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Vaccinazioni in calo. Tra disinformazione, paura e ideologia

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proposto da Sandro Russo

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Dai miei studi di medicina ricordo i lavori pionieristici sui vaccini – di Jenner (1748-1823) e poi di Pasteur (1822-1895) – come un’epopea della scienza e dell’uomo. Insieme alla scoperta della penicillina  (Fleming, 1928) e all’introduzione degli altri antibiotici, fu il tempo esaltante il cui il genere umano, grazie ai progressi della scienza, si affrancava da secoli di pestilenze, dall’ineluttabilità delle morti di massa.

Quei nomi fanno ancora paura, come retaggio dei “secoli bui”: peste, vaiolo, difterite… Evocano libri (uno per tutti, il Manzoni dei Promessi Sposi) e film (l’impressionante scena dei topi vettori di peste che sbarcano dalla nave nel Nosferatu di Werner Herzog) che hanno fornito figurazioni dell’immaginario oscuro dell’umanità.

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È degli ultimi anni e mesi l’allarme del Ministero della Sanità sull’aumento del numero di famiglie che non somministra ai figli neppure i vaccini obbligatori: calano le percentuali di bimbi immunizzati e si rivedono casi di morti evitabili per malattie come il morbillo e la pertosse.

La psicosi del rifiuto a vaccinarsi è nata da uno studio di un medico inglese, Andrew Wakefield, che nel 1998 pubblicò su Lancet uno studio su 12 bambini autistici da cui sembrava emergere un rapporto tra autismo e vaccinazioni. Lo studio non fu confermato da altri successivi, fu destituito di fondamento da parte della comunità scientifica internazionale e ufficialmente ritirato dalla rivista nel 2010.

Ora una nuova ricerca (aprile 2015) smentisce ancora una volta il rapporto fra immunizzazione e questa patologia.
L’indagine è stata condotta su ben 95.727 bambini, tutti con fratelli più grandi, alcuni dei quali autistici, ed ha accertato che il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia non è associato a un aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico. Un esito confortante, dunque, tanto più che del campione facevano parte bambini a più alto rischio per il fatto di avere un familiare autistico. A pubblicare il lavoro, finanziato dal National Institute of Mental Health, dai National Institutes of Health e dal U.S. Department of Health and Human Services, è la rivista JAMA: The Journal of the American Medical Association) [April 21, 2015 – http://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2275426].

Ma il sospetto e la sfiducia, una volta innescati, si sono propagati a macchia d’olio ed hanno fatto sorgere sorgere ripensamenti e defezioni, con svantaggi per tutti.
Dove non pote’ la peste, vinsero la disinformazione e la stupidità.

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Infatti preoccupanti indagini statistiche mostrano che molti genitori, malgrado l’assenza di qualsiasi evidenza scientifica, continuano a considerare “pericolose” le vaccinazioni e a sottrarre i propri figli a questa elementare norma di sicurezza (per i loro e per i bambini degli altri).

Il riferimento di attualità è la presa di posizione della Regione Emilia –Romagna (nov. 2016) sull’interdizione dell’accesso agli asili dei bambini sprovvisti di certificato di vaccinazione. E la Regione Lazio si avvia a fare lo stesso (vedi su queste pagine, in Rassegna Stampa (54) da Latina Oggi del 25 nov. scorso (leggi qui).
Per non parlare di altri paesi europei – la Francia per esempio – dove le vaccinazioni obbligatorie sono un pre-requisito per l’accettazione dei bambini all’asilo e a scuola.

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Tabella delle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate – Cliccare per ingrandire

Oggi in Italia l’obbligo vaccinale riguarda solo 4 (poliomielite, difterite, tetano ed epatite B) delle numerose vaccinazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale; la vaccinazione contro la pertosse, il morbillo, la parotite, la rosolia e l’haemophilus influenzae b sono soltanto raccomandate.  Tuttavia, anche i vaccini raccomandati sono efficaci e sicuri e dovrebbero essere offerti alle popolazioni target, secondo le indicazioni del Piano nazionale vaccini 2016-2018, al momento in fase finale di pubblicazione (fonte Istituto Superiore si Sanità: http://www.epicentro.iss.it/discussioni/vaccinazioni/greco.asp).

Alla ricerca di una spiegazione di quanto – da medico – mi sembra un’incredibile rinuncia al raziocinio e alla logica, riporto un articolo di Michele Serra – il mio giornalista di riferimento – che inserisce la resistenza a far vaccinare i propri figli in un più generale “rifiuto della delega”.

