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if p-15 k1-18a 90 4_g-20091209221925 Bavosa africana: Parablennius pilicornis

Ciao Aniello, “Aniell’ ‘i ‘Gnazio”

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di Sandro Vitiello

 

Stamattina ci ha lasciato Aniello Impagliazzo, mio amico da sempre.
Domani avrebbe compiuto settantasei anni.

Era da qualche anno che stava combattendo una sua personale battaglia contro un brutto male ma non si era mai lasciato andare.

C’era però qualcosa di strano nei nostri ultimi incontri e nelle telefonate che ci scambiavamo abbastanza frequentemente.
Si parlava volentieri del passato ma non c’erano più tante idee per il futuro.
Quest’estate ci siamo sentiti quasi tutti i giorni prima che io arrivassi a Ponza.
Aveva bisogno di me per organizzare la sagra del pesce.
– Ma io che posso fare che voi non sapete fare già meglio di me?
– Tu ci devi spicciare le carte.

E in un pomeriggio fuori da Angelino ho partecipato alla più surreale delle assemblee ponzesi.
Mentre si scrivevano due righe da mandare in Comune o ai Carabinieri per le dovute autorizzazioni, intorno a noi discussioni infinite sul tutto, mica su quello che si stava facendo.
I destini di Ponza, la moralità di qualcuno dei presenti e tutto quello che poteva passare per la testa diventavano argomenti di discussione.
Con Aniello che mi guardava e diceva: – Vai avanti, non ti preoccupare.

Era forse il suo “canto del cigno” quella serata organizzata  dopo il giorno di Ferragosto.
Abbiamo servito tutto quello che c’era, la gente si è divertita e negli occhi di Aniello c’era una sorta di beatitudine come se avesse superato l’esame più importante.
I suoi occhi sembravano dire: – Avete visto che sono ancora capace di fare qualcosa.

I ricordi sono tanti e sopra tutti quella mattina di tre anni fa dalle parti del faraglione di Mezzogiorno a Palmarola quando ho scoperto che in primavera il profumo delle viole regala emozioni uniche passando da quelle parti.

E poi tanti altri momenti.
Quando ero ragazzino e si andava insieme a pescare, alla nostra maniera.
O in anni non troppo lontani quando passava a trovare mio padre portandosi dietro una bottiglia del suo vino.

Un giorno scriverò del suo viaggio nella Corea del Nord e di quando gli volevano far mangiare una specialità locale.
Oppure racconterò di quella pescata incredibile in Toscana o di certe sue spiegazioni mentre portava a spasso i turisti con il “Redentore”. Forse non erano storicamente perfette le sue narrazioni ma gli schiavi portati a lavarsi al Bagno Vecchio a suon di frustate non sono cose che si dimenticano facilmente.
Mi mancheranno quelle serate sul terrazzo di casa sua a mangiare le cose più buone del mondo e quella complicità che ha accompagnato la nostra vita.

Un abbraccio grande amico mio e un saluto affettuoso ad Amelia, compagna di vita da quasi cinquanta anni, a Marianna con il suo figliolo e ad Ezio.

Ciao Aniello e fai buon viaggio.

PS: il saluto più bello ad Aniello sarebbero i fuochi d’artificio che lui amava tanto.

 

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