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La posta dei lettori. Il dolore per il mare violato

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riceviamo in redazione da Giovanna Rol e pubblichiamo

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Cara Martina,

ti mando queste due foto. Non occorrerebbero commenti, ma solo un necrologio.
Qualcosa però voglio dirti perché è troppo forte lo sdegno che provo di fronte a queste immagini. Lo so che nel mondo c’è ben di peggio, ma parliamo di Ponza, visto che qui stiamo. E visto che, soprattutto, la amiamo.

Frammenti di Pinna nobilis

Ogni anno, e ad oggi gli anni sono 46, quando torno a Ponza, la guardo con trepidazione. Vedo le cose belle e quelle brutte. Le foto che ti ho mandato riguardano quelle brutte.
Le ho scattate a Frontone, sullo scoglio sotto Casa Giulia.
Qualcuno è andato sott’acqua e ha pescato una pinna. Anzi, una baby pinna. E il solito idiota l’ha stupidamente uccisa.
Il mio sdegno non ha bisogno di spiegazioni, ma desidero ricordare che questa è una specie protetta. Ma non è protetta dai cretini, purtroppo.

Quando nuoto intorno a questo scoglio cerco e conto le pinne visibili. Qualche anno fa, a giugno, ne avevo contate 19. A fine agosto ne rimanevano due. Quest’anno, a giugno, ne ho contate 9. A fine agosto quante ne rimarranno?

Frammenti di Pinna nobilis.2

A questo punto è urgente chiedersi che fare per evitare che continui lo scempio. Certamente non si può mettere una guardia ecologica alle calcagna di ogni bagnante munito di maschera.
Perché, però, non si pensa di mettere qualche avviso?
Mi vengono in mente i cartelloni che si trovano in montagna con le fotografie delle specie protette e rare, sia vegetali sia animali, che è proibito raccogliere o cacciare.
Questo penso che si potrebbe fare, tanto per iniziare e ricordare che ci sono dei limiti al nostro agire per il bene dell’ambiente. Perché è nostro dovere proteggerlo, non depredarlo stupidamente. Raccogliere e uccidere le pinne non ha niente a che fare con i bisogni fondamentali dell’uomo. Anche raccogliere i ricci: si può mangiare altro, credo, no?

Spero che anche altre persone si uniscano a questo appello, perché dobbiamo consegnare questa terra a chi verrà dopo di noi. Ai nostri nipoti. Spero tanto che possano vedere e gustare quello che abbiamo visto e gustato noi in questa isola meravigliosa. Isola che dona tantissimo, con generosità. Che è come una madre: amiamola anche noi. Rispettiamola.

Giovanna Rol

Pinna_nobilis_clean

Pinna nobilis (Linnaeus 1758), comunemente nota come nacchera, pinna comune, cozza penna o stura, è il più grande bivalve presente nel Mar Mediterraneo. Può raggiungere un metro di lunghezza. La sua raccolta è vietata. In ogni caso, pur essendo edule, trattandosi di un mollusco filtratore, è estremamente rischioso mangiarlo in quanto accumula assorbendoli dal mare grandi quantità di inquinanti e patogeni. Per questo motivo è stato utilizzato come indicatore dell’inquinamento marino (anche nucleare presso la Maddalena) – Notizie da Wikipedia a cura della Redazione

Pinna_nobilis_con_Posidonia_oceanica

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7 commenti per La posta dei lettori. Il dolore per il mare violato

  • Adriano Madonna

    Oggi ci si riempie la bocca con parole di cui non si conosce nemmeno il significato. Due di queste sono “ecosistema” e “biodiversità”.
    Se, quando andavo al liceo, qualcuno mi avesse chiesto che cosa significa biodiversità, che cosa significa ecosistema, sarei rimasto a bocca aperta. Adesso tutti conoscono queste parole, ma è inutile che sappiano pronunciarle se non ne conoscono l’importanza.
    Si potrebbe dire tanto, ma, a mio avviso, la cosiddetta “coscienza ecologica”, anche questa espressione dei nostri tempi, si acquisisce solo se si è educati a un certo tipo di pensiero e di rispetto.
    Chi dovrebbe farlo? La famiglia? La scuola? Se la famiglia non lo fa, ci pensi la scuola, che ne avrebbe tutto l’obbligo. Ma i nostri insegnanti hanno una coscienza ecologica da trasmettere come la consecutio temporum e la radice quadrata? Una bella domanda.
    E allora, se nemmeno a scuola si parla di queste cose, perché non lo fa “Ponzaracconta”, ovviamente con l’aiuto e il supporto della pubblica amministrazione? È una proposta che faccio e mi sembra una proposta davvero importante perché venga gettata nel… cestino per poi tirare lo sciacquone.
    Facciamoci, dunque, paladini e sostenitori della protezione della vita e dell’ambiente con qualche iniziativa che coinvolga bambini, giovani e meno giovani. Chissà che non ne venga fuori qualcosa di buono.
    Se volete parlarne per dare inizio a qualcosa, sono pronto a venire a Ponza per incontrarci.

