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Storia di ordinaria follia

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l’autore, noto alla Redazione, chiede di mantenere l’anonimato
Ambulanza

 

Ieri sera, 5 marzo, verso le ore 18 circa, in località Calacaparra, Le Forna, la sig.ra Cristina Pagano di anni 86 veniva colta da malore. Prontamente soccorsa dal personale del 118 veniva trasportata presso il punto di Primo Soccorso in località “Tre Venti” a Ponza.
Qui il personale medico, competente e qualificato, diagnosticava ischemia cerebrale e pertanto allertava l’eliambulanza.
Purtroppo, le condizioni meteorologiche non permettevano il decollo del mezzo e quindi la nonnina non poteva essere ricoverata in terapia intensiva.
A questo punto rimaneva una sola ed unica possibilità, ovvero cercare di stabilizzarla in loco per poter tentare la via della partenza verso la terraferma tramite nave alle ore 06.30.
Dopo aver passato l’intera notte su una barella al poliambulatorio, alle ore 06.00 i parenti, con il beneplacito del medico la caricano in una automobile, non in ambulanza, e si avviano verso il porto per poterla finalmente farla accomodare in nave. Ma ahimè ecco l’ennesima sorpresa; gli orari della partenza della nave sono stati cambiati al 01 marzo e NESSUNO lo sapeva. Nemmeno la locale squadra di calcio di seconda categoria. E quindi ciccia, la nonnina per essere ricoverata in urgenza presso il presidio ospedaliero deve aspettare il monocarena “LAURA” partenza da Ponza alle ore 10 e arrivo a Formia alle ore 12… circa.
Ma attenzione, non bisogna dire che la nonnina sta male perché altrimenti il comandante del mezzo se ne assume la responsabilità ed è per questo che chiedono necessariamente la presenza di personale medico al seguito, in conclusione: no dottore? No parti!

Art. 12 – Condizioni sanitarie passeggeri […] Salvo quanto previsto dal 2° comma dell’art.192 del Codice della Navigazione, l’imbarco dei passeggeri manifestamente affetti da malattie gravi o, comunque, pericolose per la sicurezza della navigazione, e per l’incolumità delle persone a bordo, è condizionato alle autorizzazioni date dalle competenti Autorità Sanitarie.

Dopo questo ennesimo episodio di mala gestione mi viene da pensare perché nel 2016, a Ponza, nella scala delle priorità mettiamo la realizzazione di fantomatiche infrastrutture al fine di guadagnare soldi, soldi, soldi e non pensiamo invece a come evitare di morire per un mancato soccorso.

Cara Amministrazione Comunale, volutamente non metto il mio nome perché altrimenti perseguitereste me e la mia famiglia solo per aver rappresentato un mio pensiero, un mio desiderio. Viva la libertà!

 

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3 commenti per Storia di ordinaria follia

  • E’ stato fatto un eliporto per l’elisoccorso ma sembra che non basti per assicurare in tutte le condizioni metereologiche il pronto soccorso: è questo il problema?

    Bisognerebbe sentire a questo proposito il responsabile sanitario del poliambulatorio perché solo Lui può dirci come veramente stanno le cose per quanto riguarda le emergenze sanitarie che prevedono il trasporto d’urgenza in continente.
    La seconda questione che riguarda il trasporto di un malato via mare – al di là delle nostre polemiche sul trasporto marittimo che rimane oggettivamente inefficiente – mi sembra seria Si può comprendere che due ore di mare sono tante per una persona malata per cui al di là del codice della navigazione sia necessaria un’assistenza medica che va comunque organizzata.

    Questa storia di ordinaria follia rimarrà un racconto inutile se i responsabili sanitari di Ponza non decideranno di rendere pubbliche in un documento le loro impotenze sanitarie. Solo così una nuova idea di assistenza sanitaria comprese le emergenze possono diventare basi di discussioni utili affinché i cittadini, l’opinione pubblica possano far pressione sulla politica a risolvere i problemi strutturali e quelli organizzativi che hanno bisogno di finanziamenti e soluzioni.

  • Biagio Vitiello

    Vorrei dare una risposta a Vincenzo in merito all’elisoccorso.

    Quando si progettò l’eliporto ci assicurarono che i problemi dell’elisoccorso sarebbero stati risolti per sempre, perché quello militare era “poco adatto”.
    Facendo una mia indagine presso il comando dell’Aeronautica Militare di Ponza, capii che il “poco adatto” era da intendersi che si poteva atterrare in qualunque momento “solo per emergenze” (ma non per quei pochi turisti facoltosi).
    Io mi opposi strenuamente e apertamente, ma nessuno mi diede ascolto e volle credere che il problema non veniva risolto perché l’eliporto veniva fatto per altro scopo… (è stato come per la famosa piscina di Le Forna: “si autorizza per manifestazioni sportive e servizio antincendio…”) (!).

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