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Il Giornalismo e i Tempi (1)

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di Giuseppe Mazzella di Rurillo
Journalism

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“Se nel perorare la causa di un altro tu cerchi al tempo stesso
di ricavarne qualcosa per te non puoi sperare di riuscire”.
Dag Hammashiold (1905-1961) – Segretario Generale dell’ONU
[Frase scelta per il giornale scolastico “ Tempo di Scuola” – 1967 – Istituto Tecnico “Mattei” di Casamicciola]


Quaderni d’Ischia

Un “Quaderno” per Ischia ed un vecchio giornalismo: dai Fatti alle Idee al tempo di internet e dei partiti liquidi

di Giuseppe Mazzella*


L’inizio della stampa locale sul modello de “ Il Mondo”
Ho cominciato a fare il giornalista molto giovane così come la politica. Le due cose hanno marciato insieme. Ho una cultura liberale profondamente radicata che mi porta a definirmi – ieri ed oggi – “anticlericale” piuttosto che “laico” e quando intervistai il prof. Edoardo Malagoli nel 1987 e lo definii “laico ed anticlericale” mi fece cancellare “anticlericale” e mantenere il solo “laico”. E’ forse proprio questa netta separazione tra Stato e Chiesa che mi spinse a 20 anni ad una “estensione” del liberalismo verso il socialismo che però fosse anche “liberale” e da qui la mia passione per la vita e l’opera di Carlo Rosselli (1899-1937).

Non ero solo in questa ricerca della “Terza Via” negli anni ’60 della contestazione giovanile. Il punto di riferimento non era un partito perché il Partito Socialista Italiano nel mentre andava al Governo con la DC, cioè i “clericali”, non tranciava i legami con il comunismo completamente diventando una “federazione di correnti” da Nenni a Lombardi; il Partito Liberale di Giovanni Malagodi si presentava come “destra costituzionale” dopo aver fatto la stampella della DC per vent’anni mentre il PRI di La Malfa richiamava alla concretezza dei programmi in un tempo in cui il massimalismo del “tutto e subito” imperava.

Il punto di riferimento di una “Terza Via” era un giornale. Un settimanale che vendeva poche copie e che era stato fondato da Mario Pannunzio nel 1949. Si chiamava “Il Mondo”. Ebbe vita breve. Dal 1949 al 1966. Fu ripreso nel 1972 da Arrigo Benedetti fino a scomparire del tutto.

Il Mondo.2
Ma da “Il Mondo” nacquero nel 1958 “L’Espresso” e nel 1976 “La Repubblica” e dopo 40 anni “La Repubblica” è oggi il più diffuso quotidiano italiano che dal primo numero si dichiarò “laico” e fautore di una “Terza Via”. Faceva una scelta di campo. Da allora è il mio giornale, il mio modello di giornale dove, per dirla con Norberto Bobbio, il più autorevole esponente del socialismo liberale in epoca repubblicana, “si diffondono dubbi e non si raccolgono certezze”.

“La Repubblica” sfatava il mito dell’“obiettività, l’imparzialità, la neutralità” ma si sapeva fare la “cronaca”, il sale del giornale. Avvicinava il proprio lettore alla “scienza triste”, l’Economia Politica, ed il grande merito di Eugenio Scalfari è di aver reso “popolare” l’Economia e la Finanza.

“La Repubblica” è impostata come “Il Mondo” di Pannunzio o di Benedetti con l’ambizione di diventare strumento metapolitico per una “Repubblica Costituzionale”, per una lotta politica civile dove il confronto è tra persone civili. Così mentre “Il Mondo” faceva convegni sulle grandi riforme da fare negli anni ’50 e ’60 – oggi quelle battaglie civili sono raccolte in volumi di storia – “La Repubblica” organizza eventi di grande partecipazione “La Repubblica delle Idee” come se fosse un partito, un movimento civile, una associazione culturale.
Il filo che lega la prima con la seconda repubblica – la prima con i partiti “solidi” e la seconda con quelli “liquidi” – è il giornale di Eugenio Scalfari che ha 91 anni e che continua a scrivere.

I fatti separati dalle opinioni e la democrazia avanzata de “Il Giornale d’Ischia”
Ho cominciato a fare il giornalista – con una cultura “tecnica” – economica e commerciale – non “classica” ma il mio Preside Scoti diceva che la “Cultura non ha bisogno di aggettivi qualificativi” – nel 1972, con “Il Giornale d’Ischia” fondato da Franco Conte nel 1971 ed a comprare “Il Mondo” di Arrigo Benedetti con “Panorama” di Lamberto Sechi ed il suo magnifico slogan: “i fatti separati dalle opinioni”. Anche “Il giornale d’Ischia” ebbe vita breve. Cinque anni. Fu chiuso nel giugno 1975.

