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Memo 49. Il nome della Cosa

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la Redazione

Insegna. Ritaglio

 

Su un punto c’è unanimità: qualunque sia il nome, l’importante è che la Cisterna inaugurata sabato sia stata sgombrata, recuperata e resa fruibile. L’importante è poterla percorrere, camminare naso per aria ammirando le volte, provare a rappresentarne una propria personale, sbagliatissima planimetria, congetturare su dimensioni, volumi, collegamenti; verificare, per l’ennesima volta, che camminare per il centro di Ponza significa calpestare la storia, viaggiarci attraverso, incantarsi.

E se la Cisterna della Parata, la più grande, la più violata ed abusata, dovesse essere recuperata ed aperta, si registrerebbe la stessa unanimità: finalmente, diremmo tutti, era ora, e chi se ne frega del nome!

Tuttavia ieri, a margine dell’entusiasmo suscitato dall’apertura, qualcuno ha fatto notare che la Cisterna appena inaugurata è ubicata in via del Comandante, non in via Corridoio. Ne è seguito un sereno e pacato confronto, all’insegna di una dialettica civile e rispettosa dell’altrui punto di vista: …stiamo scherzando, naturalmente.
Apriti cielo! L’assessore ha immediatamente prodotto una bibliografia inoppugnabile: l’opuscolo della Proloco.
I supporter hanno aggiunto sfastidiati che si era di fronte all’ennesimo caso di disfattismo, di espressione di sentimenti antinazionali e di opinioni contrarie al fascio, punibile con cinque anni di confino.
Il solito impertinente ha fatto notare che l’assessore scivola sempre sulla piastrella in ceramica, ancorché in versione non letteraria (a differenza della piastrella santamariola, in cui si illustra la risalita dell’acqua da Giancos alla Grotta del Serpente).

Bandiera ungherese ritaglio
Gli ungheresi hanno detto che non hanno nulla in contrario all’uso della loro bandiera tricolore, purché la si ruoti di novanta gradi in verso antiorario; i pipistrelli nostrani hanno ribattuto che il tricolore sta bene come sta, semmai sono gli umani che vivono sott’engoppa e, a riprova, hanno inviato foto-ricordo dell’evento.

bandiera
Giggino, per non essere da meno, va raccontando che la via in cui si trova la Cisterna si chiamerebbe via del Comandante perché, ai tempi di una volta, costeggiava un campo militare ubicato dove oggi sta l’hotel Feola; il toponimo sarebbe perciò un omaggio al comandante del campo, dunque un residuato borbonico.  Il Nostro mostra, a sostegno di questa sua insinuazione, la seguente mappa che ha fregato da qualche parte.

Ponza-Porto-Progetto.-O.-Fasolo

Via Corridoio, secondo il parere dei puristi della toponomastica, comincerebbe qualche metro dopo l’ingresso della Cisterna.
Ora, a parte il fatto che non ci vuole niente a scavare una vetrinetta, una nicchietta su una parete e poi, aummaumma, trasformarla in varco su via Corridoio; a parte il fatto che l’inizio di via Corridoio si può spostare; a parte il fatto che intitolare una cisterna al comandante senza specificare quale, se di nave o di aliscafo, se Laziomar o Snap, creerebbe solo equivoci… se proprio Cisterna del Corridoio non vi piace, vorrà dire che si chiamerà Cisterna dello Sceriffo.

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