    Un caro saluto
    Adriano

    • Rita Bosso

      Mi perdoni, professor Madonna, ma io trovo per niente bella la sua domanda. Gli insegnanti hanno coscienza ecologica da trasmettere, insieme alla consecutio temporum, e realizzano interventi mirati alla promozione della coscienza ambientale: le assicuro che è molto più faticoso e complesso che non limitarsi a parlarne, ma più proficuo.
      Ponzaracconta ha fatto (e intende continuare a fare) la sua parte, INSIEME A (e non in sostituzione di) insegnanti competenti e motivati, nella convinzione che conoscere l’ambiente nella sua accezione più ampia, dalla antropica alla naturalistica, sia il primo passo per salvaguardarlo: il primo, non l’unico. Ricordo l’Erbario Ponzese realizzato dalla prof. Mastropietro e dai suoi alunni.
      Scaricare sulla scuola ogni responsabilità non giova a nessuno, né all’ambiente né agli alunni e neanche a noi cittadini adulti, che dovremmo sapere con chi prendercela per i reati contro l’ambiente che continuamente vengono perpetrati.

  • Rosanna Conte

    La “coscienza ecologica”, la “biodiversità” sono tematiche che a scuola vengono trattate da parecchi decenni e intorno alle quali vengono stilati ampi progetti che, a volte, durano più anni.
    Il problema è che sono concetti e parole che non riescono a “trasformare” i ragazzi, cioè a diventare valori e comportamenti di vita, nella misura in cui vorremmo noi. E questo accade anche con altri grandi valori come il rispetto per il diverso, per la democrazia,per la Costituzione ecc. La deriva della società interconnessa, mediatica e consumistica è forte e la nostra scuola non riesce a fare il salto di qualità per essere concorrente con quanto i ragazzi vivono fuori. E ciò non dipende dagli insegnanti, ma dalla strutturazione della scuola ingessata ancora in forme arcaiche, nel senso che non sono comprese dai ragazzi di oggi che le vivono come cortile in cui trascorrere l’ora d’aria.
    Certo permane ancora l’esempio del docente che si costituisce di per sé come modello di vita, ma spesso soccombe davanti agli appariscenti valori che la nostra società propina ai giovani: si va dal grande calciatore al vanesio presentatore, all’inutile ma molto appariscente immagine di ragazza che non si sa che ruolo abbia su uno schermo, all’impunito politico che blatera di principi e valori che non conosce e così via, tutti che guadagnano molto, con vite brillanti, da invidiare.
    E’ per questo che la scuola risulta perdente nonostante la presenza di validissimi docenti.
    Forse è la famiglia il luogo migliore, ma, con la vita stressante e stracarica di lavoro dei genitori per sbarcare il lunario, o perché anch’essi hanno subito e subiscono i danni della nostra splendida società fatta di lustrini e paillettes, anche la famiglia, oggi, non assolve più al ruolo di una volta.
    Ci vorrebbero, e ci sono, libri per trattare correttamente l’argomento. Qui ho voluto solo richiamare qualche aspetto importante del problema per dire che solo la collaborazione fra ruoli e istituzioni diverse può aspirare ad avere qualche risultato positivo. E noi, come ha scritto Rita Bosso, oltre a stimolare riflessioni, fornire informazioni (quando possiamo) ci siamo sempre impegnati ad essere un luogo di incontro di competenze per creare sinergia, specie con la scuola, proprio perché convinti che un solo veicolo formativo, nella società odierna, rischia di restare isolato come la goccina frizzante nella bottiglia di acqua di una famosa pubblicità.

