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Ventotene è solo un’isola ma l’Europa comincia lì

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di Giuseppe Mazzella di RurilloManifesto di Ventotene

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Ventotene è solo un’isola. È la più piccola e lontana delle “isole napoletane” insieme a Ponza che il re Borbone decise di ripopolare nel secolo XVIII mandando coloni da Torre del Greco e da Ischia soprattutto. Ha una superficie di 1,54 Kmq, poco più di un terzo di Procida, la più piccola delle “isole partenopee” con la nuova denominazione della geografia politica che ha diviso le “partenopee” (Capri, Procida, Ischia) dalle “ponziane (Ventotene e Ponza) mentre antropologicamente sono tutte “napoletane” perché il dialetto napoletano, con varie sfumature, si parla in queste isole dove si cucina napoletano, si canta napoletano, si recita napoletano.

L’isola di Ventotene – con l’isolotto di Santo Stefano dove il re Borbone fece costruire un immenso carcere sempre nel secolo dei Lumi che è stato chiuso ed abbandonato nel 1965 – dista 19 miglia da Ischia e 36 miglia da Formia, sul continente.
È uno dei più piccoli Comuni d’Italia ed ha una popolazione residente di circa 700 abitanti che diventano 200 o poco più durante il lungo inverno.
C’è un “Istituto comprensivo” per i bambini ed i ragazzi che restano. Una classe è di 4 o 5 alunni. Non c’è un ospedale ma un “ambulatorio” e c’è una “elisuperficie”, una specie di eliporto.

I pochi abitanti vivevano di agricoltura di sussistenza e di pesca. Battuta da tutti venti non c’è un albero di alto fusto. La montagna più alta è Punta Eolo a circa 139 metri sul livello del mare. Non c’è acqua potabile che arriva da Napoli con le motocisterne. Da qualche anno hanno scoperto il “turismo nautico” ma è una stagione cortissima di poco più 2 mesi.
C’è una sola chiesa dedicata a Santa Candida che è per i ventotenesi quella che è per gli ischitani Santa Restituta.
C’è un piccolo cimitero nei pressi della chiesa e nei paraggi dei resti di Villa Giulia, rovine dell’antica colonizzazione romana.

È in questo piccolo cimitero che ha voluto essere seppellito con le sue ceneri Altiero Spinelli, il più grande europeista di tutti i tempi, l’autore principale del “Manifesto per un’Europa libera ed unita”. Gli altri autori furono Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.

i protagonisti del manifesto di ventoteneEugenio Colorni, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi ritratti in una foto di gruppo a Ventotene con altri azionisti

Spinelli trascorse 5 anni di confino a Ventotene insieme ad altri mille e più confinati del fascismo. Dal 1939 al 1943.
Era comunista ma per le sue idee sull’Europa fu messo all’indice dagli altri confinati del PCI.

Il Manifesto fu scritto nel 1941 e la sua gestazione durò sei mesi. I tre autori erano di differenti idee politiche: Spinelli comunista, Colorni socialista del Psi, Rossi, azionista. Ma erano tre “eretici” di una certa sinistra.

L’idea di fondo è che l’Europa doveva superare il “nazionalismo” e da questo superamento realizzare gli “Stati Uniti d’Europa”.
Una Unione politica ed economica che doveva essere “socialista” e questa era anche una nuova visione del “socialismo” perché gli Stati Uniti d’Europa dovranno “proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita”.
“La proprietà privata – diceva il testo – deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio”.
L’affermazione – così espressa – non poteva essere accettata né dai comunisti, né dai socialisti né dal piccolo Partito d’ Azione con i loro apparati.
Questo testo non poteva avere avvenire.

Non esiste una versione dattiloscritta firmata dai tre autori. È leggendaria la sua trasmissione sul continente. Chi dice che la moglie di Ernesto Rossi, Ada, lo portò con sé celato nelle spalline dell’abito, chi dice che fu la moglie di Colorni – che poi divenne la moglie di Spinelli – l’ebrea tedesca Ursula Hirschmann a nasconderlo nel ventre di un pollo ed a portarlo sul continente scritto sulla carta delle sigarette per sfuggire alla censura fascista.

