Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

vip q-36 lamonica-05 35 5-2 adele-con-nicola-rao-tg-r-lazio

Il corallo nero di Ponza

Condividi questo articolo

di Rosanna Conte

 

Sapevate che nei fondali di Ponza ci sono colonie di corallo nero?

1. San-Pietro

Un pesce San Pietro nuota tra le ramificazioni di un corallo nero nei fondali delle nostre isole.

E’ questa una della immagini riprese dagli strumenti della nave oceanografica Astrea dell’ISPRA (1) sulla quale un gruppo di ricercatori sta raccogliendo dati per il progetto europeo ENPI-ECOSAFIMED: Le foreste di corallo del Mediterraneo e la pesca artigianale sostenibile che riguarda le isole Ponziane (Ponza, Zannone e Palmarola) e Patti, in Sicilia.

2. A bordo

Pare che sui fondali studiati ci siano ‘dense’ foreste del corallo nero Parantipathes larix, un organismo a forma di scovolino, con colonie alte quanto un giovane ragazzo. Sono state trovate altre specie di corallo nero in buona parte dei siti esplorati, ci sono poi zone a corallo rosso, fondi a spugne, foreste superficiali di gorgonie e prati di anemoni a tubo”.

3. Foresta-di-corallo-nero

L’utilizzo della parola “foresta” non deve trarre in inganno: le foreste sottomarine, a differenza di quelle terrestri, sono formate da organismi animali anche se assumono  forma di arbusti.

Chi sono questi ricercatori?
La dott.ssa Marzia Bo, ricercatrice di zoologia marina presso l’Università di Genova, coordina il gruppo di ricerca italiano, piccolina, sorridente, affabile le brillano gli occhi quando parla di quello che fa e di quanto ha scoperto; insieme al dott. Sandro Cerasi, osservatore scientifico a bordo del peschereccio ponzese che collabora al progetto.

Jordi Grynyo, esperto di organismi profondi, del Consiglio Superiore delle Ricerche Scientifiche di Barcellona, un giovane biondino alto, tranquillo e attento a quanto gli accade intorno, è l’altro ricercatore.

Infine c’è il biologo marino Simonepietro Canese dell’ISPRA, un esperto in biologia della fauna ittica con una vasta esperienza nel settore delle esplorazioni profonde.

4. Gruppo

Quali istituzioni sono coinvolte?
II progetto, coordinato dal Ministero dell’Agricoltura, dell’Alimentazione e dell’Ambiente spagnolo, tramite l’organizzazione Fondazione Biodiversità vede coinvolte, oltre alla Spagna, l’Università di Genova, per l’Italia e l’Istituto Nazionale per le Scienze Marine e Tecnologiche, per la Tunisia.

Fa parte del programma europeo ENPI CBC Bacino del Mediterraneo che prevede una cooperazione trans-frontaliera multilaterale tra i paesi del Mediterraneo per valorizzare le potenzialità economiche dell’area e affrontare insieme sfide comuni.

5. Loghi

Loghi degli Enti coinvolti (cliccare per ingrandire)

Quale è lo scopo del progetto?
Come suggerisce il titolo, lo scopo è conoscere quanto possa influire la pesca artigianale sugli organismi che vivono a stretto contatto col fondo marino, in particolare sulle foreste di corallo, ed individuare le pratiche di pesca che meno impattano questi eco-sistemi.

La pesca artigianale è quella fatta con tramagli, nasse e coffe che vengono calati, prevalentemente, vicino a secche rocciose profonde, luogo ottimale per le foreste di organismi arborescenti (coralli neri, gorgonie ecc) intorno a cui gravita una ricca fauna di altri organismi, tra cui anche specie ittiche di interesse commerciale.

I danni possono derivare sia dal trascinamento degli attrezzi trasportati dalle correnti sia dal loro abbandono accidentale sul fondale – quando si rompono o si perdono.

Una-nassa-abbandonata-ancora-pescante

Una nassa abbandonata, ancora pescante

Considerata l’importanza e la complessità del problema, gli studiosi intendono innanzitutto valutare l’entità del possibile impatto sugli ecosistemi situati alla profondità a cui arrivano le reti, cioè dai 50 ai 200 m, osservando quanto arriva a bordo dei pescherecci ed esplorando direttamente i fondali. Successivamente intendono promuovere pratiche responsabili di pesca artigianale, decise in accordo con i principali fruitori del mare, in grado di garantire la conservazione di quei fondali preziosa fonte di reddito dei pescatori stessi.

6. Nave

6bis. Lavori a bordo.2

Lavori a bordo della nave oceanografica

Durante la settimana di agosto in cui l’Astrea è stata a Ponza, i ricercatori hanno proceduto alla mappatura dei fondali con strumenti ad alta definizione, delineando sette aree di studio, tracciate in relazione alle aree di pesca maggiormente utilizzate dai pescatori locali a cui i ricercatori si sono rivolti e che hanno collaborato anche operativamente con numerose pescate sperimentali.

Durante l’esplorazione di 13.000 m di fondale sono state rinvenute le foreste di corallo nero sopra citate e questo ha una enorme rilevanza poiché la nostra zona non è mai stata studiata dal punto di vista delle comunità profonde.

Per il momento i dati raccolti non consentono una facile analisi poiché le tracce di impatto sui fondali rocciosi possono essere ascritte sia alla pesca artigianale, ma anche a quella ricreativa, molto più difficile da monitorare.

Il progetto comincia a misurarsi con un contesto reale ed i giovani ricercatori sono nel pieno del loro entusiasmo.
Non possiamo che augurare loro buon lavoro e arrivederci al prossimo anno

7. Partenza

 .

(1) ISPRA – Istituto  Superiore per la Protezione e la  Ricerca Ambientale

Condividi questo articolo

1 commento per Il corallo nero di Ponza

  • “Per il momento i dati raccolti non consentono una facile analisi poiché le tracce di impatto sui fondali rocciosi possono essere ascritte sia alla pesca artigianale, ma anche a quella ricreativa, molto più difficile da monitorare”.

    Quando questi studi arrivano nelle commissioni europee vengono esaminate dai burocrati che sono pressati ogni giorno dalle lobby del cemento, del petrolio, del commercio internazionale, delle ecomafie.

    Io capisco l’entusiasmo della ricercatrice, fa il suo mestiere, bellissimo; sente con gli strumenti gli echi di un ecosistema che resiste ai cambiamenti; ma questi cambiamenti sono inevitabili: i più prodotti dallo sfruttamento industriale e i pochi prodotti dallo sfruttamento artigianale, locale, autoctono.

    Teniamolo sempre presente nelle nostre conclusioni, se non vogliamo ripetere errori come quello dei pneumatici, perché, la maggior parte dei finanziamenti pubblici e soprattutto privati sono mossi dai grandi interessi economici.

Devi essere collegato per poter inserire un commento.