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Il sindaco Vigorelli informa i ponzesi sull’iter del porto di Le Forna

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la Redazione
Cala dell'acqua 22 copia

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Grande attesa ieri nell’incontro che il sindaco ha voluto nel centro ‘Il Veliero’ per informare i cittadini sullo “stato di avanzamento dei lavori del porto di Cala dell’Acqua”.
Un’attesa che nell’aria rovente del pomeriggio si è ulteriormente surriscaldata quando, proprio a inizio serata, qualcuno del pubblico ha fatto notare la strana coincidenza tra perfezionamento dell’iter iniziale e la scadenza elettorale.

Vigorelli, che sedeva al tavolo dei relatori assieme al delegato ai porti Giuseppe Feola, ha però subito voluto entrare nel merito, raccontando all’attenta platea quanto accaduto alla conferenza dei servizi del 13 giugno scorso alla Regione Lazio, alla quale la Regione si è presentata con un solo rappresentante per i 24 enti nel lodevole intento di accelerare l’iter.
Ha poi spiegato i criteri di selezione del progetto adottato, che sono stati quelli di scegliere il progetto con minore impatto a terra e minor impegno a mare, nonché quello non avente marchiani errori di impostazione strutturale. Ovviamente non essendo tecnici, benché esperti naviganti e pescatori, molti dei presenti si sono domandati come società specializzate nella costruzione di porti, possano “sbagliare” nella impostazione generale il proprio progetto, confondendo direzione di venti e mari.
Entro circa 100 giorni, quindi, ha ancora aggiunto, è stata data facoltà alla società scelta, di provvedere ad integrare lo stesso progetto che, entro i cinque mesi successivi, sarà ulteriormente valutato e infine approvato.

Il porto dovrebbe occupare il perimetro racchiuso tra lo scoglio La Tartaruga e la parte di costa banchinata dalla S.A.M.I.P. e che secondo il sindaco conterrebbe ben 450 posti barca, alcuni dei quali per navigli oltre i 30 metri, di cui 85 destinati al Comune di Ponza che ne deciderà l’utilizzo, a favore dei pescatori, dei diportisti e delle cooperative attualmente operanti alle Piscine Naturali.
Inoltre, ha sottolineato, è previsto anche un collegamento con una linea di aliscafi, per decongestionare il porto di Ponza.
In questo stesso spazio, infine, dovrebbero trovare spazio anche le attività cantieristiche.
Per quanto riguarda la messa in sicurezza in ambito PAI, gli oneri dovrebbero essere tutti a carico della società stessa.

Tutto bene, quindi?
Sembra di no.
Alle domande dei presenti né Vigorelli né l’assessore Feola hanno dato risposte esaurienti.
Quanti metri quadri a terra saranno utilizzati per le opere marittime per far funzionare l’attività portuale?
Come ci si intende muovere per uno stralcio al piano regolatore?
Come e in che modo verranno superati i limiti imposti del PAI?
Come si supereranno tutti i limiti imposti alla zona per essere di interesse archeologico?
Quale sarà la destinazione del territorio ex S.A.M.I.P., ora di proprietà del Comune di Ponza?
Tutte domande alle quali la popolazione aspetta una risposta. E’ infatti inimmaginabile programmare un’attività portuale senza la contemporanea contestualizzazione nell’intero territorio.

Sembra che vi saranno in prosieguo altri incontri che speriamo permetteranno di sciogliere i tanti dubbi e fare chiarezza sulla realizzazione di un progetto e di un recupero ambientale che l’isola aspetta con ansia.

 

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