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Totò. A cinquant’anni dalla scomparsa

proposto da Sandro Russo

 

Ho temuto di essere in ritardo per ricordare sul sito la figura e l’importanza di Totò; da qualche giorno ero andato raccogliendo gli articoli più significativi con l’intenzione di farne una specie di antologia da tenere da parte, da andare a rileggere al bisogno.
La data è oggi. Totò: Napoli, 15 febbraio 1898 – Roma, 15 aprile 1967.

Non si contano le citazioni e le immagini dei personaggi di Totò che abbiamo utilizzato a diverso titolo sul sito nel corso degli anni (l’ultima volta solo ieri l’altro nell’articolo di Vincenzo Ambrosino pubblicato da Enzo di Fazio).

Per non dire delle frequenti citazioni che ricorrono negli scritti del nostro Sang’’i Retunne – una a caso: ogni limite ha la sua pazienza! – che ne predilige gli aspetti di irrisione della tracotanza del potere.

Il lascito di Totò è quanto mai attuale e riguarda la lingua, il costume, l’etica, la comicità, la poesia; in generale l’originalità e l’innovazione che permeano la sua opera, per quanto ci è restato in scritti, rappresentazioni teatrali e film.
In particolare è la sua anima profondamente ‘napoletana’ (oltre che ‘italiana’) ad esercitare un fascino indelebile; come viene ricordato nell’orazione funebre pronunciata a Napoli nel pomeriggio del 17 aprile del ’67 da Nino Taranto davanti a una folla straripante:
“Amico mio, questo non è un monologo, ma un dialogo perché sono certo che mi senti e mi rispondi, la tua voce è nel mio cuore, nel cuore di questa Napoli, che è venuta a salutarti, a dirti grazie perché l’hai onorata. Perché non l’hai dimenticata mai, perché sei riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso quella cappa di malinconia che l’avvolge. Tu amico hai fatto sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicità, l’allegria di un’ora, di un giorno, tutte cose di cui Napoli ha tanto bisogno. I tuoi napoletani, il tuo pubblico è qui, ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli l’ultimo “tutto esaurito” della sua carriera, e tu, tu maestro del buonumore questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Totò, addio amico mio, Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore vuole farti sapere che sei stato uno dei suoi figli migliori, e che non ti scorderà mai, addio amico mio, addio Totò”.

Per tornare all’antologia cui accennavo prima, ho raccolto frammenti diversi che tutti insieme – spero – daranno un’idea di Totò uomo e artista: un ricordo per noi che l’abbiamo conosciuto e per i giovani (tra i quali è molto popolare) che ne sentono parlare oggi.

– Il video Preghiera del clown contenuto in un articolo di Ponzaracconta sul circo del dicembre 2015

– Una pagina a più voci comparsa su La Repubblica del 12 aprile scorso, con contributi di Marino Niola: “La maschera perfetta di Napoli”; Paolo D’Agostini: “Il Principe della battuta e del gioco di parole”; Gino Castaldo: “Non improvvisava, detestava i dilettanti” (qui il file .pdf della pagina del giornale): Da la Repubblica dell’11 aprile 2017. Totò ; qui il .pdf degli stessi articoli a stampa: Tre articoli da Repubblica dell’11 aprile 2017

– Una testimonianza di Renzo Arbore (articolo di Silvia Fumarola) in occasione della Laudatio academica del 5 aprile u.s., nell’aula Magna dell’Università Federico II di Napoli (file pdf): Renzo Arbore. Totò

Un ponderoso articolo da Micromega (file pdf): Totò politico del dis-senso. Di Rossella Guadagnini in Micromega

Per chiudere, “Cosa sono le nuvole”, un tenero e breve ricordo dall’episodio di Pasolini [da “Capriccio all’italiana” film con il contributo di diversi registi].
Questo episodio è l’ultima pellicola cinematografica in cui appare Totò ed è l’ultimo film girato dall’artista: Capriccio all’italiana uscì nel 1968 mentre le riprese dell’episodio pasoliniano erano state effettuate tra il marzo e l’aprile dell’anno precedente. Totò, morto il 15 aprile 1967, non vide la pellicola.

Guarda qui il video da YouTube:

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[La storia è una rivisitazione dell’Otello, recitato da un gruppo di marionette (Totò, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Ninetto Davoli, Laura Betti, Carlo Pisacane, Adriana Asti), che sulla scena interpretano i ruoli shakespeariani ma che dietro le quinte si pongono delle domande sul perché fanno ciò che fanno. La rappresentazione è interrotta dal pubblico che, nel momento più drammatico, l’omicidio di Desdemona (Laura Betti) da parte di Otello (Ninetto Davoli), irrompe sulla scena e, disapprovando i comportamenti di lui e di Iago (Totò), li fa a pezzi. Il monnezzaro (Domenico Modugno) getta cantando le due marionette in una discarica, dove i due fantocci rimangono incantati a guardare le nuvole – da Wikipedia].

 

Per Pasqua – miracoli della tecnologia – un Augurio speciale da tutta la Redazione di <em>Ponzaracconta</em>, inoltrato da Totò in persona (in immagine!).

Guarda e ascolta qui il brevissimo video da YouTube:

2 commenti per Totò. A cinquant’anni dalla scomparsa

  • Enzo Di Fazio

    La notizia-curiosità la riporta un articolo dedicato a Totò che abbiamo inserito anche in Rassegna stampa. Merita, a mio avviso, di essere ricordata a commento di questo interessante pezzo di Sandro. Totò ha scritto delle bellissime poesie, come “A livella”, “A vita è ingiusta” “Sarchiapone e Ludovico” ma anche la notissima canzone “Malafemmina”. Questa canzone è stata scritta nel 1951 nell’Albergo Miramare di Formia durante la lavorazione del film “Totò terzo uomo” in cui Totò veste i panni del farfallone donnaiolo.
    Non si sa con certezza da quale donna si stato ispirato. Alcuni dicono da Silvana Pampanini, conosciuta sul set di “47 morto che parla”, di cui si era innamorato senza essere ricambiato; altri dalla moglie Diana, colpevole di non aver mantenuto una promessa fattasi vicendevolmente.

  • La Redazione

    Per Pasqua – miracoli della tecnologia – un Augurio speciale da tutta la Redazione di Ponzaracconta, inoltrato da Totò in persona (in immagine!).

    Guarda e ascolta il brevissimo video da YouTube, nell’articolo di base

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