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Economia, politica, cultura

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di Francesco (Franco) De Luca
Mediazione

 

Allo scadere dell’estate, che è il periodo in cui è prevalente nella vita isolana la dimensione economica, in un momento in cui le cronache giornalistiche verificano una vivacità nello scontro politico, si avverte la mancanza della cultura (in quanto fautrice di riflessione non di liturgie ideologiche).

Ora, la politica di per sé tende ad aumentare il potere di chi l’esercita, e l’economia tende ad aumentare il divario fra ricchi e poveri. Chi deve fare da mediatrice fra le suddette forze, a rinforzo della vita democratica, è la cultura. Senza, finisce che la politica viene subita dai cittadini perché il potere non li ascolta, l’economia polarizza le diversità non le amalgama. Con la cultura (in quanto riflessione critica) si bilanciano le forze a vantaggio della vita democratica.

Il ragionamento mira ad ottenere che i detentori del potere politico siano aperti alle sollecitazioni culturali, così come i padroni dell’economia si aprano alle considerazioni sociali, e i gestori dei mezzi di comunicazione tentino mediazioni proficue tra le parti. A tutto vantaggio della vita democratica del paese.

Di quale paese si sta parlando? Ma di Ponza, naturalmente. Anche qui si avverte un arroccamento dei fronti, come da guerra fredda. Quando invece l’interesse di tutti è che le parti dialoghino. Fuori dai preconcetti, dai fraintendimenti passati, dagli asti.

La fragilità del tessuto sociale della nostra isola ha bisogno di interventi connettivi, di rammendi associativi, anche in previsione del periodo in cui più si cerca la solidarietà ovvero il periodo invernale.

Chi ha orecchi intenda.

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2 commenti per Economia, politica, cultura

  • Giuseppe Marino

    E quindi………?

  • La vita è lotta per la sopravvivenza; nelle società moderne e democratiche questa vita è regolata dalle leggi e gestita dai governi che vengono eletti dai cittadini.

    Ma c’è un controllo sui governi in democrazia prodotto dalle opposizioni, dalla magistratura, dalla stampa, dalla cultura intesa come elaborazione di idee e progetti per una politica culturale alternativa.

    C’è anche un controllo prodotto dalle organizzazioni di categoria, economiche e sociali e dalle associazioni culturali e ricreative.

    L’uomo di governo e/o di potere fa la sua azione quotidiana e sicuramente periodicamente fa un bilancio della sua azione controllando i risultati ottenuti se coerenti con le sue idee di governo politico-economico e soprattutto elettorale.

    Quello che io sto a ripetere è che all’uomo di governo o di potere, non si possono elemosinare gli spazi di manovra per la salvaguardia della propria libertà individuale e di gruppo, ma questi spazi vanno conquistati quotidianamente.

    Se si sente l’esigenza di continuare a fare appelli, significa che o non ci sono queste esigenze di cui si elemosinano gli spazi o evidentemente la comunità di individui è paga e/o rassegnata a vivere di quello che gli viene dall’alto propinato.

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