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Il cartoccio alla festa di S. Silverio delle Forna

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di Sandro Vitiello

 

Avete presente le Valentine dei fumetti di Peanuts?
Quando arrivava il quattordici febbraio la felicità per una signorina era un pensierino che qualche ragazzino le offriva.
C’era qualcosa di simile nel nostro mondo nei tempi che furono.
Quando arrivava qualcuna delle feste della nostra isola le ragazze speravano di tornare a casa con qualche piccolo regalo da parte dei possibili innamorati.

Una carriola di 'Valentine' per Linus... e niente a CB

Le fortunate, quelle che avevano fatto battere il cuore di qualcuno, portavano a casa un cartoccio dentro cui si nascondeva qualche barra di torrone o qualche dolce tipico della festa.
Diciamocelo pure: era anche un piccolo trofeo da esibire quel modesto regalo. Era il segno che prima o poi ci si sarebbe sposati.
Forse non proprio con quello che era considerato il “principe azzurro” del posto ma almeno con qualcuno che non fosse ’u scarrafone del paese.
C’erano le bancarelle del torrone, c’era quello che vendeva le arachidi, tutti i tipi di noccioline, le caramelle e tante altre cose che si vedevano solo in quelle occasioni.
C’era quello che vendeva i lupini e c’era il chiosco delle granite ottenute grattando una barra di ghiaccio, colorate e insaporite con qualche strano sciroppo.
C’erano ovviamente quelli che vendevano qualche giocattolo e pure qualche bancarella di improbabili attrezzi che avrebbero risolto i piccoli-grandi problemi che potevano capitare in ogni casa.
Era un mondo piccolo in cui ci si accontentava di piccole cose che scaldavano il cuore.
Forse pecco di eccessiva nostalgia ma l’odore delle arachidi tostate mi ricordava che la festa era arrivata.

Da un po’ di tempo a Ponza un editto ha cancellato anche questo aspetto del nostro piccolo mondo.

Il sindaco ci ha spiegato sabato pomeriggio che a suo avviso quel genere di bancarelle non merita ospitalità perché per primo toglie lavoro ai pubblici esercizi come bar e ristoranti.
L’offerta di cibo per strada nei momenti di festa penalizza quanti tengono aperta un’attività tutto l’anno.
In seconda battuta “dove dormono, dome mangiano, dove si lavano questi delle bancarelle che poi ci serviranno i loro prodotti alimentari?” – si domanda il sindaco di Ponza?
Pertanto domenica 22 febbraio in quel di Le Forna, alla festa di san Silverio c’erano solo due bancarelle di giocattoli e il solito “marocchino” che vende cinghia, orologi e cianfrusaglie varie. Una presenza costante sulla nostra isola visto che ormai abita da noi e si fa pure tutti i mercati.

S. Silverio nella Chiesa di Le Forna

Se il secondo argomento può essere oggetto di confronto con la categoria degli ambulanti per capire quanto siano rispettosi delle leggi in materia di igiene, sulla prima parte della questione proprio non ci siamo.

Dappertutto ci si ingegna perché alle feste di paese o alle iniziative conviviali ci sia spazio per offerte di prodotti gastronomici, di dolci e altro legato al cibo.
E’ il ‘target’ che funziona di più: dove c’è cibo o bevande arriva gente.
I locali pubblici ne beneficiano perché i numeri sono tali da favorire anche loro.
Addirittura ci sono associazioni di commercianti che organizzano direttamente iniziative di streetfood per attirare gente.
La Confcommercio attraverso la sua associazione di ambulanti FIVA ha una struttura stabile che porta in giro un “mercato dei sapori europeo” per il quale bisogna prenotarsi con largo anticipo per vederlo arrivare nella propria città.

E’ un segno dei tempi ma forse sono sempre gli stessi tempi per alcune cose: il bisogno di stare insieme in piazza casomai mangiando qualcosa al volo, il piacere di scoprire qualche nuovo sapore ci regala felicità.
Forse qualcuno ci vuole rubare la felicità?

 .

Di Sandro Vitiello. In condivisione con http://lacasadeisacco.blogspot.it

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