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Ponza dell’anima

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di Alessandro Liburdi
Ponza dall'alto del Monte Guardia
 

 

Ponza dell’anima 

 

C’è una nuvola

a forma di balenottera,

spaventapasseri la insegue

mentre fugge da terra,

in mezzo al cielo d’agosto:

giace Ponza come una lingua

dimenticata, assiste divertita

alla fuga. Basta camminare

con lo sguardo nel corbezzolo,

per capire che il ficodindia

cresce negli anfratti

a picco sul mare: saprà

che lo aspetta un destino

come d’agave precario?

Sotto lo strapiombo

è azzurro lo scrigno del mare,

di sirena il canto che viene

ad aguzzare gli scogli.

Qualche granchio

viene a prendere il sole

nella caletta, a togliere

la salsedine di un’altra giornata.

Nuotano i vacanzieri

si trastullano nella barca selvaggi

padroni di un mare non loro,

che li guarda col sogno di annegarli.

Su questo lato, settentrionale,

si apre rigoglioso

il deserto azzurro del sale;

da qui, Ponza dell’anima, parte il viaggio

l’avventura, il mistero;

si apre il mare, è tutto vero,

se vuoi lo puoi navigare.

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