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Fantasticherie. Major e Minor (4)

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di Pasquale Scarpati
11. Silvano Braido. Gli abitanti

Per la puntata precedente, leggi qui


Minor
(seguito)

Sembrava uno di quei paesi abbandonati, là dove il vento, padrone assoluto dei vicoli e della viuzza, entra ed esce quando vuole. Solo cani e gatti randagi in cerca di cibo. Il suo nome era Megacosmo ma molti preferivano chiamarlo Minor, forse per ironia nei confronti dell’altro paese non molto distante.

La stessa persona che aveva visto questa situazione, si trovò a passare di là dopo un po’ di anni e vide che molte cose erano cambiate. La struttura era sempre la stessa (non poteva essere diversamente), ma le strade erano pulite, ai balconi pendevano vasi con fiori multicolori. I vetri delle minuscole finestre erano abbellite da tendine con pizzi e merletti.
Erano spariti dalle viuzze i cani ed i gatti randagi. I primi erano portati al guinzaglio dai padroni che, a loro volta, erano muniti di palettine e di tutto l’occorrente per togliere dalla strada gli escrementi. I secondi stavano in casa al calduccio a fare le fusa in un cestino o strofinandosi contro qualcuno o qualcosa.

12. Silvano Braido. Sulla chioma dell'albero. Animali
Aggirandosi nel paese notò, inoltre, che ad ogni vicoletto era stato dato un nome esotico. Uno si chiamava “il vicolo dei riccioli d’oro”, un altro che era molto stretto si chiamava: “vicolo bacia donne”; un altro ancora “vicolo dell’amore”, e così via. Non mancavano anche nomi ironici: il vicolo più stretto di tutti si chiamava strada forse dall’inglese street, quello senza uscite si chiamava infinito, quello piuttosto scuro a causa delle pareti di tufo aveva il nome di lucente.
Così ognuno, per averlo sentito dire, stimolato dalla curiosità, gironzolava dappertutto.

Per ogni dove si notava una vivace oltre che esauriente ed efficiente segnaletica. Non solo vi erano i soliti colori per indicare ogni cosa oltre alle strade e/o ai luoghi di interesse, ma accanto ad essi e ben in vista vi erano anche ideogrammi che preannunziavano cosa si poteva visitare o gustare in quel determinato posto. Così chi passava di là poteva indirizzarsi ora verso un posto ora verso un altro a sua scelta. Erano stati costruiti marciapiedi con fioriere in cui i fiori avvizziti erano immediatamente sostituiti da quelli freschi. Ma non solo questo: ogni vicoletto e ogni zona avevano dei fiori specifici. Così un gran chiasso di colori inebriavano gli occhi mentre le narici rimanevano stupefatte per la varietà dei profumi.

13. Silvano Braido. Onde

Allo slargo, rimesso a nuovo, era stato dato il nome di “Piazza grande” ed anche era stato ristrutturato, adeguato ai suoi tempi, il palazzotto signorile. Così le colonne brillavano di nuova luce ed i marmi erano stati levigati. Anche la chiesa si era vestita a nuovo ed il Crocifisso era libero dalla polvere, mentre al santo era stato dato un nome. Sembrava che ciò dovesse bastare ed invece dopo un po’ di tempo chi aveva preso a cuore frequentando assiduamente quella piccola località, notava che vi erano continui cambiamenti. Sarebbe troppo lungo elencarli ma i più eclatanti furono questi. Furono chiamati degli studiosi che definirono a chi era appartenuto il palazzotto ed anche gli anni della sua costruzione.
Dissero che il Crocifisso apparteneva ad una certa scuola artistica. Per questo immediatamente gli abitanti si adoperarono per far installare nella chiesa quegli accorgimenti sonori e visivi che illustrano ai visitatori le bellezze.
Studiosi della storia della chiesa o teologici scrissero un’agiografia sul santo che fu data alle stampe con il contributo di tutti. Nacquero, pertanto, confraternite, feste e ricorrenze non solo in onore del santo ma anche di tutti quelli che avevano dato lustro alla località con la loro presenza sia pur di passaggio.