Commenti
L’amaca di Michele Serra- Da “La Repubblica” del 6 settembre 2016

Il rifiuto della “medicina ufficiale” (che poi sarebbe: la medicina) e il conseguente ricorso alle cure fai-da-te, molte delle quali idiote e pericolose, è un fenomeno in aumento. Riflette un più vasto “rifiuto della delega” che investe anche la politica, l’informazione e molte altre cose. In soldoni: non ci si fida più delle “caste” fin qui preposte a governare questo o quell’aspetto della vita sociale, perché le si considera fuorviate o corrotte da interessi inconfessabili. Il fatto che in parte e a volte (ripeto: in parte e a volte) questo sia vero non dovrebbe autorizzare una persona ragionevole a considerare le vaccinazioni e la chemioterapia alla stregua di frodi commerciali e a curare la poliomielite o il cancro con le ortiche; oppure ad affermare che “tutto quello che dicono i giornali è falso” (copyright Grillo) preferendo auto-informarsi sui blog di comodo, quelli che scrivono solo quello che ti piace leggere. Il problema — profondo — è che senza fiducia negli altri una società non ha alcuna prospettiva di migliorare, forse nemmeno di sopravvivere. Anche perché costringe ognuno a sopravvalutare fino al ridicolo (e fino alla rovina) le proprie capacità di fare a meno delle competenze altrui. E se fino a poco tempo fa il pericolo era il cugino che ti diceva “non chiamare l’idraulico, lascia fare a me”, e ti distruggeva la casa; oggi il pericolo, proporzionalmente al picco della sfiducia negli altri, è che uno si curi da solo. Distruggendo una vita.

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3 commenti per Vaccinazioni in calo. Tra disinformazione, paura e ideologia

  • Enzo Di Fazio

    Molto interessante l’articolo di Sandro e quanto mai opportuno per richiamare l’attenzione soprattutto di coloro che hanno figli piccoli sull’importanza delle vaccinazioni in un momento in cui alcune malattie che sembravano debellate stanno ritornando in maniera preoccupante. I diversi casi di meningite verificatisi in questi ultimi tempi confermano l’esigenza di non abbassare mai la guardia e l’utilità della profilassi tramite i vaccini.
    Ricordo che ai tempi in cui i miei figli avevano 1/2 anni (parlo di oltre trent’anni fa) se tardavamo nel presentarci al Centro abilitato della ASL per effettuare le vaccinazioni obbligatorie o i relativi richiami venivamo dallo stesso sollecitati con una cartolina d’invito. Quel richiamo serviva a responsabilizzarci. Ricordo che anche il nostro pediatra era molto attento a che le scadenze fossero rispettate e non perdeva occasione per ricordarci l’importanza delle vaccinazioni assumendosi, da medico, la responsabilità di quello che diceva.
    Cosa avviene oggi? Penso che i pediatri (ma anche i medici di famiglia) siano sempre attenti alla problematica; ho dubbi, però, che lo siano anche le specifiche strutture delle ASL. Ben vengano, quindi, decisioni come quella presa dalla Regione Emilia-Romagna e come quella in corso della Regione Lazio.

  • isidorofeola

    Sottoscrivo integralmente quanto affermato da Sandro ed Enzo.
    Purtroppo nella ricerca in rete si trovano tanti articoli “antivaccini”, che si sono rivelate delle vere e proprie bufale.
    Comunque, dagli ultimi dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e riguardanti i dati sulle vaccinazioni obbligatorie, in Italia la copertura vaccinale supera il 95% (in risalita dopo che nel nel 2013 e 2014 era scesa sotto il 95%). Ci si vaccina di più al SUD ed isole, mentre la maglia nera tocca alla provincia autonoma di Bolzano.
    E’ bene sapere che, ovviamente grazie al vaccino, l’Italia è “Polio Free” dal 2000, vale a dire che da tale anno non si sono più registrati in Italia casi di poliomielite. Però attenzione a non abbassare la guardia in quanto nel territorio della ex-Jugoslavia si registra ancora tale malattia; la Jugoslavia sta di fronte a noi e tanti cittadini italiani la scelgono come meta vacanziera e\o pellegrinaggio religioso (es.Medjugorje).
    In Africa si muore ancora di morbillo e l’organizzazione “Medici senza frontiere” spende una buona parte di risorse ed energie umane proprio nel cercare di vaccinare a tappeto i bambini del continente.
    Sempre da notizie dell’ISS qualche mese fa c’è stato un “contatto” di difterite (si è trattato di un cittadino ucraino in transito per l’Italia ma non residente qui).
    E a Ponza come è la situazione ? La copertura delle vaccinazioni obbligatorie sfiora il 100% ; dall’inizio dell’anno ho avuto diversi incontri\scontri con una coppia di genitori convinti a non far vaccinare la loro neonata ma alla fine, seppure in ritardo sul calendario ufficiale, è stata vaccinata anch’essa.
    Per quanto riguarda le altre vaccinazioni (c.d.”consigliate”) anche qui abbiamo una copertura medio-alta, che non so, al momento, numericamente quantizzare
    La stessa buona risposta della popolazione abbiamo a Ponza per quanto riguarda la vaccinazione antinfluenzale per gli ultrasessantacinquenni e per i soggetti a rischio. Inoltre da quest’anno abbiamo a disposizione anche la vaccinazione antipneumococcica che viene offerta gratuitamente dall’ASL, tramite i medici di famiglia, a soggetti selezionati (dato l’alto costo del vaccino stesso).

  • Patrizia Montani

    Da pediatra di base operante a Roma, sono perfettamente d’accordo con quanto scrivete sulle vaccinazioni.
    La mancanza di fiducia, l’impossibilità di affidarsi, l’incontro con pericolose ideologie è centuplicato dai mezzi di informazione: tutti i miei pazienti – dico tutti! – se hanno qualche problema di salute, prima e dopo il parere del medico leggono su internet. Sacrosanto il diritto all’informazione, ma chi controlla quello che c’è scritto?
    Complimenti ai ponzesi per il 100%
    Ci sono bravi operatori sanitari a Ponza!

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