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Considerazioni sulla cisterna della Dragonara

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di Leonardo Lombardi
Cisterna Dragonara.6

 

L’alimentazione dell’isola di Ponza in epoca romana era garantita dall’acquedotto delle Forna, dalla diga di Giancos e da cisterne nelle quali si accumulava acqua piovana. Nel mio lavoro su Ponza ne segnalai 32, ma è possibile che ce ne fossero altre di cui si è persa ogni traccia o sono nascoste da edifici posteriori che si sono insediati sulle cisterne per avere “l’acqua in casa”.

Sulla cisterna della Dragonara che a quanto apprendo, è stata aperta al pubblico, c’è molto da raccontare in quanto faceva parte di un complesso sistema di cisterne in comunicazione tra loro per cui le più alte versavano il troppo pieno a una cisterna più bassa in quota. Questo sistema permetteva di raggiungere il massimo dell’efficienza idraulica.

La Dragonara alimentava la cisterna di Canneto nell’area portuale e, con il troppo pieno, contribuiva all’alimentazione di due cisterne più basse in quota: la Quagliaro e la Migliaccio, ed era a sua volta alimentata da cisterne più alte.

I romani avevano messo in opera un complesso sistema di alimentazione per l’isola che presumibilmente divenne, per un lungo periodo, un bastione di difesa e di attacco che ospitava una parte della flotta romana nella lunga lotta contro i pirati, nella difesa della costa e delle rotte dalla Sardegna.

Nelle conclusioni del mio lavoro sull’idraulica romana a Ponza affermavo che l’acqua distribuita dai romani a Ponza era vicina a quella che oggi si trasporta via mare. Il mio calcolo, basato sugli stoccaggi della diga, sui volumi delle cisterne e sull’acquedotto, portavano ad un totale di 200.000 mc l’anno. Se si prendessero in considerazione tutte le cisterne arriveremmo probabilmente a 300.000 mc: quasi l’autonomia dell’isola.

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