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La tutela dell’Area Marina Protetta “Isole di Ventotene e Santo Stefano”. Parliamone con il direttore (parte terza)

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di Antonio Impagliazzo

ventotene

per la seconda parte (leggi qui)

La depurazione delle acque reflue all’interno di un’area marina protetta

Breve premessa

Il Comune di Ventotene realizzava negli anni 1960/70, con fondi della Cassa per il Mezzogiorno, una rete idrica e fognaria con l’installazione di un collettore unico misto per le acque nere e quelle bianche.

Negli anni ’80 i suddetti reflui venivano trasferiti in loc. “Faro”, dove un impianto di pretrattamento detto “a sufflazione” ne migliorava alcune caratteristiche e poi, con elettropompe prementi e con condotta sottomarina, il pretrattato veniva scaricato al largo dell’isola di Ventotene.

L’impianto di depurazione a sola “sufflazione”, già nei primi anni di funzionamento presentava una situazione di inadeguatezza su alcuni comparti, necessari ad assicurare un trattamento sufficiente per i liquami afferenti.

In quegli anni, le mutate condizioni socio-economiche, facevano registrare sull’isola un notevole incremento demografico della popolazione turistica, in particolare nella stagione estiva, che determinavano un notevole aumento del carico dei reflui afferenti all’impianto.

Nell’anno 2006 il Comune di Ventotene adeguava il suddetto impianto di depurazione allo schema classico a fanghi attivi.
il mare turchese di Ventotene

Chiaia di Luna isola di Ponza

limpidezza a Ventotene

Considerazioni e criticità

L’impianto di depurazione, nella sua conformazione attuale, risulta comunque di dimensioni complessive tali da non poter gestire le portate influenti nel periodo estivo e risulta privo di alcune importanti sezioni.

I volumi di denitrificazione e di ossidazione esistenti non sono sufficienti a trattare la portata estiva (in quanto sono ridotti i tempi per consentire la realizzazione del processo di decomposizione aerobica), così come la dissabbiatura in quanto la profondità del manufatto non consente la precipitazione delle sabbie ed il loro conseguente accumulo nella tramoggia di fondo.

Al fine di raggiungere una funzionalità depurativa adeguata allo scarico dei reflui in acque marine protette, si evidenziano come necessari:

  1. Urgente riorganizzazione dei pretrattamenti meccanici (grigliatura media e fine, dissabbiatura e disoleazione) al fine di garantire il pretrattamento di tutta la portata di prima pioggia affluente all’impianto.

  2. Adeguamento dell’impianto alla tecnica dell’ultrafiltrazione attraverso membrane MBR, in sostituzione dei tradizionali decantatori secondari.

  3. Realizzazione di un nuovo volume di ossidazione con reattori di ultrafiltrazione MBR, con l’obiettivo di garantire il trattamento delle portate estive o di punta in maniera conforme agli standard fissati dalla Tab. 4 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e ss.mm.ii.

L’acqua depurata con la tecnica della chiarificazione a membrane MBR è sempre perfettamente limpida, disinfettata; in tal modo le acque in uscita potrebbero essere riutilizzate, adeguando parte delle strutture esistenti, per uso irriguo, per uso igienico-sanitario o come accumulo per antincendio, rappresentando per l’isola, priva di pozzi e sorgenti naturali, una risorsa da non trascurare.

Considerazioni finali

Le problematiche relative all’impianto attuale sono da attribuirsi alla scelta errata sulla capacità dell’impianto insufficiente a poter trattare i reflui urbani, in particolare nel periodo estivo.

Mappa_Area_naturale_marina_protetta_Isole_di_Ventotene_e_Santo_Stefano

[La tutela dell’AMP “Isole di Ventotene e Santo Stefano”. Parliamone con il direttore  (fine)]

allegati in file pdf, forniti dall’autore, due articoli di h24 notizie sull’inquinamento a Ventotene causato dal cattivo funzionamento del depuratore, pubblicati rispettivamente il 9 ottobre 2014 e il 15 aprile 2016:
– Ventotene, blitz delle Fiamme Gialle: non a norma l’impianto di depurazione
Inquinamento a Ventotene, indagati Sindaco e Geometra comunale

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