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Isola sola

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di Francesco De Luca
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Scendo in piazza, così chiamiamo noi Corso Pisacane. Quattro visi al bar Cocò, al bar Tripoli, qualcuno al muretto di fronte alla Favara. La facciata del Municipio appare indifferente. A cosa ? Alla desolazione che mostra il paese in questo giorno che pure è mosso dalle avvisaglie della primavera, perché il sole sta aumentando la superficie illuminata dove sosta qualcuno in attesa di qualcun’ altro.

La piazza è l’emblema della cittadinanza, il suo volto pubblico. Sulla balconata qualche figura si muove frettolosa. E’ un amministratore … forse un impiegato ?

Quella scalinata che dal Monumento porta al piano superiore segna una frattura. O meglio così sembra a me. Un solco profondo fra chi decide con delibere e determinazioni e gli altri. Un solco che non riesco a capire. A distanza da tre anni ancora percepisco una lontananza fra Amministrazione e Amministrati. Può darsi che sia una percezione soltanto mia. Una percezione tattile dico, perché sui social network, che non frequento, mi si dice che c’è una agitazione fervida. Gruppi con tanto di logo e di slogan si creano e si disfano e soprattutto si fronteggiano. Sarà…

Cammino sul Corso. Saluto chi incrocio. Quella vecchina traballante che si ostina a non stare in casa, il padrone del cane bianco e nero, esemplare per intelligenza e obbedienza.

Non riesco a capacitarmi come si possa essere abbacinati da sogni di porti turistici, con folle di villeggianti anelanti una vacanza da sogno, e restare indifferenti allo squallore che si tocca con mano.
Uno squallore privo di volti di bimbi, di voci argentine, di sorrisi.

Un solo ficodindia

 

 

Foto a corredo dell’articolo di Gaia De Luca

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1 commento per Isola sola

  • Le tue sensazioni sono anche le mie e sono di tanti uomini, donne e giovani che vivono in questa isola. Come si fa ad apprezzare la bellezza di quest’isola quando non c’è con chi condividere questa bellezza.

    Hai ragione e tu questo lo dici da tempo ma anche io ho scelto il mio modo di dire le stesse cose.
    I ponzesi sono preoccupati, il lavoro è messo in pericolo: tutte le attività sviluppate fino ad oggi non hanno certezza per andare avanti. Vincoli esterni riducono gli spazi vitali e l’amministrazione non aiuta alla comprensione né governa il passaggio tra il vecchio e il nuovo.

    Non è creando concorrenza tra gli occupati e i disoccupati che si aiuta a crescere la comunità che non può che diventare più cattiva, più individualista, più incapace a capire concetti fondamentali per la sopravvivenza umana quali: la cooperazione, la socializzazione, la collaborazione, l’ambiente come risorsa per mantenere il tutto in piedi.

    Io e te caro Franco ma anche altri ragazzi soffrono questo stato di abbandono e di prostrazione del ponzese rappresentato così bene nella tua descrizione della “piazza vuota”.

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