  • Adriano Madonna

    Chiedo scusa agli insegnanti di Ponza: non sapevo, infatti, della loro opera verso i giovani nell’educarli al rispetto e alla protezione dell’ambiente. Le mie parole sono state dettate dal fatto che ho conosciuto diverse scuole, peraltro scuole di città, dove questi insegnamenti sono delle cenerentole rispetto ad altre materie di studio, ma nelle grandi città sembra davvero che la natura sia lontana, annegata tra cemento, caos di ogni tipo e assordante traffico di automobili.
    Se a Ponza non è così, non posso che compiacermene. In ogni caso, sostengo la mia convinzione che alla scuola dovrebbe essere data una mano.
    Da chi? Certamente dalla amministrazione pubblica del posto. In ogni caso, rinnovo le mie felicitazioni al corpo insegnante ponzese.

    Un caro saluto
    Adriano Madonna

  • Martina Carannante

    Qualche giorno fa, avevamo affrontato questo discorso in spiaggia a Frontone, quando la signora Giovanna era amareggiatissima dall’accaduto. Per prima cosa la ringrazio di aver scritto e dato vita a questo interessante dibattito; per secondo, ovviamente, un plauso va per l’attenzione e l’amore che nutre per Ponza e l’ambiente. Come dice il prof. Madonna l’educazione ambientale non è mai abbastanza, in alcuni luoghi si pratica di più, in altri meno, in altri ancora è assente. La famiglia, la scuola, le amministrazioni e le associazioni locali, insieme, dovrebbero occuparsi di ciò. Dal mio punto di vista, l’invito di Adriano, sarebbe da cogliere al volo. Lo scorso anno, in una serata alla Torre dei Borboni, si è parlato dell’ambiente marino illustrato dal Brigantino, quest’anno si potrebbe fare una conferenza dedicata ai bivalvi (la butto lì) a settembre, così da poter fare informazione generale, scendere nel particolare ponendo l’accento sulla pinna nobilis, la moria di sfunnoli e tant’altro, coinvolgendo i vari cicli scolastici. L’educazione così come la cultura non sono mai abbastanza, cerchiamo nel nostro piccolo almeno di sensibilizzare al problema.
    Cordialmente
    Martina.

  • Cara signora Giovanna, trovo questi discorsi molto belli, corretti, ecologici ma tanto ingenui. Come vede, sono intervenuti solo quattro amici e nessuno ha colpe, ma è anche chiaro che tutti abbiamo delle colpe: l’uomo è il più colpevole. E’ l’unica specie che addirittura uccide se stessa, figuriamoci se ha pietà per altri esseri viventi.

    A volte, secondo le nostre sensibilità passeggere – e mi lasci dire egoistiche -, ci scandalizziamo di un abominio nei confronti della vita, ma rimangono esercizi a mio avviso assolutamente egoistici, perché al contrario la risposta individuale, vista l’assenza collettiva, dovrebbe essere il martirio.

    Quando ero ragazzo, queste Pinne nobilis venivano raccolte liberamente, i pittori le usavano per dipingervi dei pittoreschi quadretti: nessuno si scandalizzava. Ma non solo… anche le ostriche, le patelle ecc. si raccoglievano e si gustavano con piacere. La pesca sulle nostre coste era molto più praticata, le paranze strascicavano le loro reti a pochi metri dalla costa. Se pensa alle infinite ancore che arano i nostri fondali può capire l’inconsapevole danno che si compie all’ambiente marino.

    Io penso che i giovani, la maggior parte, non facciano neanche subacquea, quindi non abbiano ucciso quelle Pinne nobilis. Al contrario i giovani hanno altri tipi di consumi quali la droga, l’alcool e il fumo: io penso che i giovani distruggano se stessi e il loro ambiente essendo dei fanatici consumatori, ma è la produzione di questi beni di consumo che distrugge l’intero pianeta.
    Vede signora, non abbiamo neanche la forza di dire: vogliamo che a Ponza si instauri un parco marino, perché abbiamo paura della maggioranza anti-ambientalista a Ponza.
    Ora quale può essere la soluzione?
    Io penso che la soluzione sia nelle mani della ricerca scientifica a servizio del pianeta terra che imponga un nuovo sistema di produzione e di consumo; il resto, è solo esercizio che trova il tempo che trova, magari in spiaggia d’estate.

  • Adriano Madonna

    Osservando bene le foto che illustrano “Dolore per il mare violato”, dopo averle ingrandite, mi sembra che si tratti di una vecchia Pinna nobilis, magari usata per anni come soprammobile e poi gettata via perché si era rotta o rovinata. Magari non è così, ma mi sembra proprio di sì, poiché i pezzi della conchiglia non mi sembra che abbiano il colore e l’aspetto di una “conchiglia fresca”.
    In ogni caso, ciò non toglie niente a tutto quanto abbiamo detto.

    Saluti a tutti
    Adriano Madonna

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