: “In tutta la mia vita ho avuto una certa idea della Francia…”quelle della Speranza rimarcano una “certa idea”: “La Francia viene dalla notte dei tempi. Essa vive. La voce dei secoli la chiama. Ma resta se stessa nel fluire dei tempi…”.

De Gaulle amava il contatto con la gente, il popolo, solo con questo confronto permanente come “sentire il polso” poteva andare avanti. Da qui i suoi viaggi attraverso tutta la Francia ed il mondo.

Vi è un viaggio di De Gaulle nel Quebec, la provincia francofona del Canada, del luglio 1967, di soli tre giorni. Non abbiamo la versione del Generale nelle sue Memorie che si fermano al 1962.

Ho letto il commento su questo viaggio in due biografie: quella, scritta nel 1993 , di Charles Williams, un britannico laburista di padre gallese e di madre di origine francese “ugonotta” cioè protestante e quella di Riccardo Brizzi e Michele Marchi, italiani, ambedue dottori di ricerca in Storia Contemporanea scritta nel 2008.
Ambedue le biografie sul viaggio in Quebec sottolineano l’ espressione “scandalosa” di De Gaulle dal balcone dell’Hotel de Ville di Montreal il 27 luglio 1967: “W le Quebec Libre” interpretata come un invito alla seccesione dal Canada della “ Nouvelle France” dopo una “ occupazione britannica” di oltre duecento anni dalla sconfitta del XVIII secolo.
Quel viaggio nel Canada Francese fu probabilmente il più trionfale e commovente per De Gaulle. Lo accolsero in una maniera entusiastica gli oltre 4 milioni di “ francesi canadesi o canadesi francesi” che costituiscono la maggioranza degli abitanti in Quebec e che fanno di Montreal la seconda città francese al mondo dopo Parigi. Oggi nel Quebec ci sono decine di strade,piazze e monumenti dedicati a Charles de Gaulle.

De Gaulle solo alla fine di un breve discorso – ma straordinariamente efficace – pronunciò la frase del “W le Quebec Libre” ma tutto l’ intervento è un commovente saluto del “vecchio Paese” ai francesi canadesi che sono rimasti legati alla loro Madre Patria per oltre duecento anni in un legame “ indissolubile”. De Gaulle nel discorso afferma di “confidare un segreto e di non ripeterlo: questa sera qui e lungo tutta la strada io mi sono trovato in una atmosfera del genere della Liberazione”.
Infatti ha percorso la grande strada “le chemin du roy” lunga 280 chilometri fatta costruire da Re Luigi XV nel 1731 che lega Quebec Ville a Montreal accolto con un entusiasmo incredibile come dimostrano i documentari in tutti i piccoli centri dove si è fermato. De Gaulle parla almeno 4 volte e per pochi minuti in questi “villaggi francesi” e ribadisce il diritto di ogni popolo ad essere quello che vuole essere sostenendo di fatto una tesi separatista non tanto nella formale indipendenza del Quebec ma nella assoluta parità dei francesi canadesi con i britannici canadesi che sono la maggioranza di tutto il Canada.
Ma c’è un breve discorso che pronuncia in un piccolo villaggio e che viene riportato in un documentario su quel viaggio dove afferma: “Noi francesi, da una parte e l’ altra dell’ Atlantico, siamo chiamati a fare meglio per Umanità tutta intera. E’ la nostra Missione, la nostra Vocazione, di essere esemplari fra tutti gli uomini, la mano nella mano e avanti!”.
Non c’è assolutamente retorica in questa affermazione. Come nelle toccanti parole dell’inizio delle Memorie di Guerra sostanzialmente uguali a quelle della Speranza.

I francesi si sentono veramente investiti di questa “Missione” di migliorare il mondo.


Come non c’è retorica nelle parole del primo e del secondo discorso di insediamento di Francois Mitterrand all’ Eliseo. Il primo del 21 maggio 1981: “E’ nella natura di una grande Nazione di concepire grandi destini” e quello del 21 maggio 1988 dove Mitterrand sottolinea “la continuità delle nostre Istituzioni” e che “la Repubblica non appartiene a nessuno. Noi ne siamo tutti, a diverso titolo, i garanti e gli artigiani. Sul cantiere di questi Valori sempre nuovi per cui combattiamo ogni giorno nel nome della libertà, dell’ uguaglianza e della fraternità nessun volontario è di troppo”.
E’ un particolare del tutto trascurabile che De Gaulle non fu mai un socialista e che Mitterrand non fu mai gollista.

Conclusioni
Da queste osservazioni traggo la convinzione che non vi può essere Europa senza la Francia e che questa “ Missione” per migliorare il mondo “ tutto intero” deve diventare impegno di tutto il “ vecchio Continente”.
L’ alternativa è la barbarie.

 

Casamicciola, 29 aprile 2017-04-29

 

 

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