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Ponza è solo per chi ama il mare, di Nancy Lytle (2)

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proposto e tradotto da Silverio Lamonica

Vicino al mare. Acquerello di Nancy Lytle

per la prima puntata “Il primo approccio con l’isola dal panorama spettacolare” (leggi qui

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 2.        Il giro dell’isola con Alfonso il barcaiolo; lo “struscio” in centro e la tipica cucina isolana

Dopo una prima serata trascorsa pigramente in terrazza, nell’assolata mattinata scendemmo verso il porto percorrendo una lunga scalinata dai gradini irregolari. A riva, Floriana contrattò con un uomo in costume da bagno, per un giro dell’isola in barca. Montammo sul ponte rialzato di un’imbarcazione piuttosto piccola, con un motore fuoribordo ed un baldacchino di tela. Il nostro baldo barcaiolo abbronzato avviò il motore dirigendosi fuori dal porto.

– “Non è questo un modo meraviglioso per liberare la mente? – Gridò Floriana, appena la barca rimbalzò, acquistando velocità. “Esploreremo Ponza e visiteremo i posti segreti, raggiungibili solo in barca. Alfonso ci mostrerà ogni cosa”.

La mia amica si mise a suo agio nella parte assolata a prua, togliendosi la sua lunga maglietta. Cominciò ad applicare crema idratante al suo fisico in bikini. All’ombra del baldacchino, mi giravo goffamente sedendo a gambe incrociate sui cuscini di plastica che coprivano gran parte della tolda. Cercavo di sedermi in modo stabile e di non finire fuori bordo quando la barca sobbalzava sulle onde provocate dai natanti più grandi. Girammo la penisola nel lato sud del porto mentre si percepiva la frescura di una vivida brezza. Alfonso, zigzagando con perizia, manteneva la barca vicino alla costa dove l’acqua assumeva sfumature smeraldine. Le falesie sovrastanti erano grigie, nere, oro e totalmente bianche, in ampie fasce spettacolari. Ovunque l’effetto dei colori della roccia e dell’acqua era sbalorditivo.

il mare di ponza

Floriana chiedeva ad Alfonso di fermarsi spesso, quando la barca entrava ed usciva dalle insenature della costa di Ponza, estremamente frastagliata ed ogni volta saltava giù, in quell’acqua screziata. Sguazzandovi, mi esortava ad entrarvi. Finalmente, alla terza fermata saltai giù ansimante, nella salinità pungente del Mediterraneo. Alfonso, guardingo, mantenne le distanze, appena le due mature signore si chiamavano a vicenda, cantando brani di Duke Ellington.

La traversata in mare proseguì tra i meandri intorno a Ponza e Alfonso, graziosamente, guidava la barca attraverso archi naturali, nelle rovine delle piscine romane e in una serie di grotte naturali dall’entrata bassa. Nell’ultima, la Grotta degli Smeraldi, fu necessario abbassare il baldacchino e appiattirci sulla coperta della barca, per passare sotto una bassa arcata. Una volta dentro, Floriana chiese ad Alfonso di spegnere il motore.

– “Girati sulla schiena” – mi disse – “Vedi la cupola naturale sopra?
Giaciamo supine nel buio, solo con la vivida linea di luce verde nell’acqua, che svelava vagamente il soffitto roccioso della cavità. Subito ci trovammo a interpretare a piena voce Summertime mentre la nostra guida cercava di mantenere la barca al centro della grotta. Le caratteristiche sonore della volta rocciosa fecero sì che le nostre voci sembrassero riempire lo spazio e rimanervi sospese fin dopo la riga finale. La canzone finì.

“Ok, ok? Signora? – Alfonso, dal tono di voce, sembrava un po’ spaventato. Avviò il motore e indietreggiammo attraverso la fenditura bordata in cima da una luce verde ondeggiante, verso il sole splendente.

Finita la crociera, passeggiavamo pigramente lungo la riva verso il centro di Ponza. Chiesi a Floriana se Ponza fosse più popolare tra gli italiani, fino ad allora non avevo sentito parlare inglese.

Adriana (? – sic) (probabilmente Floriana n. d. t.) rifletté su quella domanda – “Sì molti vengono da Roma, ma anche da Napoli in un certo numero, alcuni sono nati qui, o vi sono nati i loro genitori, i ponzesi, che ogni anno tornano per le vacanze dalla città di Nuova York”.

Una lenta processione di persone ci passò accanto, passeggiando nella piazzetta, equipaggiata con un’ampia varietà di abbigliamento sportivo e costumi da bagno. Dalle giovani alle donne di mezz’età, tutte sembravano affidarsi agli avvolgenti pareo-fantasia di ogni sorta, indossati sopra i bikini. A me, la maggior parte sembrava gente della classe media che godeva un po’ di relax, non vacanzieri alla moda. Ognuno sorrideva e solo qualcuno, occasionalmente, portava con sé l’onnipresente “telefonino”. C’erano sorprendentemente pochi bambini o turisti anziani, a conferma di ciò che Floriana ha detto prima.

