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Paesaggi fornesi. Capo Bosco

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di Giuseppe Mazzella
Capo Bosco

 

“Abbasci’i fforne”, “Giù a Le Forna” o “Forna Grande”.
Con questi toponimi si indica il lato sud della conca di Cala Feola che è dominato dal picco di Capo Bosco.
Un angolo di Ponza completamente intatto, anche perché da oltre quarant’anni i terrazzamenti coltivati sono stati completamente riconquistati dalla flora spontanea mediterranea. Come era prima della colonizzazione borbonica del 1772, quando la collina era ricchissima di querce e cerri. Fino a qualche decennio fa era ancora possibile vedere i resti di imponenti tronchi tagliati a livello del piano.
Di qui il nome che, contrariamente a come si crede comunemente, non è da intendersi “capo Bosco”, ma ’u capo d’i voschi, cioé il migliore e il più ricco dei boschi, da cui attinsero per le loro necessità le prime famiglie che vi si insediarono.
Oggi quest’angolo dell’isola si è andato arricchendo di alcune graziose villette, di alcuni ristoranti e casette che dominano la spiaggia di Cala Feola – in dialetto abbasci’a Marina – che costituisce l’unica spiaggia praticabile di sabbia fine di tutta Ponza. Una spiaggia che accoglieva nel primo dopoguerra una numerosa colonia di bambini che qui “villeggiavano” e hanno imparato a nuotare sotto il controllo burbero e bonario del parroco don Gennaro Sandolo.

Colonia estiva con Don Gennaro                                                                                                                Colonia estiva con Don Gennaro (cliccare per ingrandire)

Le falde della collina conservano anche alcune antiche costruzioni. Tra queste, una in particolare, ha sempre suscitato la curiosità degli abitanti: la cosiddetta “casa del munaciello”.
Era convinzione comune che in essa alloggiasse stabilmente lo spirito impertinente di un bambino, che si divertiva a fare scherzi. Al punto che il vecchio proprietario finì per venderla ad una anziana coppia di tedeschi.
I fornesi stettero, allora, in attesa di sapere se ’u munaciell’ continuasse nella sua vecchia abitudine. Ma non trapelava dai nuovi proprietari alcuna informazione.
La curiosità però era tanta che un giorno alcuni decisero di chiedere direttamente ai tedeschi. I quali, candidamente, risposero che sì, c’era in casa uno spiritello scherzoso che faceva accendere i termosifoni, riscaldandoli senza che venissero alimentati dall’elettricità e che ogni tanto si divertiva ad apparire all’improvviso avvolto in una vampa di fuoco dalla bocca del vecchio forno a legna. Ma che, tutto sommato, per tenerlo buono, bastava lasciare la sera un bel bicchiere di vino in bella vista sul tavolo di cucina, per assicurarsi un sonno tranquillo.

Oggi la casa è passata ancora ad altri proprietari che, pur informati dell’inquietante presenza, non hanno mai visto lo spiritello in azione. Sembra quasi che in questi tempi difficili anche i munacielli risentano della crisi, emigrando, forse, in luoghi loro più favorevoli.

Capo Bosco e Cala Feola

Capo Bosco e Cala Feola, con Palmarola sullo sfondo

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