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Ventotene e S. Stefano. “Scogli” dal mare di cristallo (2)

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di Cosmo Pontecorvo
Santo Stefano. Ventotene

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Nel 1731 Elisabetta Farnese, regina di Spagna, ultima rappresentante dei Farnese, donò al figlio Carlo III di Borbone, re di Napoli, le isole Pontine. E questi propose un piano di colonizzazione e ripopolamento (12).
Carlo di Borbone, divenuto re di Spagna (Carlo III), donò le isole al terzogenito Ferdinando IV, che nel 1786 destinò sull’isola un nucleo di relegati.

Nel 1711 un dispaccio divideva le isole Ponziane in due giurisdizioni governative. La prima era costituita da Ponza, Zannone, Palmarola, Gavi. La seconda comprendeva Ventotène e S. Stefano. I primi coloni veri e propri vi giunsero dal napoletano nel 1772.

Nel 1769 fu posta la prima pietra della Chiesa parrocchiale, dedicata a S. Candida, patrona dell’Isola.

Nel 1795 entrò in funzione il carcere durissimo, ove furono destinati i condannati politici.

Veduta aerea del carcere di S. Stefano

Veduta aerea del carcere di S. Stefano

Tra gli ergastolani più famosi va ricordato Luigi Settembrini. Nel 1922 vi fu destinata una “Compagnia di disciplina” con 150 militari.

L’ergastolo del periodo fascista è descritto da Alberto Jacometti, rimasto al confino cinque anni, fino alla liberazione.

I confinati del periodo fascista, sorvegliati dalla M.V.S.N. [la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, spesso indicata come ‘le camicie nere’, fu un corpo di polizia civile ad ordinamento militare, dell’Italia fascista – NdR], erano circa 800.
I quel periodo ci furono Scoccimarro, Secchia, Terracini, Momo Li Causi, Di Vittorio, Longo, La Ravera, Roveda, Marchioro, l’albanese Lazar Fundo.

Confinati a Ventotene. Altiero Spinelli Ernesto Rossi Eugenio Colorni et al

Confinati a Ventotene. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni et al.

Il gruppo “Giustizia e Libertà” vide presenti Bauer, Fancello, Calace, Traquandi, tutti arrestati nel 1930.
Tra i socialisti c’era Pertini, Jacometti ed altri.
I federalisti presenti erano: Rossi, Roberto e Giussani, provenienti da “Giustizia e Libertà”, nonché Spinelli.
Non mancavano anche gli anarchici  come Domaschi, i tre fratelli Iriezie, cognati di Re Zog.
A Ponza erano ospiti tra gli altri, anche Nenni e Zaniboni in quel periodo.
Il 2 febbraio 1965 l’ergastolo di S. Stefano fu definitivamente chiuso. Qui era stato relegato e morto anche Gaetano Bresci, l’anarchico uccisore di Umberto I.

La struttura di Ventotene è chiaramente vulcanica. L’isola è unita alla terraferma per il tramite di corse di vaporetti che da Formia impiegano un paio di ore di navigazione.
Il suo mare e quello di Santo Stefano sono di una nitidezza ancora ancestrale. Le acque limpide ed i suoi scogli sono mèta preferita dei pescatori e dei sub. La villeggiatura in questi luoghi è quanto mai ambita e di èlite. Il pesce fresco è un piatto d’obbligo.

Nell’atrio del palazzo comunale, adibito durante il fascismo a prigione, e sul quale ancora sono infisse le grosse grate di ferro, una lapide ricorda:

Ventotene. Targa di p.zza Castello. Municipio

In quest’Isola / nel confino imposto dal regime fascista / i primi federalisti italiani Eugenio Colorni / Ernesto Rossi / Altiero Spinelli / meditando sulla tragedia della guerra / sui delitti del totalitarismo / sulla crisi delle sovranità nazionali / scrissero nel 1941 l’appello / che ancora oggi porta il nome di Manifesto di Ventotene / nella fiducia che altri con loro / traendo dai comuni errori / lo stesso ammaestramento / iniziassero la lotta / per un’Europa libera e unita. /
Il Movimento europeo / che fece sua quella
battaglia / nel Trentennale della sua fondazione / volle qui posta questa lapide /
A memoria delle sue origini / A ricordo dei suoi caduti nella Resistenza / A conferma dei suoi propositi/A incitamento per l’avvenire.

Ventotène, 3 Novembre 1975.

La demografia di Ventotène dal 1817 (12), ci dà i seguenti dati:
1917, abit. 545; 1818, 560. Il parroco è maestro di scuola primaria. Non vi è altri insegnanti. 1819, 596 (4 preti); 1829, 640 (fuochi 114); 1822, 680 (fuochi 126); 1827, 735; 1828, 752; 1829, 767; 1830, 814; 1831, 820; 1832, 850 (fuochi 141); 1833, 857 (fuochi 144); 1834, 857; 1835, 841; 1836, 799 (fuochi 137); 1837, 780; 1838, 805; 1846, 860; 1856, 1086; 1845, 825; 1855, nati 45, morti 12; 1858, 1235 (fuochi 260); 1855, 1085. In tale anno il De Santis cita i seguenti sacerdoti: Francescantonio Jacono; Antonio De Luca; Beniamino Santomauro; Simone Catalano; Francesco Taliercio. In occasione del colera del 1837 i morti furono 17 in più dei nati (41 morti, nati 24 (13).

I dati del censimento, forniti dall’ISTAT ci danno i seguenti elementi: 1861, abit. 1.163; 1971, 2.049; 1.881, 2.001; 1901, 1986; 1911, 1435; 1921, 1302; 1936, 1379; 1951, 1270; 1961, 1068.
Il censimento del 1971 ha dato abitanti 508, con una riduzione della popolazione di 560 unità.

Note

12. Angelo De Santis, Aspetti demografici della Regione Aurunca nella I metà del sec. XIX, 1974, 225-229.
13. Idem, Lo sviluppo demografico del territorio Aurunco tra il 1700 e l’800, 1975, 67.

Bibliografia generale

Alberto Jacometti, ventitène, Milano, 27 e seguenti.
Cfr. altresì Dione Cassio, Storia Romana, libri LI-LVI; Velleio Patercolo, II, 89-123;
Svetonio, Le Parioche, 133.140; la biografia del Principe, i XII Cesari; Livio, lib. XV, XVIII; Giuseppe Flavio, Antichità giudaiache, lib. XVIII; Orazio, Il carme Secolare e altre sue poesie; Ferrero G., Letteratura moderna: Le donne dei Cesari, Milano 1925; Corrado Barbagallo, Storia Universale, Storia Universale, V, II, parte II; L’Impero, Utet, Torino; Pascal, Nerone nella storia anedottica e nella leggenda, Milano, 1923; Dione Cassio, St. Rom., Lib. LXIV-LXVII; Svetonio, Le vite; Plinio il Vecchio, Hist. Natur. E nelle Epistole; Plinio il Giovane, Panegirico a Traiano; Eusebio di Cesarea,
Umberto M. Fasola, Le chiese di Roma illustrate, Marietti, n. 44;
Marta Sordi, Il Cristianesimo a Roma, Enciclopedia Italiana, voce Domitilla.
G. Gaetani, Domus Cajetana, sancasciano Val di pesa, 1927, 16, parlando della famiglia di Docibile II, rileva come di jus pubblicum erano strade, piazze, fiumi, peschiere e proprietà terriere di vario genere, tra cui le isole di Palmarola,Ventotène e probabilmente Ponza.

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[Ventotene e S. Stefano. “Scogli” dal mare di cristallo (2) – Fine]

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