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Decamerino, novelle dietro le quinte

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di Silverio Lamonica

Decamerino

 

Gigi Proietti ha pubblicato di recente una serie di brevi racconti ed aneddoti che hanno come scenario non il palcoscenico, ma il camerino dove di solito si incontra con gli altri attori e qualche spettatore di riguardo. Di qui il titolo: Decamerino, che richiama alla mente il capolavoro del Boccaccio, con la differenza sostanziale che, in questo caso, il narratore è uno soltanto: il grande Gigi e di giornate ne abbiamo una, non dieci, perché tanto è avvincente la trama che la lettura può esaurirsi nell’arco di una decina di ore, ivi compreso l’intervallo per la colazione.

In questo caso fa da trait d’union ai vari racconti Giubbileo (con due bi, come lo stesso autore specifica) un barbone che, coadiuvato da altri compagni di strada, decide di dare una Sacra Rappresentazione della Natività, proprio in occasione del Giubileo proclamato da Papa Francesco.

In effetti il mondo dei clochard è già stato esplorato dal grande attore, infatti in Il Veterinario, un breve sceneggiato televisivo di una decina di anni fa, Gigi con la sua consueta bravura vestì anche i panni, pardon, i cenci del Dottor Kildare (a causa di una grave disavventura, non per colpa sua, da veterinario affermato finì prima in carcere e poi – evaso – in mezzo alla strada a curare gli animali dei suoi compagni accattoni) e notiamo un parallelo con Giubbileo, il quale dichiara di essere stato ricco, di aver posseduto addirittura uno yacht con cui scorazzava tra Genova, la Sardegna e Palmarola (un omaggio alle Isole Ponziane, di cui il noto artista è grande estimatore).

Ma il vagabondo per scelta è uno “spirito libero” che ama affrontare la vita senza vincoli di sorta: non può e non deve dar conto a nessuno, né tantomeno deve sentirsi obbligato verso qualcuno o dipendere da chicchessia. Tal è il vero Artista e Proietti dimostra di esserlo, specie quando si scaglia contro i tagli alla cultura, la scarsa importanza, per non dire nulla, che i programmi ministeriali danno alla recitazione nelle scuole, il teatrino della politica: certi politici che rubano il mestiere ai comici veri, le tragedie della politica come mafia capitale e così via in un crescendo rossiniano, con la formula ben collaudata del musical solo che, in questo caso, a commento dei vari brani non c’è il canto ma la poesia, di solito il sonetto in romanesco, i versi e le strofe in rima, le quali talvolta assumono il tono dell’invettiva:

Ve ne volete annà da ‘sto Palazzo?
Portateve via tutto er malaffare!

Caro Gigi, da tuo grande ammiratore qual sono, voglio omaggiarti concludendo questa modesta recensione con due versi, tratti dalla poesia che alcuni decenni or sono dedicasti a San Silverio, Patrono di Ponza:

sei davero un gran signore
ci ho piacere che sei serio.

 

Silverio Lamonica per Ponzaracconta; in condivisione con www.buongiornolatina.it

 

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