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Il coraggio di un cuoco napoletano

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di Adriano Madonna

Tony il cuoco napoletano

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Avevo notato Don Amerigo all’aeroporto di Fiumicino, in attesa di imbarcarmi sul volo della Katay Pacific per Hong Kong. Non mi era sfuggito l’aspetto di quell’uomo che riproponeva l’immagine dei nostri emigranti di un tempo, quando andavano a cercare fortuna all’estero. Don Amerigo (ne avrei fatto in seguito diretta conoscenza) aveva il viso drammatico del meridionale che va a trapiantarsi lontano dalla sua terra. In più, secondo il più tipico dei copioni, si tirava dietro, sul trolley dell’aeroporto, una valigia rigonfia con un doppio giro di spago attorno. Al momento di salire a bordo lo persi di vista, ma poi mi ritrovai i suoi baffi tristi proprio sul sedile dietro di me, quando, dopo una notte di volo, le prime luci del giorno si aprirono sulla baia di Hong Kong.

«Scusate», disse una voce mesta, «sapete a che ora arriviamo?». Poi continuò:

«Permettete? Amerigo Pezzella. Vi ho sentito parlare ieri sera con la hostess e credo che voi siete napoletano come me».

«Abbastanza vicino, Don Amerigo, sono di Gaeta, ma a Napoli ho studiato quando ero giovane. Perché andate a Hong Kong?».

«Voi mi aprite una piaga in petto. Perché vado a Hong Kong? E che ne sapete voi! Che ne sapete che vita ho fatto fino a oggi! Io sono cuoco e pizzaiolo. Ho fatto le pizze in tutto il mondo, anche in America, a Boston e a Sommerville, ma là si stava bene. Adesso vado a fare le pizze a Hong Kong. E che ne sapevo io che pure ai cinesi gli piacciono le pizze. Vado a fare il cuoco in un ristorante di Aberdeen. E chi lo sa che posto sarà questo Aberdeen. Certo, ci vuole un coraggio, ci vuole…»

«E non siete contento?»

«Dottò, alla mia età, ma come si fa a essere contenti a lasciare Napoli per andarsene in Cina. Io, in verità, famiglia non ne tengo, però mi piace stare a Napoli. Dottò, la conoscete la canzone? E come dice? “…Core non vò ricchezze se è nato a Napoli ce vò murì…” Dottò, a sessant’anni fatti ci vuole un coraggio a emigrare in Cina. E poi, io questi cinesi non li conosco. Sarà brava gente? Voi che dite, dottò?»

«Don Amerigo, non ve la dovete prendere e soprattutto non vi dovete abbattere. Vedrete che a Hong Kong vi troverete benissimo. E poi, i cinesi di Hong Kong sono delle ottime persone. Gentilissime».

«Se lo dite voi che avete studiato, certamente queste cose le sapete. Ma vedete, Hong Kong è così grande! Mi hanno detto che ci sono milioni di persone e di tutte le razze, e poi c’è tanta confusione. Per una persona semplice come me che sono nato al Pallonetto di Santa Lucia… Ci riesco io a campare a Hong Kong? Questa città mi sembra che afferra come un polipo, un polipo cinese che ti si “zuca”».

Il mio buon compagno di viaggio napoletano, che ormai chiamavo amichevolmente Don Amerigo, era seriamente angosciato e cercai di tirargli su il morale. Intanto, l’aereo scendeva verso la baia e dall’alto si vedevano le isolette intorno a Hong Kong.

«Don Amerigo, sono sicuro che voi i Cinesi ve li farete tutti amici una volta che avranno assaggiato le vostre pizze. Ma, mi raccomando, fatele bene, fate onore a Napoli!».

A queste parole, Don Amerigo Pezzella sembrò toccato sul vivo: spalancò gli occhi, si mise la mano destra aperta sul petto e disse con voce diversa:

«Dottò, se permettete riguardo a questo non ci stanno dubbi: la pizza di Amerigo Pezzella era la preferita di tutti gli ufficiali della Nato e pure della truppa. Là, la pizza se non era di Amerigo Pezzella non se la mangiava nessuno. E poi, dottò, vi faccio vedere una cosa: mi sono portato il cavallo di battaglia».

insegna di pizza alla napoletana

Si alzò, aprì il bauletto sopra il sedile, armeggiò con la cerniera di una borsa e tirò fuori un fagotto fatto con la carta di giornale. Si guardò attorno, quasi volesse celare ciò che stava facendo, poi tolse via la carta e mi mostrò un grosso barattolo di vetro.

“Dottò, questa è “arecheta” originale di Napoli, arecheta del Vesuvio. Me la sono portata apposta».

«Ma come» esclamai sorpreso «vi siete portato l’origano a Hong Kong!»

«Dottò, e se i cinesi mi domandano una marinara io sopra che ci metto assieme alla pummarola?» Rispose con slancio Don Amerigo. Poi il suo viso ebbe un evidente moto di sconforto.

«E adesso perché diventate triste un’altra volta?»

«Dottò, per essere precisi, io sono triste da ieri, quando ho preso il treno da Napoli, ma adesso, vedete, ho scartocciato la buatta dell’arecheta e mi sono accorto che questo è un foglio di giornale del Mattino di Napoli. Me lo voglio conservare. Tutto quello che mi ricorda Napoli mi voglio conservare».

«Via, non fate così» tentai di rianimarlo «in fondo, vedrete, anzi sono sicuro, Hong Kong vi piacerà e quando tornerete a Napoli ne racconterete un gran bene».

«Dottò, ma quando ci torno io a Napoli! Io me lo sento: Amerigo Pezzella muore a Hong Kong, muore in Cina. Chi me lo doveva dire a me. E poi io l’ho detto: qua un napoletano non può campare, questa Hong Kong è come un polipo che ti si zuca».

Eravamo ormai in vista dell’aeroporto e io mi dovevo congedare da Don Amerigo, ma non volevo farlo in maniera banale. Cercavo un’idea e… mi venne:

«Don Amerigo, facciamo una cosa, io devo restare a Hong Kong per qualche tempo, troviamoci un pomeriggio di questi ad Aberdeen e prendiamoci un caffè. Non sarà proprio un caffè alla napoletana, quello con il coppetiello, ma sarà bello che due italiani si ritrovino in Cina».

Con l’aiuto di una hostess compiacente riuscimmo a stabilire le coordinate di un punto dove ci saremmo ritrovati di lì a tre giorni.

insegna ristorante cinese

Non dimenticai il mio impegno, ma quando andai all’appuntamento non trovai Don Amerigo. Lo attesi a lungo, poi lo cercai tra le vie vicine piene di caos e di insegne luminose, ma di Amerigo Pezzella, coraggioso cuoco napoletano, neppure l’ombra. Era davvero accaduto l’irreparabile: il polipo cinese se l’era “zucato” e ci aveva messo solo tre giorni!

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