Con Floriana, le giornate ponzesi trascorrevano in una piacevole routine: ci si alzava senza fretta, il caffè in terrazza, un’escursione zigzagando giù per la bianca scalinata verso il porto, una breve sosta al chiosco sul lungomare per i giornali, comprese le edizioni internazionali, portate dal traghetto a metà mattinata, in più caffè e cornetti sul porto, all’esterno di un bar come il “Welcome’s Bar” , nuovamente e sempre con una grande veduta, inclusa la sfilata delle persone nel tempo libero.

Eventualmente, decidevamo quale angolo di mare scegliere per divertirci durante il giorno.
Il posto favorito della mia ospite per prendere il sole e nuotare, era la Piana bianca, una piattaforma di candida roccia, proprio lungo il versante orientale dell’isola.
Preparava la colazione tipica, comprando qualcosa di rinfrescante per la gita: un litro di acqua minerale e della frutta, quindi noleggiava un gommone che ci trasportava a quest’intima penisola, sostenuta da rupi spettacolari e lambita da acque limpide ed amichevoli.
Tre ore dopo la barca tornava a prenderci e tirata a secco da chi aveva saltato la colazione, in cambio di un po’d’uva ed acqua.
Dopo un’esperienza di mare e di sole, di solito prendevamo una granita ed un altro caffè in paese, magari una porzione di pizza, quindi un taxi o un mini bus per tornare a casa in Via Sopra Giancos per fare la doccia.

L’ultimo ordine del giorno per una giornata-tipo era il preparativo per la cena. Magari a casa con gli amici che portano il pesce da cucinare e/o piatti già preparati, oppure una passeggiata da capogiro giù per la collina dopo il tramonto, per una cena al ristorante con pesci ultra freschi, magari seguita dalla musica in un piccolo bar. Le serate in paese terminavano con un’ultima corsa in taxi, su e giù nell’aria fragrante, sotto un cielo pieno di stelle, su verso la casa che ci aspettava in cima alla collina.

Una sera il nostro autista ci sorprese con una conversazione in inglese con accento del Bronx, ci spiegava che la sua intera famiglia tornava a Ponza ogni estate dalle loro dimore nella città di Nuova York, un fatto non comune.
Alla fine della seconda guerra mondiale, l’acqua e le vettovaglie per l’isola erano del tutto precarie, quando l’invasione degli alleati aprì un varco ad Anzio. I ponzesi in gran numero lasciarono l’isola ed emigrarono nell’area di New York ed oggi l’Associazione ufficiale ha il suo quartier generale a Dover Plains.
L’attrazione dell’isola natia è forte e molti ponzesi – americani ritornano per le vacanze ed eventualmente da pensionati alle loro case natali, mantenute ancora con orgoglio.
Presto incontrammo un pensionato del genere, noto affettuosamente come “Don Antonio” che, felice, si piazzava ogni giorno nel suo giardino in collina, dietro casa nostra, portando ai suoi gatti stanziali la rimanenza della pasta. Ci presentò sua figlia Josephine, in visita da New York, che ci mostrò da cima a fondo la villa di famiglia abbarbicata in collina.
All’interno era oscura e fresca, zeppa di tradizionali mobili scuri. “Mio padre contava i giorni che gli mancavano al pensionamento, così poteva vivere qui definitivamente. Ora è contento”.

In aggiunta ad una manciata di hotel e pensioni con vista mare, Ponza ha un bel numero, non enorme, di ristoranti che servono ogni varietà di pesce, preparati di frequente nello stile napoletano. Uno dei migliori è Orestorante, un locale su tre livelli, con terrazze per la colazione all’aperto, con vista sul porto e le colline.
Lì, la nostra cena iniziò al chiaro di luna con frutti di mare, un assortimento di fresche pietanze marine, compresi alici, polpi, tonni e pescespada. Naturalmente saltammo la pasta e ci indirizzammo verso i piatti di pesce isolano alla griglia, spalmati con pomodori freschi a pezzetti, aglio e olive.

gamberoni

Un giorno abbinammo il bagno e il pranzo, percorrendo il tunnel romano nei pressi del centro del paese, verso una delle spiagge più spettacolari di Ponza.
Il “Chiaia di Luna Caffè” è davvero vicino alla riva; uscendo dal tunnel, il ristorante è sulla sinistra, per metà all’interno della parete rocciosa e metà poggiato al di sopra dell’acqua su una palafitta. Il cibo senza fronzoli, consiste in pesce fresco preparato alla buona con un menu di tre portate al giorno.
Mentre mangiavamo, la scena era avvincente: la falesia a picco di Chiaia di Luna, circostante il filo del lido vulcanico, pieno di ombrelloni verde scuro e bagnanti. In acqua nuotatori e subacquei condividevano la baia con pedalò, gommoni e canoe. Più lontano, barche a vela ormeggiate e al di là il sole tramontava all’orizzonte.
Un posto spettacolare, con un lieve senso di pericolo, appena una grande onda anomala si infranse contro la palafitta del ristorante, e notammo la pesante rete metallica che drappeggiava una vasta area della falesia sovrastante la spiaggia.
Comunque, non di frequente i marosi spinti dalla forza del vento e le frane sono il fattore con cui la natura detta a Ponza le sue regole.

[Ponza è solo per chi ama il mare, di Nancy Lytle.  2 – Continua]

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