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La spesa al mercato (1)

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di Pasquale Scarpati

i mercati di una volta

Non ho dimestichezza con i grossi numeri e sono piuttosto profano in economia, ma voglio elaborare semplici ragionamenti per cercare di capire il motivo della crisi che ci attanaglia.
Il discorso porterebbe molto lontano perché abbraccia anche altri aspetti correlati, come ad esempio: politici, militari, sociali, storici ad ampio raggio come la decolonizzazione e/o lo sviluppo dei Paesi che prima si chiamavano del terzo mondo o sottosviluppati – dove endemica era la carestia come in India – e poi, nel tempo, sono stati chiamati col nome di Paesi in via di sviluppo ecc, ecc…
Non scomoderò, neppure, pensatori o economisti di fama mondiale, mi atterrò semplicemente alla mia piccola esperienza, fatta di cose quotidiane o, se vogliamo, di mercato rionale, anche perché, a mio parere, i grandi numeri pochi riescono a capirli.

Partendo, pertanto, dal “basso” voglio dare un quadro, sic et simpliciter , sia pur parziale, della situazione così come si è evoluta nel corso del tempo. I giudizi li lascio ad altri.
Per brevità e soprattutto per chiarezza suddividerò gli anni in decenni, fermo restando che essi, ovviamente, non vanno inquadrati in modo netto.
Pertanto:
Anni ’50 – Poco denaro in circolazione: la moneta da dieci lire ha un certo valore. Il taglio più grosso delle monete, infatti, è la diecimila lire (grande quanto un “lenzuolo”).

le 10000 lire di una volta

Non ripeto ciò che ho già scritto su questo sito circa quegli anni, ma voglio sottolineare che vi erano famiglie numerose che abitavano in locali di appena 40 mq. o in grotte e che le esigenze erano ridotte “all’osso”.
Chi torna in patria con la pensione americana è considerato un nababbo (un po’ come avviene oggi: molti connazionali, pensionati, vanno ad abitare in Paesi dove tutto costa meno).
Tutto è molto aleatorio, non c’è certezza nel domani. Il pescatore spera di riuscire a vendere, il più presto possibile, il pescato (quando c’è), il contadino è soggetto alle variazioni capricciose del tempo.
Il commerciante cerca di risparmiare nel comprare la merce, per poter poi rivenderla anche a mezza lira in meno rispetto agli altri concorrenti. Se non lo fa, rischia di perdere il cliente. Questo, a sua volta, non solo ha l’abitudine di “chiaitare” (tirare sul prezzo) – un po’ come avviene in Paesi del vicino oriente o sull’altra sponda del Mediterraneo – ma è costretto a comprare la merce “ sfusa”, sia perché pochi sono i prodotti pre-confezionati ma soprattutto perché quasi nessuno può permettersi di comprare neppure un pacco di pasta da 500 gr. né tanto meno un litro d’olio né 250 gr. di caffè. Anche il pomodoro, la cosiddetta “conserva”, viene venduta sfusa, per non parlare poi delle acciughe o del sapone “molle” per il bucato.
Non so se esistano norme igieniche, certamente sono disattese e forse chi ha il compito di vigilare in tal senso “ chiude un occhio”.
D’altra parte la penuria di denaro non consente né di comprare a iosa né di comprare il superfluo ma solo e soltanto lo stretto necessario.
Non c’è obbligo di chiusura dei negozi o almeno, per quello che ricordo, si può stare aperti 7 gg. su 7 e a qualsiasi ora. Vi sono, infatti, negozi, che aprono anche alle 4 del mattino perché a quell’ora qualche massaia, prima di andare nei campi, passa per comprare qualcosa oppure qualcuno già arriva, con l’asino, dai Conti o giunge con la barca o a piedi dalle Forna. Un barbiere mi ha raccontato che incominciava il suo lavoro prima delle luci dell’alba, prima che il contadino andasse nei campi.
Non parliamo poi dei medicinali e dei medici (tutto a pagamento; forse non lo era soltanto per alcune categorie: sentivo parlare di una “Cassa Marittima” ma non sapevo cosa fosse).
Ciò incide chiaramente sul quotidiano dato che la malattia, volente o nolente, deve essere curata: non se ne può fare a meno.
Per questo vige, accanto alla medicina ufficiale, anche il “metodo della nonna”: decotti e camomille, erba corallina, latte di asina, maluocchie e vierm’”.
Chi non ha soldi in contanti (e sono in tanti) è costretto a comprare sempre dallo stesso fornitore; questo, a sua volta, appunta tutto su “il quadernetto”. Chi paga in contanti o con assegni è considerato un “buon” pagatore.
Poche esigenze anche da parte dello Stato che incamera le tasse attraverso il dazio o da altre fonti ma non può agire sui consumi.
Insomma tanta fatica, poco guadagno; tanti sacrifici, poco denaro e soprattutto tanta precarietà.
La penuria di denaro implica anche un altro modo di pensare e di rapportarsi agli altri.

