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Due economie

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di Francesco De Luca
Porto d'estate

 

Dalle notizie lette sui giornali locali in questi giorni  ho tratto la conclusione che in Ponza operino più economie. Anzi, due. Una popolare e l’altra altolocata.

L’economia popolare è quella praticata dalla quasi totalità dei ponzesi: pensionati, stipendiati, operai. Con una entrata media, conseguente all’attività e funzioni svolte, e una uscita dettata dallo stile di vita, dalla fiscalità connessa.

C’è poi l’economia altolocata, dipendente dall’attività svolta, imprenditoriale, legata al turismo. Con una entrata, varia come il flusso turistico, sempre cospicua, e una uscita irrispettosa delle scadenze degli obblighi fiscali.

Cosicché quella che appare nei mesi invernali è la sola economia popolare; legata alla mensilità, alle date fissate per il pagamento degli oneri comunali e di quelli nazionali. Parsimoniosa, contenuta, ma dignitosa.
L’altra, quella altolocata, in inverno si porta in continente, si mantiene bene, ma è sorda ai richiami degli obblighi fiscali comunali. Chiede ma non contribuisce, esige ma non partecipa.

Per chiarire ancor meglio gli aspetti, mi pare d’aver capito che l’economia da lavoro dipendente sorregga i servizi che il Comune elargisce (e di cui lamentiamo le carenze ogniqualvolta le incontriamo, sentendoci rispondere che il Comune non ha i soldi per migliorarli), mentre l’economia imprenditoriale è latitante, rimanda i pagamenti, usufruendo di beni e servizi che non paga. Contribuendo a rendere il Comune privo dei  fondi necessari.

Ma allora, quando diciamo che bisogna garantire che certe presenze imprenditoriali a Ponza (pontili, bar, ristoranti, hotel e via dicendo) operino con profitto siamo nel giusto sociale o non facciamo altro che tirare la volata a chi al bene comune non pensa, ma soltanto al proprio?

Questa mia domanda, da quello che appare oggi, trova una risposta ben precisa. Spero che la mia riflessione sia sbagliata così da avere una risposta più rassicurante.

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