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Giulia Vitiello: soprano ponzese

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di Rosanna Conte
Giulia Vitiello.1

 

Giulia Vitiello si sta preparando alla serata. Canterà il repertorio delle canzoni napoletane nel salone della Scuola media “Carlo Pisacane”.

Figlia di Elio Vitiello, delle Forna, e di Anna Mancini, di Cercola, è nata nel 1977 proprio a Cercola (Na) dove i suoi genitori si erano stabiliti dopo la chiusura della miniera presso cui aveva lavorato il padre.
La sua aspirazione era diventare “crocerossina militare”, ma ha svolto studi per Operatrice turistica in un Istituto professionale di Napoli.
Pur respirando aria di musica in casa, perché il suo nonno materno, da bravo bersagliere, suonava la tromba, scopre di avere una voce da soprano a 21 anni cantando in chiesa.
Così nel 2000 si iscrive al Conservatorio di Salerno e studia canto per sei anni. Successivamente consegue la laurea in Discipline musicali per insegnare.
Attualmente per svolgere l’attività di docente deve trasferirsi in Piemonte: in Campania è quasi impossibile inserirsi nella scuola, specie per la sua materia.

Se fossi vissuta a Ponza, secondo te, avresti studiato canto comunque?
No. La scoperta della mia vocalità è avvenuta una domenica mattina cantando in chiesa. Il sacerdote della mia parrocchia, allora seminarista, mi suggerì di studiare canto. Inizialmente io non volevo, non mi piaceva entrare in questo mondo: avevo sempre visto i cantanti lirici come persone egocentriche ed io non mi rispecchiavo in loro. Però, una volta che ho iniziato a coltivare la voce…

Ti esibisci in pubblico e in quali occasioni?
Sì, ci sono state tantissime esibizioni in pubblico. Le prime gratis per farmi conoscere..anche perché i concerti li ho sempre organizzati io. Non è che abbia trovato persone che mi hanno aiutato…ho dovuto pensarci sempre io. In genere sono chiamata dai comuni per cantare in manifestazioni pubbliche e da privati per cantare nei matrimoni; qualche volta ho cantato anche ai funerali.

Il tuo lavoro si svolge solo nel napoletano o vai anche altrove?
In genere nel napoletano, ma nel 2012 sono stata a Trapani dove mi sono esibita in un concerto con la fanfara dei bersaglieri e con la banda musicale di Trapani. Sono stata invitata dal maestro della fanfara che avevo conosciuto su Facebook.

Cosa in genere ti viene richiesto di cantare quando vieni invitata dai comuni?
Di solito il progetto del concerto lo preparo io. Spesso sono arie di opere liriche e siccome i concerti vengono svolti all’interno delle parrocchie, vengono richieste arie particolari oppure musica sacra… il mio amore è proprio la musica sacra.

Quali testi di musica sacra ti piacciono?
Le Ave Maria….se si esclude quella di Schubert che la chiesa non considera musica sacra e ne vieta l’esecuzione in Chiesa;  quindi quella di  Gounod, di Bellini e tante altre. Ma anche il “Panis Angelicus” di  Cesar Frank..

Il pezzo più difficile per te quale è?
Per la musica sacra… ce l’ho dentro e non ho nessuna difficoltà. Non ho difficoltà nemmeno con l’opera perché canto le arie di opera  studiate per la mia vocalità… le arie della Boheme… la mia vocalità si rispecchia molto in quella di Puccini. Forse negli ultimi tempi sto scoprendo Verdi… mi rispecchio nel suo patriottismo… lui è stato uno dei grandi esponenti che ha lottato, dopo Garibaldi,  per l’unità d’Italia ed io amo molto l’Italia, quindi…

C’è stata qualche esibizione che ti ha emozionata in maniera particolare?
Devo dire la verità, la più bella esibizione è stata a Latina… a Maenza il 9 agosto scorso. Lì l’emozione  ha giocato molto; c’era un  pubblico  particolarissimo… attento, l’atmosfera particolare… devo dire la verità sembrava come se mi stessi esibendo la prima volta all’Arena di Verona… a me ha dato questa impressione..

C’è un soprano a cui ti ispiri?
Non avevo mai conosciuto la Callas… di persona sarebbe stato impossibile perché è scomparsa nell’anno in cui sono nata… quindi non ho passioni. L’unica che mi piace moltissimo è Barbara Frittoli, lei sì che mi piace tantissimo. La Callas era la Divina… dei tenori mi piace Bocelli: semplice, elegante nella vocalità… Pavarotti è un mito…

Cioè, i grandi nomi li vedi lontano… Per te il canto cos’è?
Il canto è qualcosa che nasce dal cuore… il canto, per me, è una  preghiera… infatti, lo diceva anche Sant’Agostino: “Chi canta, prega due volte”. Non bisogna cantare solo per scopo di lucro, perché… sì, ci vuole anche quello, bisogna anche sopravvivere… i musicisti sono sempre poveri… però il canto per me è preghiera.

Chi è stato il maestro che ti ha insegnato la tecnica vocale?
Ne ho avuti tanti. Nel 2002 ho iniziato con la prima maestra, Elisabetta Fusco, corista del San Carlo. Di lei ricordo una cosa  particolarissima. Quando andai a fare il provino, perché voleva sentire la voce, ero alle prime armi, mi disse “Bene! Se segui bene, resti, se non segui quella è la porta e te ne puoi andare”. E ricordo ancora che se arrivavo prima alla lezione, non mi faceva salire e aspettavo anche sotto la pioggia, la grandine… Lei diceva che serviva a formarmi…ed in effetti mi ha formata perché adesso non sopporto le persone che  arrivano prima o dopo… devono essere precise.
Poi al Conservatorio ho avuto il mio maestro di Canto, Carlo Tuand di Roma; poi la maestra Emma di Napoli… ne ho avuti diversi… e alla fine quella che ha fatto il boom nella mia vocalità, la signora maestra Laurenza Marilena, di Salerno che mi ha cambiato la voce… tantissimo… proprio tantissimo..

Quale è il tuo legame con Ponza?
Il mio legame con Ponza è nato tutto dal mare… anche perché papà era ponzese…Effettivamente io sono nata a Napoli, sono cresciuta a Cercola… però spesso e volentieri dico che a Napoli ci sono nata, ma io mi sento ponzese a tutti gli effetti.

Papà ti portava a Ponza da piccola?
Io sono stata a Ponza da quando sono nata, sono 37 anni, ma ne sono sempre più innamorata. Ho perso papà a Napoli per una malattia oncologica… però ogni giorno dico sì, a Napoli la sento la sua assenza, però l’avverto molto di più qui, a Ponza, perché  vedo papà negli occhi e nelle espressioni dei ponzesi, comunque sento la sua voce nel canto dei gabbiani, nel tramonto vedo il suo sorriso, papà è qui..

Cosa vorresti dire ai ponzesi?
Le emozioni della musica sono belle e pure, le  note musicali sono perle che curano l’anima e la rendono splendente.
Voglio ringraziare i maestri (Antonio Cafolla ed Elena Kumanova -NdR).  In questi giorni, nonostante qualche difficoltà, ho vissuto un clima bellissimo, di una grande famiglia in cui si lavora per educare e costruire la cultura. Mi congratulo con i genitori dei bambini ponzesi, della loro passione per l’accostamento dei loro figli al mondo musicale. A voi ponzesi la cultura non è mai mancata, anzi cresce.

Alle 22,30 è iniziato il concerto. La voce da soprano di Giulia, limpida, pulita e forte, ha rallegrato la serata del folto pubblico che è venuto ad ascoltarla.

Giulia Vitiello.2

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