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Pensierino natalizio

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di Rosanna Conte
citazione

 

Fra pochi giorni è Natale e la retorica che purtroppo l’accompagna fa da padrona dappertutto: in televisione, nelle pubblicità che illustrano i settimanali e tappezzano le città con grossi tabelloni, nel nostro quotidiano dove siamo impegnati nella ricerca dei regali e nella scelta dei locali dove andare a divertirci.

Io vorrei affrontare questo Natale da un altro punto di vista.

Premesso che il tutto è collegato alla nascita di Gesù Cristo e che le parole di questa festività sono bontà, carità, solidarietà, apertura al diverso, ecumenismo, tutti valori che vediamo svanire spesso nella nostra esperienza quotidiana, direi di provare riflettere su una parola: credere.

Quando si crede in qualcosa la si ritiene vera e ad essa ci si affida, senza mettere in discussione la sua efficacia e, sia che si creda in valori religiosi sia che si creda in valori laici, non solo ci si dovrebbe impegnare ad attuarli a livello personale, ma bisognerebbe battersi per affermarli in mezzo a tutti per favorirne la diffusione.

Dal che deriva che, se questi valori sono disprezzati o negati, chi crede deve opporsi, protestare e, se necessario, ribellarsi.

Percorso logico antitetico al motto fascista Credere Obbedire Combattere, che imponeva di credere in qualcosa di illiberale ed antidemocratico, di obbedire senza alcuno spirito critico e di combattere con le armi (il detto era insegnato ai giovani insieme all’addestramento militare).

Certamente il contesto di uno Stato che ha una Costituzione democratica che tutela i diritti di tutti rende completamente diverso il rapporto di “fede”: noi non siamo obbligati a credere in qualcosa che potrebbe anche nuocerci, ma crediamo liberamente nei valori e nei diritti espressi nella nostra Costituzione perché ritroviamo in essi gli elementi che ci danno dignità di cittadini, tutelano le nostre libertà, ci offrono capisaldi di regole che ci accompagnano nel mondo del lavoro, nei rapporti sociali, nei rapporti con le istituzioni salvaguardando le nostre persone.

Per noi il verbo Obbedire non ha senso: rispettiamo le leggi che ci pongono dei limiti, ma possiamo contestare se riteniamo che una legge o qualcuno vìoli dei nostri diritti. Nella nostra Costituzione, del resto, è prevista anche la protesta, tutelata da leggi che, consentendola, obbligano a non travalicare i confini dei diritti altrui e, conoscendola bene, possiamo batterci per vedere affermati i nostri diritti, non combattendo con le armi, ma con gli strumenti della democrazia, .
Però, per battersi, bisogna prima di tutto credere.

E adesso parliamo di noi.
Noi crediamo veramente di essere cittadini di uno Stato democratico in cui i diritti sono uguali per tutti?

Il diritto alla mobilità riguarda solo coloro che sono in terraferma o anche gli isolani? E riguarda gli isolani tutti o alcuni un po’ meno?
E il diritto all’acqua? E quello a salvaguardare l’ambiente? E quello di gestire il proprio territorio? E quello di tutelare la salute? E quello di lavorare in sicurezza? E quello di poter esprimere il proprio pensiero..?

Se crediamo veramente in tutto ciò, allora dobbiamo attrezzarci un po’ meglio per protestare quando questi nostri diritti sono posti sotto i piedi.

Il problema è che la protesta può incidere, prima di tutto, se c’è aggregazione e ci si aggrega solo se si è convinti che questi diritti riguardano tutti: se ne tolgo alcuni a qualcuno, prima o poi verranno tolti anche a me.

Mi viene da sorridere a pensare che nel 1929 dei confinati, persone a cui erano stati tolti quasi tutti i diritti, protestarono perché non potevano fare più i bagni a Chiaia di Luna e fecero sciopero. Per la cronaca, erano stati mandati alla Caletta, ma si rifiutavano perché la spiaggia, frequentata dalla borghesia ponzese, era troppo piccola e vicina allo scolo del mattatoio. Sembra una motivazione stupida per uno sciopero se facciamo il confronto con tutte le motivazioni delle altre proteste (riduzione della diaria giornaliera, divieto di accesso per le donne nei cameroni, divieto di corrispondere con chi non era parente stretto, soppressione degli alloggi fuori dai cameroni ecc), ma i confinati non si fecero scappare l’occasione di manifestare contro lo spostamento di spiaggia perché erano consapevoli dell’importanza della salvaguardia dei diritti acquisiti.

Non vorrei annoiare i pazienti lettori di Ponzaracconta, ma il mio pensierino natalizio mi spinge ad augurare a tutti noi ponzesi una forte consapevolezza dei propri diritti, il sano convincimento che bisogna battersi per mantenerli vivi e realizzarli e, in particolare, la capacità di aggregarsi tutti quando ce n’è la necessità.

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