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Festa nazionale francese, amarcord ponzese

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di Luisa Guarino
Tour Eiffel. Bis

 

Oggi i francesi, nostri cugini d’Oltralpe, celebrano la loro festa nazionale: sarebbe meglio dire, la ricordano, perché da festeggiare quest’anno non c’è proprio niente, provata com’è tutta la popolazione dall’oltraggio del terrorismo, dalle proteste contro le leggi per il lavoro e, ultima, dalla beffa della sconfitta ai campionati europei di calcio contro il Portogallo, solo pochi giorni fa (mi si perdoni il confronto tra gli eventi).
Lo so: a molti italiani questi cugini così vicini e così lontani non sono simpatici. Io invece adoro la Francia, e Parigi in particolare, dove mi sono sempre sentita a casa: nelle enormi strade, nei boulevard e nei bistrot, soprattutto nelle file, lunghe e ordinate, davanti ai cinema, aperti anche di mattina.

“Douce France, cher pays de mon enfance”, dice una canzone di Charles Trenet che ascoltavo quand’ero piccola; sono venuti poi gli sceneggiati di Maigret in tv con Tenco che cantava la sigla di quella canzone che in originale s’intitolava “Le temps file ses jours”.

Dice: ma che c’entra tutto questo con Ponza?
C’entra, c’entra eccome. In diverse occasioni sia io che mio fratello Silverio abbiamo avuto modo di ricordare (e non solo noi) la folta presenza di giovani studenti francesi durante i mesi estivi nell’isola. Era la fine degli anni Cinquanta, e li abbiamo conosciuti tutti (arrivavano a gruppi, che via via si alternavano) grazie all’osteria “Il rifugio dei naviganti” in Via Roma, dove zia Concettina insieme a nonna Fortunata serviva loro bevande di vario genere, anche se quella preferita in assoluto era il marsala, anzi ‘a marsala (versione ponzese). Loro invece avevano intitolato ogni loro sosta nel locale di Via Roma “operation marsalà” con l’accento sulla a. Lo abbiamo ricordato in diverse occasioni.

Ebbene, per la festa nazionale francese, il 14 luglio, le celebrazioni e le libagioni erano ancora più allegre e abbondanti. Per quest’occasione addirittura i giovani studenti si “mascheravano”: indossavano abiti strani e parei, ghirlande e coroncine. Erano più belli di sempre. Io e Silverio eravamo sempre intorno a loro, spesso facevamo anche il bagno insieme alla Caletta o giocavamo in acqua. Dalla loro viva voce abbiamo imparato il francese con la pronuncia giusta, impeccabile. Come non avere ricordi, belli e incancellabili.

Così oggi, in questa giornata che vorrei davvero fosse di festa per loro, mi sento vicina ai nostri cugini francesi, a questa “douce France” piena di amarezza e di dolore.
– Allons enfants! – Non riesco a dire altro.

Charles_Trenet_Narbonne

Iscrizione sul muro di una casa di Narbonne. È il testo di una canzone di Charles Trenet del 1951: L’Âme des poètes. La città natale ha voluto rendere omaggio in questo modo e con altri testi riportati su altri muri all’artista, soprannominato “il cantante matto” (da Wikipedia). Cliccare per ingrandire

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Ascolta qui la chanson di Trenet da YouTube, con le parole sul video:

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4 commenti per Festa nazionale francese, amarcord ponzese

  • Martina Carannante

    Cara Luisa, il tuo articolo è solo di ieri, ma già da questa notte sono mutate le cose. La Francia ancora una volta è massacrata, anzi, siamo proprio alle porte di casa nostra. L’ennesimo attentato, l’ennesima strage. Stanotte a Nizza non c’è stato nulla da festeggiare.

    La promenade di Nizza l’ho vista. L’ho vissuta nel periodo più bello dell’anno: il carnevale. Eravamo in fila da poco prima dell’ora di pranzo, un lungomare bellissimo e pieno di gente. Abbiamo pagato il biglietto e ci siamo posizionati a metà percorso. Le tribune e la gente che conta erano lontane da noi…
    Inizio della sfilata. A carnevale, a Nice, sul lungomare si fa la battaglia dei fiori.
    Tantissimi carri che rappresentano tutte le parti del mondo, pieni di fiori, al passaggio tra la folla i figuranti li lanciano; la festa finisce quando i carri sono vuoti. Nizza, prima di questa notte, aveva visto solo queste battaglie; solo tante persone di moltissime etnie che si divertivano insieme.
    Stanotte quello stesso lungomare è stato cosparso di sangue di una vera battaglia dove, per l’ennesima volta, le armi sono state impari. Stop! For Nice ❤️❤️❤️❤️❤️❤️

  • Luisa Guarino

    Non riesco nemmeno a pensare che proprio ieri, mentre formulavo il mio pensiero di condivisione e vicinanza con gli amici francesi in occasione della loro festa nazionale, qualcuno preparava l’ennesimo vile attacco contro gente ignara e inerme, per colpirla nella sua disarmante e disarmata quotidianità. Anche io conosco bene Nizza e la sua Promenade des anglais: ci sono stata sempre d’estate, e una volta se ricordo bene anche a cavallo del 14 luglio. La città già sembra sempre in festa, piena com’è di turisti e villeggianti in ogni momento dell’anno: figurarsi quella sera, con la gente allegramente impegnata in piazze e piazzette in quei “bals populaires” che tanto ama. Ieri sera erano scesi tutti in strada per seguire con il naso all’insù i fuochi d’artificio che concludono ogni giornata di festa degna di tale nome. Ma individui che hanno come unico fine la distruzione della vita altrui, per raggiungere il giardino di Allah dove potranno rimanere in eterna beatitudine, hanno fatto scempio dell’esistenza di adulti e bambini: la nostra speranza, il nostro futuro. E pensare che a noi basterebbe continuare a poter vivere nel nostro piccolo giardino quaggiù, con i nostri cari, giorno dopo giorno.
    Allons enfants! Forza ragazzi!

  • Sylvie Morra

    Vorrei fare un commento a quanto scrivete sul disastro avvenuto a Nice: e se non fosse un attentato (come i media francesi si sono precipitati ad affermare da stamattina presto) ma “solo” un atto isolato di un squilibrato che non aveva come scopo il giardino di Allah? Chi ha interesse a manipolare l’opinione pubblica in questo modo?
    Queste considerazioni non tolgono niente al dolore che proviamo tutti ma per noi che viviamo in questo paese già duramente colpito da atti terroristici sono importanti.

  • Luisa Guarino

    Ammetto di non aver valutato questa chiave di lettura per la tragica vicenda di Nizza, cara Sylvie, e capisco che per chi vive in Francia è più semplice e consolatorio pensare che si tratti di “un atto isolato di uno squilibrato”. Me lo auguro di cuore, per poter andare avanti noi tutti: perché qui non è questione di Francia, Belgio o di qualsiasi altra parte del mondo. Vorrei poter condividere le tue considerazioni. Seguiremo il prosieguo delle indagini e staremo a vedere, certi che comunque ci faranno conoscere solo la verità che vorranno, e che l’opinione pubblica sarà comunque manipolata.

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