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Un mio ricordo di Ponza

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di Domenico Imperatore
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Correva l’anno 1981 e stavamo ristrutturando per l’ennesima volta la casa dove sono nato e nella quale tuttora vivo. Un po’ per sfuggire al disagio dei lavori in corso e un po’ perché qualche tempo prima avevo letto un interessante reportage su “ Gente Viaggi”, decisi di prenotare un viaggio di 5 giorni a Ponza, isola che non avevamo mai visitato pur risiedendo nella stessa provincia.

In calce all’articolo che avevo letto, veniva segnalata, tra gli altri, la pensione “Ponzio Pilato”, di cui si decantava un giardino interno molto carino e la buona cucina. Mi lasciai convincere e fu là che soggiornammo, non rimanendo assolutamente delusi rispetto alle aspettative.

Ancora adesso ricordo quei giorni con struggente nostalgia, perché ebbi modo di trascorrere con mia moglie e il mio primogenito, allora di tre anni, un periodo di irripetibile intimità.
Girammo l’isola in lungo e in largo, a piedi per quanto possibile o in bus quando andavamo a “Le Forna”, tuttavia il momento più bello è stato quando, partendo da “Santa Maria”, un pescatore abbastanza giovane ma già molto esperto ci fece fare il periplo completo. Il viaggio durò circa 5 ore, durante le quali sostammo in tutti i punti più caratteristici che il buon uomo ci illustrò con grande trasporto.

Sono tornato altre volte, ma in maniera “mordi e fuggi”, forse perché inconsciamente ho avuto paura che un eventuale soggiorno si sarebbe rivelato deludente rispetto a quello a suo tempo meravigliosamente vissuto, il cui ricordo, peraltro, ingigantisce sempre più ogni anno che passa, rendendo addirittura fatato un luogo di per sé già unico al mondo.

Quel periodo mi ha ispirato una composizione, che chiamare poesia sarebbe certamente troppo e che potremmo, invece, definire una semplice riflessione. La propongo pur consapevole di non rendere merito a una realtà davvero fantastica.

Quanto prima, sia pure quasi certamente fuori stagione, ritornerò per più giorni.

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Ponza
 

Sui declivi agavi
esplodono nel germoglio di morte.
Pigro il mare nel porto
culla variopinte imbarcazioni.

Nei vicoli tra chiaroscuri improvvisi
il profumo intenso
di peperoni fritti nell’olio di oliva.

Ciacole di comari nenianti;
si mena vanto della nipote laureata
che non si è vista sull’isola
perché intenta a fare strada
e chissà chi diventerà.

“In ogni scogliera una grotta
– narra il vecchio marinaio -,
a Ponza anche due o tre
per infittire il mistero
e proteggere amori e miracoli”.

Non riesci a penetrare nell’anima
puoi solo sfiorarla
e questo ti spinge a ritornare.

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