Con Franco Conte, morto improvvisamente nel 1988 a 50 anni dopo due esperienze in Canada, ho avuto un irripetibile legale culturale, politico, professionale e umano. Volevamo fare “Il Mondo” ad Ischia ma con un disegno di quella che chiamavo la “democrazia avanzata” includendo anche correnti della DC e da qui il nostro appoggio ad Enzo Mazzella ed a quello che Enzo chiamava “il Gruppo del ’72”.
Nel “Giornale d’Ischia” sono entrato da “collaboratore”, sono cresciuto come “redattore” ed ancora “redattore capo” fino a concludere come “direttore responsabile” con l’editoriale nel numero 4 anno V del 18-25 aprile 1975: “Nulla cambia” e nella gerenza al numero due dopo Franco Conte, direttore editoriale,che non era iscritto all’ ordine dei giornalisti perché lo contestava, non perché me lo aveva chiesto Franco ma perché io decisi così. Il Maestro era lui.

Enzo Mazzella 10 anni dopo

Una editoria locale oggi
Quella collezione oggi – se qualcuno ne ha una raccolta completa, la mia che conservo è solo parziale, e pare che Benedetto Valentino promotore del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo voglia donare all’isola d’Ischia finalmente una Emeroteca della Stampa Locale – potrebbe essere fondamentale per indicare e programmare un METODO di confronto civile. Addirittura una EDITORIA CIVILE. Perché se tutto cambia niente è nuovo sotto il sole. Non può “rinascere” il settimanale di Pannunzio e di Benedetti ma quello “spirito innovatore” è stato portato avanti da Scalfari e dal suo gruppo di amici allargatosi al punto da farne un metodo che molti vorrebbero adottare o copiare. Ma nello stesso tempo facendo impresa cioè utili d’azienda.

Anche sul piano locale dovrebbe rinascere questo tipo di vecchio giornalismo NON partitico ma metapolitico cioè con un autentico spirito liberale facendo naturalmente tesoro delle luci e delle ombre della stampa locale in questi 46 anni di ininterrotta presenza. Facendo tesoro dell’esperienza giornalistica ed editoriale de “Il Golfo” di Domenico Di Meglio e di Antonio Pinto.
Antonio e Domenico avevano un’altra impostazione culturale. Il primo democristiano ed il secondo fascista. Ma Domenico è stato un fascista complesso quasi “rivoluzionario” ed i suoi scritti, parzialmente contenuti nel suo libro “Sussurri e grida”, che racchiudono un tempo di 39 anni meritano un’ampia riflessione. Domenico non voleva fare un giornale per pochi ma per molti. Un giornalismo “popolare” ma con un’ampia apertura.
Questi due Amici sono stati capaci di costruire una “AZIENDA EDITORIALE E CULTURALE” in poco più di 15 anni. Lo hanno fatto con una politica aziendale di autofinanziamento e di duri sacrifici per il direttore ed i pochi redattori a tempo pieno. Se “Il Giornale d’Ischia” può avere il merito di avere iniziato una editoria tradizionale con soci-finanziatori (ma poi ha chiuso), l’“Editoriale Ischia” ha il merito di aver realizzato una impresa editoriale (che poi ha altrettanto chiuso).
Non credo che oggi sia ripetibile il modello adottato da Domenico Di Meglio e Antonio Pinto.

10 anni de il golfo
I primi 10 anni de “Il Golfo” – 1989-1999 – con 115 nomi
Il volume speciale per i 10 anni de “Il Golfo” nel 1999 costituisce a mio parere una documentazione eccezionale per giudicare il livello al quale era giunta l’editoria locale nell’isola d’Ischia. 80 pagine. Decine di nomi. Testimonianze. Il racconto della stampa locale nel corso del XX secolo dell’avv. Nino D’Ambra. La tesi di laurea di Rosa Polito. Uno spaccato completo.
C’è una pagina – la n. 12 – dedicata ai “protagonisti de Il Golfo”. Sono segnati 115 nomi. Una direzione costituita da tre persone, una redazione centrale di cinque persone, una redazione generale di sette persone, un servizio grafico, segreteria, fotografi, disegnatore, di sette persone, una tipografia – Ischia Print s.r.l. – che dava lavoro a 4 persone a tempo pieno, un elenco di oltre 70 collaboratori ed opinionisti. A pag. 62 c’è l’intervento per i 500 numeri de “Il settimanale d’Ischia” del prof. Edoardo Malagoli sul “ruolo della stampa locale in una società squilibrata” che costituisce un vero e proprio viatico sulla stampa locale. A pag. 11 c’è il documento che “indica la linea politica ed editoriale de Il Golfo”.

Il Giornale d'Ischia

I primi tre anni de “ Il Giornale d’ Ischia” 1971-1973
Ho conservato anche un documento di promozione de “Il Giornale d’Ischia” del 1973 dal titolo “E’ un fatto” che è, come dire, testimonianza di un tentativo di editoria locale.

Queste due esperienze per motivazioni che qui non vengono esaminate sono state concluse e sono consegnate alla storia.
Così come è un’altra esperienza quella della Cooperativa di Giornalisti costituita da 9 redattori de Il Golfo” dopo lo scioglimento delle società “Editoriale Ischia” ed “Ischia Print”.
I fatti recenti dell’ editoria locale richiedono altri interventi.

[Il Giornalismo e i Tempi (1) – Continua]

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