Tanto per fare un esempio: per non ricorrere agli avvocati, molti rapporti si basano sulla “parola data” e il venir meno è disonore.
Anni ’60 : inizia il boom economico dovuto alla ricostruzione e all’ampliamento dell’edilizia.
Lo Stato per incentivare l’acquisto di un qualsiasi immobile – non solo della prima casa – esonera l’acquirente dalle tasse per ben 25 anni.
Si ha così il boom edilizio e di conseguenza tutto , diciamo, l’indotto che gravita intorno ad esso. Di conseguenza lo Stato incamera più soldi. L’inflazione comincia a salire.
Si incominciano a comprare beni, diciamo, più voluttuari (per quei tempi): elettrodomestici ed altro.
Nello stesso tempo si creano carrozzoni tipo “la Cassa per il Mezzogiorno” di cui molti usano e purtroppo abusano.
Questo movimento economico genera altri movimenti che sollecitano la società al cambiamento.
La lira a volte è più forte a volte è più debole, comunque alcune imprese straniere permangono in Italia poiché la manodopera non è molto onerosa. Alla fine di quegli anni comincia il flusso turistico di massa perché il denaro circola di più e per questo vengono coniati tagli superiori alla 10mila lire.
Anni ’70 – Agli inizi di quegli anni la guerra del Kippur mette in luce la fragile economia che si regge totalmente o quasi sul petrolio a buon mercato.
Alcuni Paesi produttori, infatti, chiudono “il rubinetto” e fanno schizzare i prezzi, ma, nonostante questo, anche a causa dell’adeguamento degli stipendi e dei salari il denaro continua a circolare.
Resta sempre vivo il mercato immobiliare (anzi i prezzi salgono vertiginosamente ed ogni “scarpa diventa scarpone” nel senso che entrano sul mercato tantissime imprese edili ed anche in esse avviene una diversificazione dei ruoli: nascono così i piastrellisti, i carpentieri ed altre figure). Questo perché le abitazioni cominciano anche a divenire più “ complesse” rispetto a quelle precedenti.
Si comincia a comprare, oltre agli elettrodomestici, anche l’altro sogno degli italiani: l’automobile. E’ talmente alta la richiesta che bisogna attendere, dopo averla ordinata, giorni se non mesi e, al momento del ritiro, bisogna pagarla con l’aumento se, nel frattempo, il costo è lievitato. Si dice: “Automobile nuova, paghi da bere”.
Questo movimento di denaro provoca anche l’allentamento della borsa da parte dello Stato che, attuando, tra l’altro, la spesa sanitaria per tutti, libera la popolazione da quella “spada di Damocle”, per cui la gestione del denaro, a livello familiare, diviene “ più tranquilla”. In farmacia, ad esempio, si può prendere, tra l’altro, senza spendere nulla, persino “l’Amaro Medicinale Giuliani”.
In questo giro di danaro nascono o si amplificano o si radicalizzano anche enti inutili o quasi, ma nessuno ci fa caso. E’ un flusso talmente ampio di denaro che gli interessi, attivi e passivi, bancari o postali vanno alle stelle. Chi non ricorda, ad esempio, i buoni fruttiferi postali cosiddetti “a termine”?

Buono postale in lire

Anche il piccolo risparmiatore comincia ad investire in azioni (croce e delizia).
In campo edilizio “ogni ’rott’ addeventa ’ruttone”, non so se mi spiego.
Nel commercio, chi può compra a 1 e poi, dopo pochi mesi, rivende, senza troppi pensieri, a 5.
Così il consumatore, libero da “oneri sanitari” e meno gravato da tasse, spende con una certa sicurezza.

[La spesa al mercato (1) – Continua]

 

Continua con gli anni ’80 e segg. (NdR)

 

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1 commento per La spesa al mercato (1)

  • Anni ’50:
    Tanta fatica, poco guadagno; tanti sacrifici, poco denaro e soprattutto tanta precarietà.

    Anni ’60 :
    inizia il boom economico dovuto alla ricostruzione e all’ampliamento dell’edilizia.

    Anni ’70:
    Crisi del Kippur ma in campo edilizio “ogni ’rott’ addeventa ’ruttone”, ti spieghi bene.
    Nel commercio, chi può compra a 1 e poi, dopo pochi mesi, rivende, senza troppi pensieri, a 5.
    Il consumatore, finalmente libero da “oneri sanitari” e meno gravato da tasse, spende con una certa sicurezza.

    Complimenti Pasquale seguirò con piacere la lezione di economia che viene dal mercato del tuo rione.

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