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Perché la scuola deve affrontare il tema dell’omosessualità

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di Teresa Denurra

Riprendiamo una lettera pubblicata sul Venerdì di Repubblica della settimana scorsa (7  febbraio 2014) inviata dalla ‘nostra’ Teresa Denurra alla rubrica “Questioni di Cuore” di Natalia Aspesi.
La Redazione

 

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 Maschere e persone

Perché la scuola deve affrontare il tema dell’omosessualità

In un’appassionata lettera di testimonianza di impegno politico, si parla dell’aumento delle persone che scoprono di poter amare e essere amate solo da persone dello stesso sesso. L’Organizzazione mondiale della sanità sin dal 1990 definisce l’omosessualità una normale variante minoritaria, statisticamente attorno al 5 per cento della sessualità umana: non è una scelta, non è un vizio, non è una moda, non è una malattia.
La maggior parte dei Paesi europei ha nelle scuole percorsi in cui i giovani si confrontano in modo naturale, sin dal primi anni di scuola, con queste tematiche.
Come docenti ci formiamo ad esempio sulla ‘dislessia’, che agli inizi della mia carriera portava a bollare alcuni alunni come svogliati, superficiali, ecc. Allo stesso modo non senza difficoltà, cerchiamo di formarci per comunicare conoscenze corrette in merito alla sessualità.
Conoscenza significa, nel caso dell’omosessualità, svincolarsi da certa cultura che la deride o la considera una degenerazione dei costumi e dell’amore di coppia. Significa dare ai nostri giovani ascolto e informazioni corrette, promuovendo la cultura dell’inclusione che stronchi definitivamente il disorientamento di tutti coloro che soprattutto nell’adolescenza non riescono a riconoscersi nel modello affettivo statisticamente maggioritario e percorrono una strada di disorientamento che talvolta porta a soluzioni estreme quali il suicidio.
Anche questa è una questione di cuore o meglio d’amore. È bella e utile la lettura del saggio “L’epoca delle passioni tristi”, di Benasayag e Schmit.
Teresa Denurra – Sassari

Cuori sommersi

Risposta di Natalia Aspesi.
La ringrazio anche per il suggerimento alla lettura di un libro che non conoscevo e che mi auguro interessi anche molti lettori, soprattutto giovani.
Ho appena visto un bel documentario di Gianni Amelio, Felice chi è diverso (titolo da un verso di Sandro Penna) composto da interviste a uomini ultrasettantenni, che raccontano la loro giovinezza di omosessuali, ai tempi della clandestinità e del disprezzo.
I loro ricordi non sono amari, la loro vita la raccontano come piena: certo c’erano padri che potevano cacciare di casa, madri invece quasi sempre capaci di capire, professori che osavano dire a uno studente adolescente, «un omosessuale o guarisce o si suicida».
La stampa degli anni ’60 sapeva essere feroce, la polizia capace di ammanettare ragazzi scovati al buio: eppure oggi quegli uomini, spesso in coppia da tanti anni, sono sereni, felici di come hanno potuto vivere l’amore e il sesso.
Certo capita ancora di incontrare uomini anche importanti che esprimono il loro rifiuto verso gli omosessuali, gruppi di giovinastri ignoranti che pestano, e anche tra gli adolescenti i ragazzini che paiono diversi possono venire presi giro e insultati ma anche le ragazze bruttine, i grassocci, i troppo timidi.
Ha ragione lei, è una questione di cuore, d’amore, di rispetto e di verità, che la scuola elimini ogni preconcetto anche su questo tema.
Spero che siano tanti gli insegnanti come lei che portando la conoscenza, assicurano la convivenza e l’accettazione.

 

l-epoca-delle-passioni-tristi. Libro


Felice-chi-e-diverso-la-locandina-del-documentario-di-gianni-amelio

Locandina del film -documentario di Gianni Amelio “Felice chi è diverso” (2014), presentato alla 64a Berlinale (Internationale Filmfestspiele, Berlin)

 

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