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di Rita Bosso

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In attesa di leggere altri deliziosi racconti di Adriano Madonna ambientati nella Napoli di qualche decennio fa, sono andata a rovistare tra le vecchie carte e ho ritrovato questo romanzo breve, pubblicato nel 2011; siamo proprio  dalle parti della pensione Saporito, nella storica via Mezzocannone (*) che molti di noi hanno frequentato, ma i fatti si svolgono nel 1938. Renato è, ovviamente,  Renato Caccioppoli, docente di Analisi Matematica; nel 1992 Mario Martone ne racconterà gli ultimi giorni nel film “Morte di un matematico napoletano”.

 

Dal portone d’ingresso dell’Istituto, all’otto di via Mezzocannone, sono una cinquantina di passi e non più di ottanta gradini: a te, Maddalena De Deo, sono bastati per ripetere il brano per l’ennesima volta; al professore basteranno pochi secondi per approvarlo o respingerlo. Se, mentre tu leggi, lui chiuderà gli occhi e batterà il tempo con la mano, ondeggerà lentamente la testa come se stesse ascoltando un brano d’opera, allora il giudizio sarà positivo e la tesi sarà ultimata; sennò interromperà la lettura dopo le prime battute, “Non ci siamo, signorina, non ci siamo. Noi la matematica non dobbiamo spiegarla, dobbiamo suonarla. Ma lei non sa suonare. Dobbiamo danzarla; lei danza? No? Allora cerchi almeno di raccontarla, ma di raccontarla bene, sennò perché dovrebbero ascoltarla?”
Di nuovo ti spiegherà che devi raccontare la storia di un pensiero vivo, che si affanna e in genere fallisce ma, quella volta che riesce ad acchiappare la soluzione, a scoprire, a creare, allora scintillerà per sempre.
Tu devi raccontare quello scintillio, quella pulsazione di vita che non si estinguerà più; devi sconfiggere la polvere, le muffe che prima  appannano il brillio, poi lo opacizzano definitivamente, infine fanno apparire il pensiero come morto.
E’ ossessionato dalla morte, il professore, da ciò che la precede, da ciò che la accompagna. Non si preoccuperà della correttezza, del rigore di ciò che hai scritto: li dà per scontati, ci mancherebbe, dopo quattro anni di a implica b; ad occhi chiusi cercherà tracce di vita, di movimento, di luce e, se fiuterà muffa e catatonia, un velo di tristezza calerà sulla sua voce: “Non ci siamo, non ci siamo”.
Il fatto è che non l’hai mai capita veramente, ‘sta benedetta terza legge; pare una filastrocca, occhio per occhio dente per dente, restituire pan per focaccia, così cammini spingendo con forza il piede all’indietro sul pavimento per convincerti che, effettivamente, il pavimento sta spingendo te in avanti e ti sta facendo avanzare, ma i dubbi rimangono:
“LEX III del moto: Se una cosa pressa o tira una seconda, allora è pressata e tirata da questa all’istesso modo. Lo caballo che tira una pietra per mezzo di una fune, è ugualmente tirato da la pietra, et infatti la fune è distesa tra le due parti, le quali le impediscono di allontanarsi. E di tanto impedisce a lo caballo di avanzare, di tanto promuove l’avanzare de lo masso. Sempre a due a due camminano le forze, ma i loro effetti non si annullano vicendevolmente giacché agiscono su corpi distinti: una supra la pietra, una su lo caballo. E’ questa la terza legge del moto”.

Carlo Cecchi interpreta Renato Caccioppoli in Morte di un matematico napoletano

Carlo Cecchi interpreta Renato Caccioppoli in Morte di un matematico napoletano

Sennonché, giunta al terzo piano, dopo aver ripetuto un altro paio di volte il paragrafo, scopri che ieri il professor Caccioppoli si è fatto arrestare. Stava fatto di vino come ogni sera e, in un locale di via Chiaia, si è seduto al piano e ha attaccato con la Marsigliese, poi si è messo a declamare contro Hitler e contro il Duce, in visita ufficiale in città, e sono intervenute le guardie.
Non per la prima volta, in verità.
All’otto di Mezzocannone, terzo piano, istituto di matematica, quando è arrivata la notizia  si è verificato un terremoto, ma un terremoto strano: onde sismiche hanno cominciato a propagarsi, lente e potenti, coinvolgendo prima bidelli e docenti,  poi il gruppo ristretto degli studenti intimi, quelli che ultimamente il professore lo hanno incontrato più spesso in cantina che in aula, infine gli altri, gli studenti qualunque: non una folla dunque, perché l’istituto non è piazza Venezia, la folla che circola per aule e corridoi si riduce a una cinquantina di persone in tutto, tra docenti, studenti e bidelli.
“Hai sentito? Hanno arrestato Renato, stanotte”
“Hanno arrestato Renato, come volevasi dimostrare”
“N’ata vota? Non era già successo qualche tempo fa, quando è finito in una retata di barboni alla stazione centrale?”
“Renato finalmente è riuscito a farsi arrestare”
“Dispiace che Renato sia stato arrestato, ma ancora di più dispiaceva la china che aveva preso”
“Finalmente! Cosa aspettavano? Mi ha bocciato tre volte, alla prima domanda; la quarta volte era un po’ meno ubriaco del solito, un’equazione differenziale e la sentenza: promosso, le do un consiglio: cambiare facoltà, e un bel diciannove come voto di scoraggiamento” .

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So’ Bambenella ’e copp’  ’e Quartieri / pe’ tutta Napule faccio parla’ / Quanno annascusa p’e vicule, ’a sera / ’ncopp ’o pianino me metto a balla’

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(*) – Il nome della via risale ad una fontana situata a circa la metà della sua lunghezza (nei pressi di via sedili di porto), fatta costruire nel secolo XV dal Re di Napoli e duca di Calabria Alfonso II. Questa fontana in pietra grigia (piperno), addossata al muro per l’abbeveramento dei cavalli, era dotata di un tubo (in napoletano cannola o cannone) estremamente corto (da qui mezzo) e rappresentava un personaggio regale in atteggiamento impacciato, al punto che “me pare ‘o rre ‘e Miezocannone” divenne un appellativo per denotare un portamento ridicolo o particolare goffaggine, probabilmente dello stesso Alfonso II (sintesi da Wikipedia).

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