Sulla vecchia porta della sagrestia, rimessa a nuovo, era sparito il malconcio e malinconico pezzo di carta perché quella rimaneva sempre aperta in quanto in essa erano stati scoperti alcuni affreschi di età imprecisata, purtroppo in rovina, ma belli lo stesso o almeno così dicevano che fossero.
La volta a cupola ed i muri grezzi davano l’idea di entrare in una vecchia cantina o di fare un tuffo nel passato. Il tutto condito da una finestrella con una grata di ferro che faceva entrare un raggio di sole. Dall’alto pendeva un lampadario di ferro battuto e con la fantasia avresti potuto vedere sei candele che rischiaravano quell’ambiente rustico.
Anche la forma del pozzo fu analizzata, così l’acqua che vi sorgeva. Nientemeno alcuni affermarono che anche quello poteva essere annoverato tra le bellezze artistiche perché progettato da un artista famoso. Per quanto riguarda l’acqua si analizzò e si verificò che aveva proprietà benefiche per alcune funzioni del corpo, alcuni si spinsero a dire che aveva proprietà terapeutiche.

16. Silvano Braido. Luna sospesa
Su molti muri delle case apparvero piccole targhe di marmo che raccontavano brevemente la sua storia. Qua e là, nel circondario, vecchie grotte, invece di essere trasformate in appartamentini, furono adibite a cantine, dove, davanti ad un tavolo fatto di assi scure piuttosto grezze, era possibile fare una degustazione di vini accompagnata da prodotti locali salati e/o dolci.
Per arrivarci bisognava percorrere vecchi sentieri che tali erano rimasti perché non asfaltati né cementati. Per individuarle non vi erano cartelli mastodontici, che deturpano il paesaggio ma ogni visitatore aveva due possibilità: o recarsi presso l’ufficio della Pro loco e farsi dare, gratuitamente, una mappa dei luoghi oppure, trovandosi di passaggio, rigorosamente a piedi, visionare le numerose mappe sparse nel borgo.

In effetti non era consentito alla automobili transitare nel borgo. I più arrivavano trasportati da battelli pubblici moderni e veloci; questo accadeva sia perché era un po’ complicato arrivare colà a causa delle strade non proprio percorribili sia perché era stato costruito, di proposito, un solo parcheggio ed anche un po’ distante dal borgo anche se ben servito da bus navetta. Così se questo risultava completo, l’imprevidente visitatore doveva, giocoforza, tornare indietro con spese inutili, grave disagio e soprattutto perdita di tempo. Ecco perché si preferiva usare il confortevole e veloce battello fluviale.

Di pontili ce n’era uno solo, serviva per l’attracco dei battelli, delle motovedette degli organi di polizia e di qualche locale barca da pesca . Se qualcuno si ostinava a giungere colà con la propria barca doveva trovare un attracco abbastanza lontano perché gli abitanti pensavano che era meglio rinunciare a qualcosa che vedere l’ambiente deturpato e di conseguenza rischiare di perdere tutto.

14. Silvano Braido. Albero pesci-nuvole

Gli abitanti, inoltre, pur senza modificare i loro ritmi di vita e/o stravolgere i loro costumi, avevano deciso di non alzare né barricate né cancelli e pertanto, per tutto l’anno, si poteva godere di tutto ciò che la località potesse offrire. Tutte e quattro le stagioni erano interessate ad eventi attinenti ad esse. Sarebbe lungo elencarle tutte ma, ad esempio, all’aperto o al chiuso, in base alle stagioni, si consumavano, a prezzi contenuti ed accessibili a tutti, le cosiddette cene propiziatorie per un imminente evento già programmato. Così in determinati giorni la piccola banda musicale o un’orchestrina allietava tutti gli abitanti ed anche gli ospiti.
Non mancavano convegni ed eventi culturali, culinari, teatrali, artistici. Riesumavano antiche gare e giochi nei quali anche gli “ospiti” erano coinvolti.

Si studiarono percorsi alternativi su per la montagna o per i campi. In questi vi erano dei punti di ristoro, ben puliti, con bagni, tavoli e sedie già sul posto ed anche dei barbecue.
Così guide del luogo, molto esperte della flora e della fauna già descritte nonché delle bellezze paesaggistiche e dei reperti archeologici, potevano offrire ai partecipanti all’escursione o il cibo già cotto oppure a sacco; altre, quelle più organizzate, portavano succulente pietanze da cucinare, sul luogo, alla brace. E non poteva mancare un buon bicchiere di vino possibilmente prodotto del luogo. Anche il costo era diversificato e adatto a tutte le tasche.

15. Silvano Braido. Città sospesa

Immagine di copertina e illustrazioni dell’articolo: opere di Silvano Braido

[Fantasticherie. Major e Minor (4) – Continua]

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