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Domenica ragù. (3). Epicrisi da pendolare

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di Enzo Di Giovanni
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Avite voglia a parla’, colleghi della redazione! Che descriviate Ponza dalla periferia dell’impero, caro Sandro V. (anche se ti do atto che con la casa del Cuore di Gesù ti stai avvicinando), oppure dal centro aristocratico e modaiolo di Ponza Porto, cara Rita: sta di fatto che nella realtà voi ve ne state belli belli al calduccio nelle rispettive aree metropolitane di appartenenza, tra un Expo che stenta a decollare ed una grande bellezza in decadenza…

Che dovrebbero dire quelli come me, stretti in una condizione border line, tra Formia e Ponza? Altro che in pigiama o a piedi nudi! Nemmeno il nostro Sang’ ’i Retunne è riuscito a coniare un appellativo appropriato per la nostra categoria…
Cosa siamo? Ponzesi a mezzo servizio, o piuttosto quiriniani, tetidotti?
E nei Sacri Dogmi della Residenzialità, come classificare chi passa l’inverno praticamente sui traghetti: ponzesiforme, ponzo-trafficante, nativo, o cosa?
Ci sarà concesso un ulteriore sconto sui biglietti, o verrà piuttosto introdotta una nuova tassazione ad personam, una sorta di IMU.TARSU.MAR a sanzionare il troppo tempo in cui stazioniamo abbuord’ u vapor?

***

Sul sito è stata una settimana giocata sui ricordi e sulla solitudine. E per forza, stamm dint a vernata: a Ponza sono rimasti quattro cani (…anzi tre, da quando persino il mio Pluto si è trasferito a Formia)!

Ma ci sono sensazioni che la distanza non cancella, anzi acuisce: ce lo ricorda Tonino Esposito, che probabilmente non avrebbe mai musicato la poesia di Franco De Luca, come ci racconta in un ricordo diventato canzone, senza le levatacce alle sei del mattino, ben lontano da Ponza! E non ricorderebbe probabilmente quell’incontro-visione, anzi, di con-divisione con la vecchietta (reale o solo immaginato, non importa) fatto ‘i rasiere, ‘i cannafeole che marciscono, della tramontana che trase: pozza scula’ il lungo inverno…

È il dolore dell’assenza: sarà un caso che c’è sempre il mare di mezzo a guidarci tra profumi e salsedine, quella salsedine che si incrosta nell’anima, a Lisbona come a Ponza?

Quell’assenza, quel dolore, nello zio Luigi di Marsiglia prendono corpo: con S. Silverio dall’alto, diventano parracine, e canne legate alla ponzese per i pomodori, ed immagino, piénnule conservati in casa, anche se questo Domenico Musco non ce l’ha raccontato nel suo reportage!

E sono corpi potenti, forgiati sulla fatica quotidiana, quelli evocati dalla testimonianza di De Falco su La Galite.

Ma la vera assenza è quella che ci raccontano Mimma in Cronache di Gennaio, e Franco De Luca in Refolo disperato. Perché l’assenza da lontananza si colma di significati, diventa ricchezza, orgoglio di appartenenza.

Quella vera invece, cruda che si respira in una Ponza deserta, è senza desideri ed emozioni, senza aspettative.
Ed è anche senza storia, come ci ammonisce sempre Domenico con la cannafeola. Perché è la storia a dare il senso di una collettività. La Ponza sempre più vuota non ha spessore, non tanto perché rimangono poche persone d’inverno, ma perché non conserva più memoria di sé.
C’entrerà qualcosa il fatto che a Ponza non si fa nulla di strutturale per recuperarla, la nostra memoria? Guarda caso, Sandro si sta occupando, nel sogno mediterraneo di Marsiglia, del recupero architettonico di un vecchio molo finalizzato alla creazione di due Musei di nuova concezione: non polverosi testimoni di un passato, ma interattivi, attenti ad un mondo che cambia, e al contempo fedeli alle radici che, a Marsiglia come a Ponza, non possono non riconoscersi nel Mediterraneo.
Ma d’altra parte… che siamo francesi, noi?

Posso confessare una cosa? L’isola, quest’isola, nella sua feroce forza primordiale magistralmente descritta da Franco, ci piace.
E piace, almeno a me, l’accostamento con Tom Waits. Grande artista, cantore dell’essenziale, senza fronzoli. Uno degli ultimi autentici anarchici: ci sta proprio bene con Ponza.

Avete notato? In queste cronache dell’inverno profondo vi sono due aspetti che si rincorrono e di cui purtroppo parliamo spesso: il vivere in condizioni difficili, e l’indifferenza, l’apatia. Come se ci fosse contiguità tra la vita dura che abbiamo nel nostro patrimonio genetico, retaggio dei nostri padri, ed un certo fatalismo al ribasso dei nostri tempi: non è così, non deve essere così.

Altrimenti continueremo a parlare di Antenne, come proposto da Vincenzo Ambrosino e dell’attesa di Babbi Natale, come ci ammonisce Silverio Lamonica…

Cronache dal villaggio globale: Sandro R. ci regala due belle testimonianze sulla scia dei fatti di Parigi: una canzone di Alain Souchon, ed una visita al cimitero di Matara, nello Sri-Lanka. Il rapporto ambiguo tra la ricerca di una vera spiritualità umana, laica o religiosa poco importa, ed il suo opposto: la radicalizzazione e perciò la chiusura ad ogni pensiero.

Sempre dal villaggio globale, Enzo Di Fazio ed Enzo Pagano ci offrono due differenti punti di vista sull’Eurozona, alla vigilia di un voto importante per la Grecia, e di riflesso per l’intera Europa.

E cosmopolita ormai diventa il nostro Giggino, alle prese persino con gli arabi. È il destino delle isole: più sono fuori dal mondo, più il mondo le va a trovare.

Il Ponza ha pareggiato 2 a 2 ad Esperia. Magari non sembra, ma vale quanto il rotondo 5 a 0 della partita precedente: è il primo punto conquistato in trasferta, segno di un vero cambio di passo.

Il cambio di passo ce lo chiede evidentemente anche ’u Mast: passi per epicrisi settimanali a gratis; passino i costi del nostro inviato speciale all’estero, che dopo lo Sri-Lanka se ne andrà a Marsiglia e poi chissà dove ancora; ma era proprio necessario aggiungere il viaggio premio negli Emirati Arabi? E noi paghiamo! …Ma come lo paghiamo, a rutunne?

Cari amici vicini e lontani, buona domenica!

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