Dovette finire la guerra, cominciare a parlare della necessità di difendere prima di tutto la Pace in Europa, costituire in Italia la Repubblica “fondata sul lavoro” al posto della monarchia, in Francia avviare la IV Repubblica, in Germania – divisa in due Stati con lo status speciale di Berlino – con una Repubblica Federale, affinché il “Manifesto” cominciasse ad essere preso in considerazione.

All’inizio all’Europa Unita non ci credeva nessuno.

Altiero_Spinelli

Altiero Spinelli fu abbandonato dal Partito Comunista.
Il giorno che lasciò Ventotene da uomo finalmente libero, il 18 agosto 1945 scrive:
“Guardavo sparire l’isola nella quale avevo raggiunto il fondo della solitudine. M’ero imbattuto nelle amicizie decisive della mia vita. Avevo contemplato come da un lontano loggione, la tragedia della seconda guerra mondiale, avevo tirato le somme finali di quel che ero andato meditando durante sedici anni. Avevo scoperto l’abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l’ebbrezza della creazione politica, il fremito dell’apparire delle cose impossibili. Nessuna formazione politica esistente mi attendeva, né si preparava a farmi festa, ad accogliermi nelle sue fila. Con me non avevo per ora oltre me stesso che un manifesto con alcune tesi e tre o quattro amici”.
Dovette attendere 25 anni per avere un incarico nell’avviata Unione Europea.
Nel 1970 da indipendente e su indicazione di Pietro Nenni, socialista, fu nominato nella Commissione Europea, il Governo dell’allora CEE.
Poi fu eletto per due volte deputato europeo nelle liste del PCI ma senza prendere di nuovo la tessera.

Eugenio_Colorni

Eugenio Colorni, ebreo, laico, morì a 35 anni nel 1944 a Roma in una imboscata di militi fascisti.

Ernesto_Rossi

Ernesto Rossi divenne un grande giornalista e polemista dalle colonne de “Il Mondo” da non cessò mai di essere un “liberale di sinistra” senza mai essere “socialista”.

Da questa piccola isola è partita l’Europa.

Quando la visitammo con Gianni Vuoso nel 2010 e ne facemmo un corposo reportage per “La Rassegna d’Ischia” diretta da Raffaele Castagna, ci venne naturale indicarla come “un’isola extraterritoriale” dell’Unione Europea dove l’Europa avrebbe dovuto avere una propria sede.

 

Domani lunedì 22 agosto 2016 il nostro presidente del Consiglio, Matteo Renzi, terrà un summit con la cancelliera tedesca, Angela Merkel ed il presidente francese Francois Hollande nelle acque di Ventotene, simbolicamente per rilanciare il progetto di più forte Unità Europea.
Il summit si terrà sulla nave militare “Garibaldi”.
La presenza sull’isoletta sarà limitata a pochi minuti. I tre statisti visiteranno solo la tomba di Spinelli ma non sono previste altre cerimonie pubbliche.

Il piccolo Comune di Ventotene è commissariato da giugno per la mancata approvazione del bilancio.
Il Comune è retto dal Commissario Prefettizio, dottoressa Maria Laura Mammetti della Prefettura di Latina. Ventotene fa parte della Provincia di Latina, prima Littoria, dal 1931, insieme all’ isola di Ponza.

La figlia di Eugenio Colorni, Renata, scrittrice e traduttrice, vivente, ha dichiarato che “Spinelli si sentiva a Ventotene due volte nato” ed ancora che “quel luogo è pensiero, anima e amore e per gli altri spero che sia un impegno e non solo un simbolo”.

Ventotene è certamente un simbolo ma è anche una piccola isola abbandonata nel Tirreno con le rovine del carcere di Santo Stefano da 50 anni alla ricerca di una moderna utilizzazione, senza un ospedale e con collegamenti marittimi insufficienti ed ancora con una popolazione che decresce di anno in anno.

Se Procida è l’isola di Arturo, Ventotene è l’isola di Altiero. Lì il Romanzo, ma qui la Storia.

 

Casamicciola, 21 agosto 2016

 

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